CHE
NATALE E’ SENZA VIN BRŬLE’
“Ho
trovato qualcosa!” l’urlo di Jacob spezza il silenzio e mi fa alzare il viso
dalla sabbia che sto meticolosamente spostando. Lo guardo leggermente
frastornata, strizzando gli occhi infastidita dal sole accecante.
“Qui
c’è qualcosa” urla nuovamente iniziando a saltellare come un bambino e
sbracciandosi per farsi vedere.
Come
risvegliata da un sogno, mi alzo di scatto e inizio a correre incredula.
Sono
mesi che stiamo scavando in questo sito e le speranze di trovare ancora
qualcosa, oltre i vasi che hanno dato il via a questa ricerca, iniziavano a
svanire.
Fatico
ad aprirmi un varco tra la persone che si sono affollate intorno al mio
collega.
Gli
occhi mi si illuminano, mentre il sorriso si allarga sul mio volto, nel vedere
delle pietre semi dissotterrate che promettono l’inizio di un muro.
“Forse
sono le famose stanze segrete di Tutankhamon” bisbiglia qualcuno alle mie
spalle.
“Non
so ancora cosa sia, ma sicuramente è l’inizio della scoperta del secolo” risponde
spavaldo Jacob chinandosi per continuare a scavare. “Mollate tutto quello che
stavate facendo e spostate le vostre ricerche qui” ordina disseppellendo con
frenesia altre pietre allineate.
E
tutti, con ritrovata foga, iniziano a scavare seguendo le indicazioni del mio
collega. Ci dividiamo in gruppi, segniamo le unità stratigrafiche e
ricominciamo a lavorare.
Il
sole è cocente e gli occhi fan male per il riverbero del sole sulla sabbia
dorata, ma l’emozione dello scoprire sempre più parti del muro, fa dimenticare
ogni sofferenza e ci dona maggiore energia.
Il
capo della spedizione, Jasper, ci avvisa, insieme al sole che tramonta, che la
giornata è finita e che abbiamo circa venti minuti per rinterrare il tutto e
preparaci prima che arrivi l’autista con la vettura che ci porterà in albergo.
Ci
alziamo tutti lentamente, riluttanti di dover lasciare il sito sapendo che, dato
che è fine settimana, per almeno due giorni non potremo tornare. Alcuni di noi
propongono di piazzare dei faretti per poter continuare a scavare, almeno fino
a quando non capiremo se si tratta di una sezione di muro caduto o il perimetro
di una tomba, ma Jasper è irremovibile, essendo ben consapevole dei pericoli
del deserto di notte. “L’attesa renderà la scoperta ancora più eccitante” risponde
indicandoci la via per il magazzino dove dobbiamo sistemare gli attrezzi.
“Wow!
Quando stavo per mollare tutto… ho lanciato lo scalpello sul terreno e… deng…
ha battuto contro quella pietra” esclama Jacob sistemando gli attrezzi.
“Un
bel colpo di fortuna!” rispondo dandogli una gomitata amichevole nel fianco.
“Già!
Un bellissimo regalo di Natale!”
“Un
po’ in anticipo, visto che la vigilia è stasera” gli risponde Edward, entrando
nel magazzino con le mani piene di attrezzi.
“Oggi
è…” penso guardando il calendario sul cellulare. “Cavolo! Oggi è il 24
dicembre! Tra la sabbia ed il sole non mi ero accorta di essere in pieno
periodo natalizio.”
“E’
difficile pensare al Natale con questo clima” ribatte Edward facendo un cenno
col capo verso l’esterno della porta.
“Non
ho fatto i regali di Natale! Nemmeno mandato gli auguri!” piagnucolo pensando a
quante cose ho dimenticato.
“Beh!
Il lato positivo è che sei lontana chilometri da tutti e qui nessuno si aspetta
nulla! Quindi tranquilla, quando tornerai a casa porterai i regali… hai ancora
qualche mese di tempo per organizzarti” scherza Rosalie finendo di cambiarsi.
“Non
credo che Alice sia d’accordo” ci fa notare Emmett facendomi ripiombare il
morale sotto i piedi.
“Oh!
Tranquilli… mi basta un pensiero… io ai vostri regali ho già pensato, e sono
proprio solo dei piccoli pensierini!” si intromette Alice con il sorriso da
bambina.
“Siamo
in mezzo al deserto, Alice!” esclama Emmett esasperato “Come hai fatto a
trovare dei regali?”
“Non
è obbligatorio vivere nella civiltà per trovare dei pensieri ai compagni di
avventure!” gli risponde facendogli l’occhiolino.
Emmett
scuote la testa e con un sonoro sbuffo esce dalla magazzino seguito da Rose.
“E
poi… in hotel c’è un piccolo shop… oltre un favoloso ristorante e una discoteca!”
continua Alice alzando la voce sulla parola ristorante ed ottenendo come
risposta Emmett che fa di nuovo capolino nella magazzino con gli occhi che
luccicano per la gioia.
“Prepara
tantissime leccornie!” rincara la dose facendogli l’occhiolino e poi ci guarda
uno ad uno come se fossimo degli alieni “Ma possibile che, pur vivendo qui da mesi,
non vi siate accorti di cosa offre l’hotel dove alloggiamo?”
“Io
ho solo visto la doccia ed il letto” ammette Edward infilandosi la camicia
pulita.
“Anch’io”
rispondiamo tutti in coro facendo spalancare la bocca alla povera Alice per la
sorpresa.
“E
dove avete mangiato in questi giorni?”
“Servizio
in camera” risponde Jacob stringendosi nelle spalle e tutti noi annuiamo.
“Oh!
Siete impossibili! Ma tranquilli, c’è Alice Brandon e da oggi le cose
cambieranno!” esclama prima di uscire a passo di carica dal magazzino. Tutti
guardiamo il punto in cui è svanita con gli occhi sgranati. Conosciamo troppo
bene la nostra collega per non temere le sue idee!
***
“Sei
bellissima” afferma Alice entrando nella stanza ed ammirando il vestito che mi
ha obbligata a indossare. “E’ perfetto con la moda locale! E riprende lo
spirito natalizio!” esclama sistemandomi la chiusura sulla spalla e stirandomi
qualche piega sul fianco. “Dai andiamo, gli altri ci stanno aspettando!” e mi prende
la mano trascinandomi nel corridoio.
Rimango
estasiata nel vedere per la prima volta il ristorante dell’hotel, è favoloso,
tipico ed elegante, oltre che immenso. E’ gremito di persone, ma la mia
attenzione viene subito attirata da Edward che sorride appoggiato ad un muretto
tenendo in mano un bicchiere ormai vuoto. E’ vestito con i jeans chiari e la camicia
con i primi due bottoni aperti, i capelli scompigliati ad hoc ed il sorriso
sghembo che gli illumina il viso… Scuote la
testa mentre Jacob si pavoneggia e mima qualcosa che fa scoppiare a ridere
anche Jasper, sicuramente sta raccontando della sua scoperta.
Edward
mi nota e, facendo l’occhiolino, mi invita con un cenno del capo ad avvicinarmi
a loro. Alice corre tra le braccia del suo amato Jasper ed io mi guardo intorno
cercando di stemperare l’imbarazzo, che però aumenta appena vedo Emmett che
tuba al tavolo con Rosalie.
Siamo
una squadra di archeologi, inviati per conto del signor Volturi a far luce su
alcuni ritrovamenti, avvenuti alcuni mesi fa, nel sito che stiamo studiando.
Siamo una squadra ben assortita e molto particolare. Siamo in sette e Alice è
l’unica che conoscevo prima di questa avventura. Io e lei ci conosciamo
dall’università, era la mia compagna di stanza, ed è grazie a lei che sono
riuscita a far parte di questa spedizione dato che è la fidanzata di Jasper, il
capo. E’ la fotografa del gruppo e collabora a stretto contatto con Rosalie che
registra ogni singolo ritrovamento. Emmett è addetto al controllo dei trasporti
dei manufatti, mentre io e Jacob siamo quelli
sul campo. Adoriamo entrambi scavare e ritrovare tesori sotterrati dal
tempo. Da alcune settimane si è unito a noi Edward Cullen, un insegnante di
storia antica di Oxford.
E’
un uomo affascinante, colto e dai modi eleganti.
“Tutto
bene?” mi sussurra all’orecchio Alice spingendomi leggermente in avanti facendomi
avvicinare ai ragazzi. Annuisco con il capo e accetto il bicchiere che Jacob mi
offre.
“Un
brindisi al Natale che quest’anno è arrivato prima” esclama facendo tintinnare
i bicchieri.
“Ed
alla speranza che siano veramente le stanze segrete di Tutankhamon” gli fa eco
Emmett facendo incrociare a tutti le dita.
Mi
piacciono i miei colleghi, ognuno di loro ha la propria personalità e non potremmo
essere più diversi l’uno dall’altro, ma la nostra passione comune per la storia
e le ricerche, ci rende un gruppo affiatato e le nostre differenze sono uno stimolo
a migliorarci.
Dopo
aver sorseggiato l’aperitivo ci sediamo al tavolo che è preparato con i
classici colori del Natale, sicuramente un’idea di Alice.
“E’
la vigilia di Natale!” si difende la mia amica notando il mio sguardo. “Almeno
le decorazioni non possono mancare!”
“Ma
Alice!” la chiama sconvolto Jacob “Ti sei dimenticata il camino con le calze!”
e si porta una mano alla bocca con fare teatrale.
“E
senza il camino… come fa Babbo Natale a portarti i doni?” gli dà man forte
Emmett.
“Prendetemi
pure in giro!” si difende a testa alta la mia amica “Ma non mi rovinerete la
cena della vigilia e… per le calze… ho già pensato ad una soluzione!” ci
strizza l’occhio svanendo sotto il tavolo e riapparendo con due borse enormi
“Ma non potrete aprirli fino a domani!” esclama, riponendole sotto il tavolo
con fare da mamma che ha appena messo in castigo i propri figli.
Edward
sorride scuotendo il capo, mentre Emmett e Jacob rimangono a bocca aperta
implorandola con occhi da cucciolo di poter vedere i regali.
La
cena passa serena e rimango piacevolmente colpita dall’impegno che ci ha messo
Alice nell’organizzare tutto. I piatti tipici del cenone, gli addobbi… mancano
solo le canzoni natalizie e potrei dimenticare di essere nel deserto.
Finita
la cena ci spostiamo sul terrazzo per ammirare la volta celeste e chiacchierare
in attesa della mezzanotte.
“E
quindi… senza gli addobbi, secondo te, non è Natale!” riprende il discorso
Jasper abbracciando la sua amata.
“Ma
che Natale è senza addobbi e luci natalizie… adoro il Natale perché è tutto scintillante!”
risponde sognante guardando le stelle che risplendono sopra di noi.
“Per
me il Natale è il lettone stracolmo di regali il mattino del 25. Io e mia
sorella ci svegliavamo all’alba e ci divertivamo a riempire il lettone di mamma
e papà con tutti i regali che Babbo Natale aveva portato nella notte.
Sotterravo mio padre sotto montagne di pacchetti colorati e ridevo come un
pazzo nel vederlo uscire ancora mezzo addormentato mentre guardava stupito tutti
quei doni esclamando: “Quest’anno ho proprio fatto il bravo se Babbo Natale mi
ha portato tutti questi doni!” ed ovviamente io e mia sorella ci affrettavamo a
riprendere i nostri regali… Ma la parte più bella era vedere la camera invasa
dalla carta colorata e dai fiocchetti, nemmeno un centimetro si salvava dalla
lotta a chi apriva prima tutti i regali!” racconta Jasper scoppiando a ridere
al ricordo.
“Per
me invece il Natale è l’odore del muschio” si intromette Emmett, annusando
l’aria “pochi giorni prima dell’otto dicembre io, mio padre e mio zio, andavamo
per i boschi alla ricerca del muschio da mettere nel presepe.” rabbrividisce al
ricordo e si stringe nelle spalle “Che freddo faceva la mattina presto!” si
allarga in un sorriso “Ma chi trovava il pezzo di muschio più grande poteva
decidere come costruire il presepe” scoppia a ridere in una fragorosa risata
“L’anno in cui ho vinto io, ho voluto farlo con i miei giocattoli… mamma non ne
è stata molto entusiasta… soprattutto perché San Giuseppe era Superman e la
Madonna era Wonder-woman” e scoppia nuovamente a ridere seguito da tutti noi.
“E
Gesù bambino?” chiede Jacob tra i singhiozzi.
“Batman!”
risponde come se fosse ovvio, aumentando le nostre risate.
“Per
me invece il Natale è guardare un cartone animato della Disney” continua
Rosalie sedendosi sulle gambe di Emmett e accarezzandogli i capelli.
“Possibilmente l’ultimo uscito” specifica.
“Un
cartone animato?” le chiede incredulo Emmett trattenendosi dal ridere.
“Sì.
La scelta di andare al cinema è sempre stato un problema. Io e mia madre
adoriamo il grande schermo, mentre mio padre e mia sorella no. Mio padre non
poteva fumare e mia sorella non poteva coricarsi… così, fin da quando ero
piccola, andiamo al cinema solo il giorno di Natale e, dato che ogni volta la
scelta del film era motivo di lite, mia madre ha deciso di risolverla una volta
per tutte andando a vedere sempre e solo il nuovo cartone animato della
Disney!” spiega fiera e annuendo “Per me il Natale è rappresentato da quel momento.
Mi piaceva… e ancora oggi, mi preparo i popcorn e mi siedo sul divano a
guardare un cartone della Disney. Se sono vicino a casa lo guardo insieme ai
miei familiari, se sono lontana, lo guardo per sentirli vicini…”
“Ma
guardi i cartoni classici o anche quelli nuovi?” le chiede Alice.
“Soprattutto
quelli nuovi. Il mio preferito è…”
“FROZEN!”
urla Alice alzandosi di scatto ed iniziando a ballare canticchiando All’alba sorgerò. Rosalie la canta
insieme a lei e tutti noi rimaniamo ad ascoltarle. Hanno una voce deliziosa, e
anche se non conosco il cartone, la canzone è bellissima.
“Per
me il Natale è Olaf!” esclama Jacob appena le ragazze finiscono la canzone e
tutti noi sgraniamo gli occhi “Volevo dire…” si corregge scuotendo la testa
“Per me il Natale è il pupazzo di neve.” Prende un po’ di sabbia dal parapetto e
la fa scivolare tra le dita guardandola con tristezza. “Nella riserva in cui
vivo la neve è quasi perenne … come la nebbia… e fare i pupazzi di neve rendeva
tutto meno triste”
“I
pellerossa fanno i pupazzi di neve?” gli chiede Jasper stupito.
“Sì…
o almeno, io e i miei amici lo abbiamo sempre fatto” ammette imbarazzato e poi,
guardandoci, sorride e inizia a raccontare “Il primo pupazzo di neve lo ha ideato
Seth, un ragazzino della riserva, perché voleva far credere a sua madre che fosse
nel giardino anziché con noi grandi alla spiaggia”
“E
sua madre ci è cascata?” gli chiede Emmett.
“No!”
risponde prontamente scoppiando a ridere “Lo ha beccato mentre lo stava facendo!
Ma da quel Natale tutti i ragazzi della riserva hanno fatto il loro pupazzo di
neve.”
“Gli
uomini senza cervello…” mormora Edward beccandosi un’occhiataccia da parte di
tutti “Non parlo di Jacob ed i suoi amici” si difende alzando le mani e
sorridendo con il suo sorriso speciale “Ma il suo racconto mi ha fatto tornare
in mente un episodio della Lituania… dove il popolo ha costruito 141 pupazzi di
neve davanti al parlamento come protesta”
“Il
solito secchione” mormora Alice dandogli uno scappellotto.
“Effettivamente
anche i nostri anziani li chiamano con un nome che tradotto è uomini senza cervello” interviene Jacob
in difesa di Edward. “Ma pensavo si riferissero a Seth!” e scoppia a ridere
riportando l’euforia.
“E
invece tu, Cullen? Cosa è per te il Natale?” chiede Emmett.
Edward
ci pensa un attimo. Si passa la mano nei capelli, un vezzo che ha quando pensa
e, dopo altri secondi, si allarga in un sorriso “Per me il Natale sono le
canzoni natalizie!”
“I
jingle?” gli chiede stupita Alice.
“Anche,
ma soprattutto le canzoni di Natale.” Ed inizia a canticchiare un motivetto che
non conosco ma che sa molto di Natale. “Mia madre ne inventava sempre uno nuovo
per le feste” e ricomincia a canticchiare a bocca chiusa.
“E’
una delle sue canzoni?” gli chiedo avvicinandomi per ascoltarla meglio.
“Sì”
continua a canticchiarla “E’ quella che secondo me rappresenta di più il Natale…
o almeno, quella che per molti anni ho quasi odiato, ma che, appena ho imparato
a suonare, è diventata il simbolo di Natale in casa Cullen” e continua a
canticchiarla ad occhi chiusi.
“Tu
suoni?” gli chiede Jacob.
“Sì,
il pianoforte!” risponde riaprendo gli occhi e sorridendo in imbarazzo “Se sei
un Cullen non puoi non suonare il pianoforte, è la tradizione! E se sei il più
piccolo devi esibirti il giorno di Natale di fronte a tutta la famiglia”
“E
quest’anno te la sei scampata!” gli dà una gomitata amichevole Emmett
facendogli l’occhiolino.
“Chi
ti dice che sono ancora il più piccolo?” gli chiede quasi offeso. Emmett sta
per replicare quando Edward scoppia a ridere “Sono ancora il più piccolo!”
ammette continuando a ridere “E, anche se non lo credevo possibile, mi dispiace
non esibirmi questo Natale”
“Tranquillo!
Nel salone ho visto un piano a coda… potrai esibirti per noi!” esclama felice
Alice.
“Ed
invece tu?” mi chiede Edward senza darle ascolto.
“Io?”
chiedo indicandomi e cercando qualcuno che non abbia ancora raccontato il suo Natale.
Tutti
annuiscono ed io cerco nei miei ricordi…
“E’
difficile pensare al Natale in un ambiente così” rispondo indicando la distesa
di sabbia sotto di noi “Con questo clima secco e che profuma di polvere”
continuo inspirando e un ricordo, un profumo, mi dà la risposta…
“Anche
se forse…” continuo non sicura dato che non ci credo nemmeno io “forse per me
il Natale è: il Natale in Contrada” rispondo continuando a sentire quel profumo
particolare che può esistere solo nella mia mente. Tutti mi guardano senza
capire e, dopo essermi messa comoda, mi spiego meglio.
“Nel
paese in cui sono nata, c’è una tradizione che affonda le sue radici lontano,
nei riti che celebravano, con il solstizio d’inverno, la vittoria della luce
sulle tenebre, la rivincita del sole sul buio invernale, la ripresa della vita
e dei lavori. Infatti una parte del paese ritorna, come per magia, ai tempi dei
nostri nonni e, camminando per quelle vie illuminate solo da lanterne si
possono riscoprire mestieri ormai dimenticati ed assaporare le prelibatezze
della nostra tradizione” inspiro ripensando al profumo di salsiccia, di polenta,
di caldarroste… mentre ad occhi chiusi rivedo la luce fioca e tremolante delle
lanterne che illuminano i lavoratori. Quel particolare profumo che mi ha fatto
ripensare al Natale in Contrada torna a solleticarmi l’olfatto ed apro gli
occhi per tornare al presente, lontano da ciò che inaspettatamente mi ricorda
il Natale.
“Deve
essere particolare” mormora Alice sognante ed io annuisco.
“Quindi
per te, il Natale è vedere gente lavorare” esclama ironico Emmett.
“No!”
rispondo prontamente. “E’… E’ la magia che si respira” scuoto il capo e sorrido
“Se mi sentisse mia madre!”
“Perché?”
chiede curiosa Rose.
“Non
ci volevo mai andare quando ero in paese. La sera di Natale è gelida e non
importava quanto ti coprissi o quanto tenessi in mano il piatto fumante della polenta,
il gelo si insinuava fino nelle ossa”
“E
allora perché hai detto che il Natale è quel posto tanto magico quanto gelido?”
mi chiede Edward avvicinandosi e guardandomi negli occhi come se volesse
leggere la risposta.
“Perché
è il Natale del mio paese. Perché mio padre ha partecipato come figurante, ed
anche mia madre. Mio padre faceva il bracciante mentre mia madre recitava
insieme ad una compagnia locale che mette in scena novelle natalizie. Perché è
la sera in cui si fanno i fuochi d’artificio…”
“Solo
per quello?” mi chiede come se avesse capito che sto nascondendo qualcosa.
“Che
Natale è senza vin brûlé?” mormoro ripensando a quante volte io ed i miei amici
l’abbiamo detto mentre brindavamo illuminati dai fuochi d’artificio di
mezzanotte.
“Vin
brûlé?” mi chiede Edward avvicinandosi maggiormente e
guardandomi come se parlassi una lingua sconosciuta.
“Un
vino speziato!” esclama Emmett scoppiando a ridere “La bacchettona Bella che unisce
alla parola Natale un vino!” continua a ridere asciugandosi le lacrime.
Guardo
Edward annuendo imbarazzata.
“Era
l’unico modo per scaldarsi veramente” provo a giustificarmi.
“E
come è questo vin brûlé?”
“E’
un vino caldo, speziato, con dei pezzi di frutta… è buono e scalda anima e
corpo” rispondo rendendomi conto di poter passare per un’aspirante alcolizzata,
ma non importa, non voglio mentire e so di non esserlo.
“Quindi
per te il Natale è il vin brûlé”
“E’
il Natale in Contrada” lo correggo cercando di salvare il minimo di dignità.
Lui annuisce sorridendomi e con nonchalance cambia discorso parlando dei suoi
jingle e del pianoforte che vorrebbe suonare.
La
mezzanotte ci trova ancora seduti sulla terrazza a chiacchierare ricordando i
Natali passati, senza più toccare il discorso vin brûlé…
***
Il
leggero bussare alla porta mi risveglia. Guardo l’ora, è prestissimo ed è il
giorno di Natale. Mi stropiccio gli occhi e mi ricopro certa di aver sognato,
ma bussano nuovamente. Sbuffando mi alzo e mi dirigo a occhi semi chiusi ad
aprire allo scocciatore o scocciatrice.
“Cosa…”
farfuglio frastornata mentre Alice mi trascina verso il letto.
“Shht!
Non dobbiamo svegliarli” sussurra indicandomi le porta oltre il quale i miei
fortunati colleghi ancora dormono.
Mi
fa sedere sul letto, ma appena faccio cenno di ricoricarmi, mi fa sedere su una
scomoda sedia.
“Ci
ho riflettuto tutta la notte” inizia camminando avanti ed indietro per la
stanza “Io ho avuto il mio Natale. Ho avuto la mia cena con addobbi e
luccichii… mi piacerebbe che anche gli altri lo avessero” borbotta continuando
a camminare strofinandosi il mento.
“Per
Rose non è difficile, ho già chiesto alla reception e hanno tantissimi DVD
della Disney, compreso Frozen. Per quanto riguarda Jasper, ho tutti i regali
che vi ho fatto, che aggiunti a quelli vostri dovrebbero essere abbastanza da
riempire il lettone. Per il presepe alternativo con profumo di muschio di
Emmett, beh… con un po’ di fantasia possiamo realizzare il suo Natale… ho una
boccetta di profumo che si avvicina molto al muschio e possiamo utilizzare dei
souvenir che avevo preso allo shop. Per il pupazzo di neve…” guarda fuori dalla
finestra e sbuffa delusa “Credo che Jacob dovrà accontentarsi di un pupazzo di
lenzuola! Per Edward, credo che sia perfetto il piano a coda che c’è nel salone
e potrà suonarlo a pranzo per noi, la sua nuova famiglia… adesso dobbiamo solo
organizzarci per riuscire a fare il tutto prima che si sveglino.”
“E
il mio Natale?” chiedo delusa di essere stata dimenticata.
Volta
il viso di scatto verso di me fermandosi a guardarmi con occhi sbarrati.
“Come
faccio a trovare persone che si travestono da contadini e fanno mestieri
dimenticati?” mi chiede esasperata alzando le braccia al cielo, ed io chino il
capo capendo la difficoltà.
“Ok.
Dimmi cosa devo fare” esclamo cambiando argomento e concentrandomi per aiutare
Alice a realizzare i suoi progetti.
Grazie
all’organizzazione del ciclone Alice, dopo un’oretta, la mia camera è addobbata
per regalare il Natale ad ogni amico-collega.
“Vado
a chiamare gli altri… tu aspettami qui”
E
dopo pochi minuti un’Alice saltellante entra in camera seguita da quattro
zombie.
Jasper
si lancia sul letto ed Alice mi sorride facendomi l’occhiolino, mentre Emmett
viene spinto poco delicatamente verso il divano che già ospita un Jacob mezzo
addormentato. Rose è l’unica che si accorge di ciò che la circonda e, con la
mano sulla bocca per la sorpresa, si avvicina al televisore, sul quale c’è il
menù del DVD di Frozen.
“BUON
NATALE!” urla Alice saltellando.
“Ma…
Ma…” balbetta Rose guardandosi intorno.
Emmett
inizia ad annusare l’aria e sorride nel riconoscere il profumo di muschio,
mentre Alice mi sprona a seppellire Jasper con tutti i regali. Jacob apre gli
occhi incuriosito dalle risate degli altri e nota finalmente il buffo quanto
inguardabile pupazzo di lenzuola “Ciao omino senza cervello!” lo saluta prima
di abbracciarlo.
“E
Edward?” chiedo guardando verso la porta.
“Era
già uscito per una commissione, ma arriva” mi rassicura Alice passandomi un pacchetto
colorato che riporta il mio nome.
“Non
lo aspettiamo?” le chiedo guardando i bambini
cresciuti che mi guardano con occhi da cuccioli mentre smettono per un
momento di strappare la carta dei loro regali.
“Sono
qui!” annuncia Edward entrando con il suo passo deciso nella stanza e facendo il
suo solito sorriso sghembo.
Gli
passo il pacchetto che riporta il suo nome e mi sposto per fargli spazio.
Come
bambini ci avventiamo sui regali e ci divertiamo come matti mentre il letto ed
il pavimento si riempiono di carta colorata, nastri e fiocchi.
Jacob
sposta il suo “nuovo amico senza cervello” vicino al letto e tutti insieme ci mettiamo
comodi per guardare Frozen.
Sarà
il poco spazio, sarà l’atmosfera, ma mi faccio coraggio e appoggio il capo
sulla spalla di Edward che mi avvolge con il braccio stringendomi a lui. Ci
emozioniamo guardando la storia di Elsa e i buffi personaggi che la circondano.
Soprannominiamo il nuovo amico di Jacob Olaf e trascorriamo la mattina di Natale
in allegria, in attesa che arrivi il momento del pranzo e del momento del Natale
di Edward.
***
Il Natale è passato. Ho chiamato a casa e
fatto gli auguri a tutti i miei cari. Alice è riuscita a portare la magia del Natale
anche qui in mezzo al deserto ed ho passato una giornata stupenda insieme a
persone fantastiche; un Natale veramente unico.
Mi
corico rivivendo tutte le risate e le emozioni della giornata, quando bussano
alla porta.
“Chi
è?” chiedo alzandomi.
“Io”
mi risponde Edward dopo alcuni secondi ed il mio cuore perde un battito.
Mi
guardo intorno ripetendomi che non mi devo illudere, che sicuramente è venuto
solo perché ha dimenticato qualcosa nel pomeriggio. Apro la porta mentre cerco
ancora con lo sguardo il motivo per cui è fuori dalla mia camera.
“Vieni”
mi invita sorridendo ed allungando una mano che prendo con titubanza. “Fidati
di me… è Natale anche per te…” esclama con voce sensuale trascinandomi verso la
terrazza in fondo al corridoio.
Rimango
senza fiato nel vedere le candele che, disposte con cura, illuminano,
rendendolo magico, il terrazzo. Un divanetto a due posti con un tavolino posto
di fronte a lui è l’unico arredamento.
“Ho
provato a corrompere il personale per ricreare l’atmosfera del tuo Natale in Contrada”
fa una smorfia guardando verso le candele “ma sono solo riuscito ad ottenere
delle candele, nessun bracciante che ricrei i vecchi mestieri” sorride
posandomi una mano alla base della schiena e invitandomi a sedere sul
divanetto.
“E’
bellissimo” esclamo guardando il panorama rischiarato dalla luna e dalle
stelle.
“Con
un po’ di impegno… e sperando di avvicinarmi almeno un po’…” continua prendendo
qualcosa nascosto dietro al tavolino “sono riuscito ad ottenere anche questo.”
E mi passa un bicchiere fumante all’aroma di cannella “Non ci sono i frutti che
si usano nel tuo Paese, ma alcuni frutti locali
simili per gusto e compattezza” ammette.
Chiudo
gli occhi e annuso il vino caldo e, anche se leggermente più dolce, mi fa
tornare al mio paese, alle sere di Natale in quella via fredda, ma gremita di
gente che lavora, passeggia, canta…
Lo
scoppio di un fuoco d’artificio mi fa riaprire gli occhi. Il cielo è illuminato
a giorno con un colore verde, seguito da uno blu e poi da uno rosso.
“Che
Natale è senza vin brûlé?” brinda Edward facendo tintinnare insieme i bicchieri
mentre l’orologio suona la mezzanotte e i fuochi d’artificio illuminano il mio Natale
africano.
FINE

questa è la prima storia che leggo e direi che si comincia alla grande!!! Mi piace come hai approfondito tutti i personaggi e di come hai dato una svolta romantica alla fine. Hai proprio centrato il genere che mi piace, brava!!!
RispondiEliminaAleuname.
Molto carina e originale.Brava!Paola Pellegrini
RispondiEliminaStoria molto bella e carina e scorrevole. Un bacione alla scrittrice. Sieni Giovanna
RispondiEliminaNatale in Egitto... ci stà. E mi piace l'idea di spezzare il natale in pensieri dei singoli personaggi... Brava!
RispondiEliminaMolto originale l'idea di ricreare altrove il Natale di ognuno con un elemento, un ricordo, un singolo dettaglio. Alice è davvero l'amica ideale! E a te, grazie per questo "Natale egiziano"!
RispondiEliminaMi piace moltissimo è un storia di Natale molto originale e già dall'inizio si distingue sia per la location che per i personaggi.
RispondiEliminaLa cosa più Bella è stata quella di essere riusciti a ricreare il natale anche quando le circostanze non sono proprio favorevoli ( anche perché vedere la neve in Egitto significa che siamo vicino alla fine del mondo ahaha).
Bravissima :)
3 punti. Paola Pellegrini.
RispondiEliminaHo amato questo Natale dove al posto della neve c'è la sabbia dorata dell'Egitto. Il Natale è amore, l'amore è anche amicizia e tu l'hai descritta benissimo.
RispondiElimina2 punti
3 punti
RispondiEliminaMolto bella, scorrevole e romantica. Qui tutti i personaggi sono protagonisti e sono tutti carini! Un bel Natale (a Pasqua) davvero! Brava!
RispondiElimina-Sparv-
Un Natale decisamente fuori dalle righe, ma che comunque si svolge nell'atmosfera che caratterizza questa festa piena d'amore. Alice ha trasformato un giorno quasi anonimo dato il posto in cui si trovano a lavorare, in una giornata degna del più bel Natale in famiglia...
RispondiEliminaSei stata bravissima e originale. Grazie...
Molto carina 😍
RispondiEliminaConfesso che sono una sostenitrice del vin brulè. In baita, su uno sgabello di legno, seduta davanti a uno scoppiettante camino di legna (adesso tra l’altro ci sono quelli col vetro davanti per il riciclo dell’aria calda che evitano le malifiche scintille che zampillano a pioggia sforacchiando i tessuti), è fantastico scaldarsi le mani che non sentivi nemmeno più. Unico neo: praticamente sempre commetto l’errore di inalare i vapori che promanano dal bicchiere e inizio a tossire indecorosamente, cercando di evitare l’inelegante sputacchio. E a questo punto penso al povero Edward, novello Indiana Jones, che, pur di far colpo sull’avvenente tombarola, in pieno deserto si procura un vin brulè bollente da sorseggiare fronteggiando le dune. Sapete tutte, vero, che la scena descritta avrà un tristissimo epilogo: i camerieri, pensando ad un grave caso di insolazione, hanno sì fornito l’alcolica e speziata bevanda, ma subito dopo hanno contattato l’ospedale più vicino chiedendo l’intervento urgente della guardia medica. I due archeologi/piccioncini saranno portati, a sirene spiegate, verso il nosocomio, con solerti infermieri che premono compresse di garza imbevute nell’acqua ghiacciata sulle loro fronti. Fronti: che magari un infermiere (sempre solerte), vedendo un rigonfiamento sospetto nella zona pelvica e pensando alla puntura di qualche aracnide pericolosissimo, rovescia direttamente sul malcapitato studioso il contenuto di un secchiello per il ghiaccio. Va bene. Mi è bastato pensare ai fumi per rivivere l’effetto ubriacatura. Mi taccio. Nota a margine: trovo tenerissima Alice che cerca di ricreare per ognuno dei presenti un pezzetto di casa, il calore che nasce dai ricordi rassicuranti della nostra giovinezza.
RispondiEliminaMi è piaciuto davvero molto questo Natale nel deserto! Diversa dal solito l'ambientazione, molto originale e divertente la storia , mi mancavano gli archeologi. Adorabile Alice che cerca di regalare il Natale perfetto a tutti e riesce a ricreare l'atmosfera giusta perfino nel deserto. E meno male che a Bella ci pensa Edward!
RispondiEliminaLa storia è scritta bene, è scorrevole e si legge volentieri!
Bravissima e grazie per aver condiviso questa storia con noi!
2 PUNTI
EliminaBeh Alice è sempre Alice... anche nel sabbioso deserto è riuscita a regalare un fantastico Natale ad ognuno dei suoi amici/colleghi.
RispondiEliminaE che dire di Edward che per far colpo sulla sua Bella è riuscito a portarle un simil vin brûlé?!? Accompagnato da fuochi d'artificio...wow...
Complimenti e grazie.
JB
Oddio già il titolo è qualcosa di originale e simpatico...il Natale nel deserto poi proprio un tocco particolare. Complimenti x l'idea!!!
RispondiEliminaBella e originale. Mi è piaciuto che non fosse incentrato unicamente su Bella e Edward ma che tutti fossero a loro modo protagonisti.
RispondiEliminaAlice è riuscita a regalare una giornata speciale a tutti.. o quasi. Alla fine la magia di Edward ha colpito anche qui.
Grazie per la tua storia.
2 punti
RispondiElimina2 punti
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