sabato 8 aprile 2017

I CAN'T STOP SMILING


I can’t stop smiling


Il capo entrò in stanza con una faccia molto abbattuta.
«Ho una brutta notizia da darvi» disse amareggiato.
Edward, il leader del gruppo, prese subito la parola.
«Billy che succede?» chiese preoccupato.
Il capo sospirò togliendosi il cappello.
«Purtroppo hanno annullato il concerto» rispose rattristato.
Gli altri membri sbuffarono e borbottarono tra loro. Edward prese nuovamente la parola per calmare le acque.
«Ragazzi calma per favore. Billy puoi spiegarci meglio che cosa è successo?» chiese nervosamente.
Stava iniziando ad agitarsi.
«Il primario dell’ospedale dice che fareste troppa confusione in ospedale e mi ha chiesto di annullarlo.»
«Farabutto!» esclamò nervosamente Emmet.
Edward lo riprese all’istante e i due finirono a litigare. Fu Jasper a farmi smettere mettendosi in mezzo tra i due. Era tutta colpa della tensione e della rabbia che avevano accumulato in pochi minuti. Nessuno di loro cinque riusciva a credere alle parole appena pronunciate da Billy. Tutti pensavano alla tristezza di quei bambini una volta saputo che il concerto sarebbe stato annullato.
«Jasper ha ragione, stati calmi ragazzi!» aggiunse James.
Edward sospirò e si andò a sedere nel divanetto sotto alla finestra.
«Calmo un corno! Quei bambini ci rimarranno malissimo e penseranno sicuramente che è stata colpa nostra» borbottò Emmet, guardando Jasper dritto negli occhi.
«Dobbiamo fare qualcosa, e anche in fretta» disse Seth.
«Io ho cercato in tutti i modi di farlo ragionare, ma lui non ha voluto darmi ascolto. Mi dispiace davvero ragazzi» aggiunse il capo.
«Non vorrai mica mollare? Billy ti prego ascolta, quei bambini ci tengono molto a vederci e noi non possiamo deluderli; non una settimana prima di Natale» disse Emmet.
«Vado all’ospedale a parlare con il primario. Io non mi arrendo!» esclamò Edward, alzandosi nervosamente dal divano.
Gli altri cercano di fermarlo con ogni mezzo a loro disposizione, ma fu tutto tempo sprecato perché Edward non demorse, e convinto di riuscire a risolvere la situazione si precipitò dal primario; il suo istinto gli diceva che ci sarebbe riuscito. Giunto in ospedale non fu però così tanto semplice come aveva sperato e pensato. Il primario quel pomeriggio era molto impegnato, non aveva tempo per colloqui, o forse il tempo lo aveva ma non voleva dargli ascolto. Edward credeva che il primario volesse sfuggire al problema e che il tempo era solamente una scusa.
Il ragazzo dunque non si perse d’animo e rimase in ospedale certo che da un momento all’altro avrebbe ceduto alla sua richiesta e gli avrebbe quindi concesso cinque minuti del suo tanto prezioso tempo.
«Sei qui! Perché non rispondi al cellulare?» domandò Emmet con il fiatone.
«E dove vuoi che sia andato scusa!? L’avevo detto che sarei venuto in ospedale a parlare con il primario» borbottò Edward.
«Vero, però credevamo che fossi venuto via da un pezzo. Potevi almeno rispondere!» lo rimproverò.
«Sono in ospedale Emmet! E in ospedale non si tengono i telefoni accesi» ribatté Edward.
«Mamma mamma guarda!» esclamò una bambina in sedia a rotelle «Quello è Edward Cullen, il famosissimo Edward Cullen!» forse lo esclamò un po’ troppo forte poiché si girarono tutti i presenti facendolo sentire un pochino in imbarazzo. Edward arrossì e abbassò timidamente lo sguardo.
«Perché faccio sempre questo effetto!?» bisbigliò timidamente Edward a Emmet, il quale si mise subito a ridere.
La mamma insieme alla bambina si avvicinarono ai due, e molto timorosamente, la bambina cercò un contatto con la mano di Edward che subito alzò lo sguardo verso la bambina e le accennò un sorriso. Edward amava molto i bambini, un giorno avrebbe voluto avere una famiglia piena zeppa di bambini e in mente aveva già pensato ai nomi da dargli, sia che fosse femmina, sia che fosse un bel maschietto.
«Ma è vero che a Natale farete un concerto proprio in ospedale?» domandò dolcemente la bambina.
Edward si sentì gelare il cuore. Che cosa le avrebbe potuto rispondere? Che cosa le avrebbe dovuto rispondere? Lui voleva tanto fare quel concerto, ma non era colpa sua se il primario lo aveva rimosso. La bambina, non vedendo risposta da parte sua iniziò a cambiare espressione, gli occhi le stavano per diventare lucidi. Edward invece iniziò a sentire tanta, troppa tensione. Mentirle o dire la verità? Una decisione non proprio facile da prendere. Le accennò un sorriso, questa volta un po’ imbarazzato, e in quel preciso momento arrivò il primario. Una vera e propria manna dal cielo. Edward si sentì un po’ più sollevato, sempre più convinto che non potevano deludere i fans. Si abbassò per poter raggiungere l’altezza della bambina e le prese la mano.
«Certo che si farà il concerto piccola! Vero Emmet?» chiese infine conferma al suo amico, che in tono imbarazzato rispose di sì.
«Hai sentito mamma!? Faranno il concerto! I Cullen faranno il concerto! Che bello!» esclamò la bambina felice, guardando sua madre negli occhi.
Il primario, che finora era stato in silenzio, anche se aveva sentito le parole di Edward e la conferma del suo amico, si voltò verso di loro. Edward si alzò per educazione.
«Salve dottor Swan, come sta? È un vero piacere vederla» disse Edward porgendogli la mano, ma il primario non ricambiò la stretta e rimase moto serio, freddo e distaccato.
Anche la madre e la bambina si girarono verso il primario e lo salutarono educatamente.
«Edward Cullen, è un vero piacere trovarla qui. Come mai da queste parti?» chiese educatamente.
Ma quale piacere!? Fosse stato per Charlie Swan l’avrebbe mandato a quel paese subitamente, ma c’era una bambina ricoverata, tra l’altro minorenne, e insieme a lei c’era sua madre; dunque doveva contenersi. Avrebbe sfogato la sua ira più tardi nel suo ufficio, insieme alla sua segretaria che ascoltava da anni le sue lamentele. Edward, che non era di certo un fesso, aveva capito che il primario stava fingendo, ma poco gli importava perché il suo obiettivo era quello di rendere felici dei bambini.
«Sono venuto a scusarmi personalmente con lei per l’equivoco che c’è stato questa mattina con il mio capo e dirle che i Cullen sono ben lieti di fare qui il concerto di Natale» disse Edward con molta fermezza e al tempo stesso dolcezza.
Il primario aveva il fumo che gli usciva dalle orecchie per quanta rabbia stava accumulando in quei minuti. Edward era riuscito a metterlo in seria difficoltà, e proprio davanti ad una sua paziente sua madre. La sua segretaria quella sera sarebbe sicuramente tornata a casa con un gran mal di testa.
«Se mi permette io vorrei ringraziarla a nome di tutti i parenti dei bimbi ricoverati in ospedale per la sua generosità. Non sa quanto siano felici di poter incontrare e ascoltare dal vivo i Cullen» commentò timidamente la madre della bimba.
Le orecchie del primario fumarono il triplo.
«Signora non serve che mi ringrazi, io lo faccio molto volentieri» rispose imbarazzato il primario.
«Invece lei ha fatto molto» continuò commossa verso Edward «Grazie anche anche a lei e al resto della band. Spero che Dio vi accompagni sempre.»
Edward e Emmet si commossero.
«Non deve ringraziarci. Noi lo facciamo con amore e speriamo che Dio aiuti tutti i bambini ricoverati in questo ospedale a guarire» rispose Edward emozionato. La mamma e Edward si scambiarono un tenero sorriso, lui si abbassò nuovamente all’altezza della bambina e le diede un bacio sulla guancia.
«Ci vediamo sabato piccola!» esclamò dolcemente.
Anche Emmet lo fece.
Tutto sotto gli occhi del primario, il quale non sapeva se sbottare davanti alla bambina ricoverata e a sua madre o mettersi le mani nei capelli. Insomma, non sapeva più come contenere la sua rabbia. Charlie Swan era fatto così: lui e solamente prendeva le decisioni all’interno dell’ospedale e nessuno poteva ribattere o prendere le decisioni al posto suo. Il fatto che Edward e il suo amico avessero infranto questa regola lo aveva infastidito parecchio, questo perché nessuno prima di loro due lo aveva mai fatto. Ma cosa poteva fare? Deludere una bambina? Davanti a sua madre oltretutto!? Era chiaro che doveva ingoiare il rospo e fare quel benedetto concerto. Diciamo anche che il primario Swan non amava molto la confusione, in più era dell’idea che in ospedale bisognava avere un comportamento serio.
«Bene» aggiunse infine il primario.
Edward e Emmet si alzarono.
«Allora è tutto okay per Natale. Ci vediamo alle 20:30 come d’accordo con il mio capo?» chiese conferma Edward.
Il primario schiarì la voce.
«Esatto, alle 20.30» confermò a voce bassa.
«Benissimo! Ci vediamo a Natale allora!» esclamò felice e soddisfatto Edward.
«Che bello! Non vedo l’ora!» esclamò contenta la bambina.
«Ci vediamo a Natale piccola!» esclamò dolcemente Emmet, sorridendole.
«Vi voglio bene ragazzi!» rispose sempre più felice ed emozionata.
«Anche noi ti vogliamo bene. Ehi, ma non ci hai ancora detto come ti chiami!» le ricordò Edward, arricciando il naso.
«Lisa. Io mi chiamo Lisa e ho 10 anni» rispose educatamente la piccola.
Edward tirò fuori una penna dalla tasca del cappotto e un pezzo di carta dal portafoglio. “A Lisa, la bambina più bella e forte del mondo! Con affetto Edward e Emmet!” lo firmò, lo fece firmare anche a Emmet e lo donò alla bambina.
«Per te! Così ci terrai sempre nel tuo cuore» disse Edward dolcemente.
«Grazie di cuore» sussurrò la madre commossa.

Tornati in studio di registrazione, gli altri membri del gruppo iniziarono ad assalirlo di domande: Dov’era finito, perché non aveva risposto al telefono, se se la fosse presa per qualcosa che loro avevano detto o fatto, e quando vennero a sapere da Emmet che cosa era successo in quelle ore iniziarono contemporaneamente a saltargli addosso come dei leoni. Ovviamente in senso affettivo.
«Edward Cullen, tu sei un grande! Ma come diavolo hai fatto a convincere quel farabutto del primario?» domandò Jasper curioso.
Finalmente Edward riuscì a staccarsi e a riprendere fiato.
Edward arrossì.
Si sentiva sempre in imbarazzo quando gli altri membri del gruppo lo mettevano al centro dell’attenzione.
«Ahhh ragazzi, dovevate esserci! Edward è stato grandioso!» esclamò fiero di lui Emmet, iniziando a saltellare.
«Faremo il concerto! Io ancora stendo a crederci. Edward sei strepitoso, ma come diavolo hai fatto?» chiese molto più curioso James.
«Sì dai racconta. Come ci sei riuscito Edward?» chiese Seth.
«Lui ovviamente vuole fare il modesto, ma credetemi, gliene ha dette quattro a quel primario con la puzza sotto al naso» disse Emmet caricando Edward di complimenti.
«Bravo leader, così si fa!» esclamò Jasper.
«Emmet come sempre deve esagerare… veramente è stato il primario a fare tutto. Io gli ho solo chiesto conferma» disse timidamente, arricciando il naso.
I ragazzi tornarono ad abbracciarlo e mancò poco che non lo soffocarono. Edward riuscì a staccarsi per miracolo.
Nel frattempo all’ospedale, non si parlava d’altro che del concerto dei Cullen e Lisa teneva quell’autografo come una reliquia; guai a chi glielo toccava. 
«Uffa ma quando arrivano i Cullen» borbottò un bambino, incrociando le braccia al petto.
«Vedrai che arriveranno. Magari hanno trovato traffico» disse dolcemente un’infermiera per cercare di tranquillizzarlo.
«Edward mi ha promesso che verrà!» esclamò Lisa con molta fermezza.
«Certo che verranno bambini. State tranquilli» disse nuovamente l’infermiera.
«Allora, siete pronti per divertirvi?» esclamarono i Cullen contemporaneamente, aprendo la porta della sala d’aspetto. Tutti i bimbi iniziarono a emozionarsi, Lisa in primis. Edward, Emmet, Jasper, Seth e James erano felici e non vedevano l’ora di cantare per tutti i bimbi presenti. Insieme a loro c’era anche il primario, che non aveva ancora mandato giù la storia e c’era anche il manager, il capo della band, Billy.
«Lo sapevo che sarebbero venuti!» esclamò Lisa felice.
Edward e Emmet si avvicinarono a Lisa e le sorrisero facendola leggermente arrossire.
Si abbassarono alla sua altezza.
«Ciao piccola, visto che siamo venuti?» esclamò Edward felice.
«Siete i migliori ragazzi!»
«Questa è per te Lisa!» esclamò Emmet, alzandosi. Edward fece lo stesso e iniziarono a cantare.
Il concerto fu un vero successo, tanto che alla fine il primario ripensò al modo con cui aveva trattato i due ragazzi, riflettendo e capendo che aveva sbagliato: Prima di tutto vengono i bambini e la loro felicità. Non solo si congratulò con tutti loro, ma l’invitò a fare un secondo concerto per capodanno.
I ragazzi furono molto sopresi della sua richiesta, ma anche molto entusiasti e felici. Tutto ciò che desideravano era rendere felici i bambini e sperare che guarissero dalle loro malattie…




12 commenti:

  1. Molto dolce e ricca di speranza. Paola Pellegrini

    RispondiElimina
  2. Storia veramente dolce e natalizia.
    Brava!!!
    Aleuname.

    RispondiElimina
  3. Storia carina e molto dolce, amo la speranza che traspare dalle righe, finalmente i ragazzi hanno scoperto il loro scopo, grazie a loro quei poveri bimbi potranno avere anche loro un natale felice, brava. UN bacione alla scrittrice Giovanna Sieni

    RispondiElimina
  4. Storia dolce e piena di speranza; a volte la buona volontà delle persone ammorbidisce anche i cuori più duri, e dopo tutti sono più felici. Grazie!

    RispondiElimina
  5. Niente storia d'amore in queste o/s, ma tanto amore per un gruppo di ragazzi che vogliono far felici dei bimbi :)
    Tenerissima idea e teneri i protagonisti compreso il rigido primario.
    -Sparv-

    RispondiElimina
  6. Racconto toccante per la tematica affrontata. Quanti bambini e i loro genitori sono costretti a trascorrere in ospedale le festività? Troppi. E quanti si ricordano che avere la possibilità di dimenticare, anche solo per un poco, le proprie paure e i dolori della malattia può essere una vera e propria medicina? La band che decide di dedicare un po’ del proprio tempo e del proprio talento ai bambini dimostra un grande cuore, la consapevolezza che a volte bastano un poco di fantasia e creatività per rendere il mondo un posto migliore per tutti. Mi spiace un po’ per il povero primario Swan che non riesce a farsi risvegliare dalla magia dell’amore disinteressato verso quelli che ci circondano, ma se uno il cuore non ce l’ha forse non si accorge neppure che non gli batte proprio. Uncle Scrooge che vorrebbe sopprimere lo spirito del Natale e si trova a guardare persone felici senza capire che cosa si provi ad esserlo. Malasorte a lui.

    RispondiElimina
  7. Storia carina e dolce, grazie per averla condivisa con noi.

    RispondiElimina
  8. La speranza in qualcosa di meglio è alla base di questa storia. E la speranza è anche espressione del Natale. Delicata e ricca di sentimenti. Brava...

    RispondiElimina
  9. Storia piacevole e natalizia.
    Grazie.

    JB

    RispondiElimina
  10. Storia dolcissima e piena di buoni sentimenti. Mi piaciuta tanto. Sarebbe bellissimo se gli idoli dei ragazzi e dei bambini si "donassero" allo stesso modo dei tuoi protagonisti anche nella realtà.
    Grazie per la tua storia.

    RispondiElimina