La
missione
“Goool”
“Ecco
lo sapevo la solita fortuna sfacciata! Hai un culo stratosferico! Ero
sicuro di averla parata, maledizione! Secondo me il gioco non
funziona!”
Emmett
scoppiò a ridere. Finiva sempre così, Edward non riusciva a
perdere, non con la Playstation comunque e non a calcio.
“Dai
non prendertela. Se vuoi ti do la rivincita a partita finita” lo
consolò dandogli una pacca fraterna sulla spalla.
“Non
cantare vittoria troppo presto. Sono solo sotto di tre reti” lo
rimbeccò sorridendo sornione.
“Non
ti arrendi, vero?”
“Cazzo,
certo che no!” rispose lui beccandosi un pugno nella coscia.
“Zitto.
Parla bene. Lui si sta avvicinando” mormorò Emmett
guardandosi intorno circospetto. Ma gli altri sembravano non essersi
accorti di nulla.
Edward
sbuffò. Era abituato alle ramanzine, che tanto sapeva sarebbero
rimaste tali. Ormai era al sicuro. Il suo posto era stato
conquistato. Nessuno lo avrebbe cacciato da lì.
Il
passato ormai dimenticato.
Era
il momento della gioia, o almeno così gli avevano insegnato da
bambino al catechismo.
“Edwarddddd.
Dove sei?” la voce di San Pietro fece sussultare le anime che
vagavano beate per il paradiso, passeggiando, chiacchierando o
prendendo un the sedute su una soffice nuvoletta rigorosamente
bianca.
Edward
si fece piccino piccino. Si ok. Non potevano cacciarlo da lì, ormai
che era stato ammesso in Paradiso, ma... Bhe quando si arrabbiava
San Pietro faceva una certa impressione con l'aureola che gli
scivolava a tappargli un occhio. Edward si era sempre domandato il
perché non l'indossasse più stretta.
Con
un sospiro rassegnato e dopo aver ricevuto uno spintone da quel buon
diavolo... pardon buon anima di Emmett si alzò in piedi.
Era
un bel ragazzo che se fosse stato ancora vivo avrebbe attirato gli
sguardi languidi delle donne di qualunque età. Capelli ramati,
occhi verdi intensi, mascella squadrata e sorriso furbetto. L'unica
cosa che gli mancava al momento per essere perfetto erano le ali.
Quelle non se le era ancora meritate.
Vestito
completamente in bianco, come tutte le altre anime, attirò
l'attenzione del santo con un gridò “Sono qua”.
Il
vecchio si avvicinò fluttuando e quando lo raggiunse lo squadrò con
aria critica.
“Cosa
stavi combinando?” chiese incredulo osservando la televisione
completamente bianca con lo schermo furbescamente oscurato da Emmett
che con l'aria colpevole si era rintanato nella nuvola su cui con
Edward era seduto fino a pochi istanti prima.
“Giocavo
alla play” rispose il ragazzo facendo spallucce, come fosse tutto
normale.
San
Pietro sgranò gli occhi osservando la televisione e con uno schiocco
di dita fece sparire l'elettrodomestico.
“Vorrei
proprio sapere da dove l'avete preso” sbottò aggiustandosi
l'aureola.
“Emm.
Forse meglio di no” rispose Edward immaginandosi la sua reazione
se avesse saputo dello scambio fatto con Damon, demone di secondo
grado che trafficava di nascosto con le anime inquiete del
paradiso.
“Si
hai ragione. Non voglio saperlo” sospiro il vecchio, poi si rivolse
ad Emmett.
“Mi
aspettavo da lei maggior serietà e che tenesse a bada questo
scavezzacollo, visto la sua anzianità in questo posto. Ormai le
regole dovrebbe conoscerle, o no? Oppure non vuole le sue ali?” lo
rimproverò San Pietro.
Emmett
ebbe la furbizia di tacere e mostrarsi contrito, sperando di non
venire rispedito in purgatorio.
Al
confronto di Edward che era lì dal suo decesso avvenuto cinque anni
prima, lui si era dovuto fare prima trent'anni di Purgatorio a causa
degli atti sessuali indecenti avuti con troppe donne che non fossero
sua moglie Rosalie.
Non
desiderare la moglie d'altri era
il comandamento che aveva sgarrato più di tutti.... o forse era
quello di non rubare?
Bhe in effetti era stato un abile borsaiolo, anche se a sua discolpa
non aveva mai fatto del male a nessuno.
“Edward.
Sei qua da poco tempo, ma dovresti dedicarti ad attività più
proficue che non giocare con i videogiochi se vuoi ottenere le ali”
spiegò San Pietro esasperato posando un braccio sulle spalle del
ragazzo con fare complice.
Lo
aveva dovuto già riprendere varie volte per comportamenti poco
angelici.
“Lo
so grande Boss ma...”
“Non
mi chiamare così” lo interruppe subito San Pietro. “Se non vuoi
chiamarmi Santo, va bene anche solo Pietro” aggiunse poi
chiaramente seccato “Un po' di disciplina è quello che ti
servirebbe”
“Va
bene Pietro. Senti, ascolta. Lo so di non essere un angelo perfetto.
Infatti non mi hai ancora dato le ali. Ma io qua mi annoio.”
Il
santo lo guardò spalancando gli occhi esterrefatto.
“Non
c'è nulla da fare. Solo guardarsi in giro.” cercò di spiegarsi
Edward, con un sorrisetto timido.
“Ma
cosa stai dicendo? Qui c'è molto da fare!” lo riprese il vecchio
“Puoi pregare, puoi contemplare la grandezza del Nostro Signore”
“Ecco
appunto. Un po' noiosetto come passatempo” borbottò Edward,
sperando di non finire a fare compagnia a Damon. Anche se era la
verità. Lui era un giovane strappato alla vita troppo presto, anche
se … come era stata la sua vita prima? Non lo sapeva. Il bello di
morire era quello di non ricordarsi nulla. Solo un gran dolore al
petto e poi... via era passato attraverso il tunnel luminoso per
arrivare lì, in quella noia infinita.
San
Pietro sospirò. Ogni tanto gli capitavano le anime inquiete.
Qualcuna riusciva a rimanere sulla terra in forma di fantasma, ma
altre come Edward salivano in cielo insoddisfatte del loro status,
senza sapere bene il perché.
Ma
lui, il portatore di Chiavi del Paradiso, lo sapeva eccome e
conosceva anche il modo per guarire quella povera anima tormentata
a cui non aveva ancora potuto dare le ali per quel motivo.
“Ci
sono altre cose che si possono fare” rispose sorridendogli per la
prima volta.
Edward
lo guardò incuriosito e in attesa.
“Puoi
andare in missione!”
Ecco
faceva un freddo cane. I denti di Edward battevano forti mentre
guardava la città sbattendo gli occhi per liberarli dalla neve che
cadeva fitta fitta andando ad aggiungersi a quella già presente.
Tutto
era bianco esattamente come nel Paradiso. Anche lui era vestito in
maniera candida con jeans e maglione a collo alto color latte.
Potevano
almeno dargli un piumino pensò mettendosi le mani sotto alle
ascelle e maledicendo San Pietro.
Si
ok. Non avrebbe dovuto. Infondo era solo un apprendista angelo, e
poi adesso era sulla terra e nessuno poteva sentirlo. O no?
Stava
ancora domandandosi da dove iniziare la sua missione quando udì lo
stridore dei freni.
“Ma
porca di quella porca! Stai attento ! Ancora un po' e ti investivo”
Scesa
da una Golf blu metalizzata Isabella Swan vedova Cullen guardava
rabbiosa e spaventata un bel ragazzo dai capelli neri completamente
vestito di bianco che tremava per il freddo in mezzo alla strada a
pochi isolati da casa sua.
Lui
si voltò al suono della sua voce e sorrise a quella ragazza
sconosciuta che lo fissava con un cipiglio severo da maestrina in
balia di una classe di esagitati. “Scusa. Non volevo spaventarti”
Lei
scosse la testa esasperata visto che non si era mosso di un palmo da
dove si trovava.
“Fa
nulla” commentò poi calmandosi all'istante mentre osservava i suoi
occhi profondi e neri. Senza neanche rendersene conto gli sorrise
spinta da uno strano istinto “Dove stai andando? Perché sei in
mezzo alla strada senza nemmeno una giacca? C'è un freddo bastardo
questa sera”
Edward
le sorrise di riflesso e si voltò verso San Pietro che a quanto
pare era invisibile alla ragazza ma che invece gli era apparso
vicino da qualche secondo.
“E'
lei? E' la ragazza della mia missione?” chiese.
San
Pietro annui poi aggiunse “Ricordati devi farla innamorare di Jacob
entro la Mezzanotte di Natale. E' importante per il futuro della
figlia Renesmee. Questo è il tuo compito da apprendista angelo”
Edward
annui poi si rivolse alla ragazza che lo stava fissando interdetta
vedendolo distratto.
“Mi
sono perso. Ti dispiacerebbe darmi un passaggio fino a un telefono?”
le chiese sfoderando tutto il suo potere di persuasione angelico.
Lei
lo fissò un attimo. Guardò ancora quel sorriso che gli sembrava
terribilmente familiare e si sentì pronunciare “E' tutto chiuso a
quest'ora ma puoi venire a casa mia.” rendendosi improvvisamente
conto che aveva appena invitato uno sconosciuto in casa. “Ma se
preferisci ti accompagno alla polizia” aggiunse subito per
rimediare al suo errore.
“No.
No. Va bene casa tua. Così mi scaldo un pochino” si affrettò a
rispondere Edward prima che la ragazza ritirasse il suo invito.
Il
gioco era iniziato, le carte distribuite ed ora toccava a lui fare
la prossima mossa.
Bella
abitava in una classica villetta con giardino con la figlioletta
Rnesmee di sei anni. Era sola da quando suo marito Edward Cullen era
morto in un incidente stradale. Lo aveva amato tantissimo e non
riusciva ancora a desso a lasciarlo andare, a voltare pagina, a
chiudere il suo cuore, sebbene il suo collega di lavoro il dottor
Jacob Black le facesse una corte serrata da ormai un anno.
Era
la vigilia di Natale, e i genitori della ragazza erano arrivati da
Siattle da un paio di giorni per festeggiare con lei e ovviamente
vedere la loro nipotina preferita. Ovviamente era contenta della
loro compagnia anche se rimpiangeva i natali passati con Edward a
farsi le coccole davanti al caminetto.
Era
quello a cui stava pensando quando entrò in casa seguita da quel
ragazzo sconosciuto che si era presentato con il nome di Mark Newton.
Edward,
aveva dato il primo nome che gli era venuto in mente. Lui non si
ricordava nulla del suo passato ed era rimasto sconvolto quando si
era visto allo specchio posizionato nell'ingresso della casa di
Bella.
Si
ricordava di avere avuto i capelli ramati e gli occhi verdi, mentre
adesso aveva entrambi neri come il carbone senza contare l'aggiunta
di un curioso pizzetto che gli copriva il labbro superiore e in mento
rendendolo più vecchio di quanto rimembrasse.
“Questo
è Mark” lo presentò Bella ai suoi genitori “Ha bisogno di un
telefono e di una cioccolata calda”
La
signora Esme, la mamma di Bella, sorrise alla figlia e gli porse la
mano studiandolo attentamente. Era sicura che i tratti del viso gli
ricordassero qualcuno, ma non riusciva ad abbinarlo con chiarezza.
Era come se un vento spingesse via il volto che gli affiorava alla
memoria e lei non riuscisse ad afferrarlo per metterlo a fuoco.
Edward
le sorrise. Gli piaceva quella vecchietta dal sorriso allegro e
l'aria confusa.
“Bhe
accomodati mentre arriva la cioccolata calda, potresti berti un bel
whisky.” lo salutò papà Carlisle facendogli cenno di sedersi
sulla poltrona vicino al caminetto.
Edward
ubbidì prontamente “Si grazie. Liscio va benissimo” aggiunse
allungando la mano.
Carlisle
gli porse il bicchiere e stava per fargli una domanda che una
bimbetta dai lunghi capelli ramati corse in salotto.
“Nonno,
nonno, vieni” poi si bloccò a fissare Edward “E tu chi sei?”
gli chiese fissandolo interdetta.
“Si
chiama Mark ed è un mio amico” le rispose Bella entrata in quel
momento con la cioccolata calda.
I
suoi genitori si voltarono a fissarla allibiti poi prima che lei
aggiungesse altro Esme la prese sottobraccio “Un tuo amico? E
Jacob lo sa?”
Bella
sbuffò. “E' solo un conoscente mamma. Non lo avevo mai visto
prima. Ma era difficile spiegarlo a Renesmee. E poi che cosa c'entra
Jacob?” aggiunse leggermente scocciata.
“Su
dai Bella. Lo sai che è innamorato di te. E anche tu lo sei. Ma non
vuoi ammetterlo” la rimproverò la mamma.
“Mamma
! Non ti devi immischiare.” ribatté lei poi aggiunse “Forse è
vero ma... Edward che direbbe?” aggiunse facendo girare su se
stessa la vera che ancora portava all'anulare.
“Edward
sarebbe felice” la riprese lei bloccandole le mani. “E' morto
Bella! Da cinque anni ormai” .
La
ragazza scosse la testa come per allontanare il pensiero, come se
potesse con quel gesto cancellare gli ultimi anni e ritornare al
passato.
“E'
presto mamma” disse come scusa, più per se stessa che per il
genitore.
“Sei
cocciuta più di un mulo.” la rimproverò la vecchietta
controllando nel forno la cena ormai cotta.
Bella
non rispose ma preso un piatto, le posate e un bicchiere andò ad
aggiungerlo alla tavolata. In fondo Mark poteva rimanere a cena no?
Edward
vide entrare Bella nella stanza e rimase incantato a guardarla. Il
movimento sensuale e inconsapevole dei fianchi lo ipnotizzava e solo
quando lei si chinò sulla tavola per posare gli oggetti che aveva
portato i suoi occhi notarono i seni sodi e piccolini da
indossatrice della ragazza.
Con
forza di volontà sposto lo sguardo su Carlisle che stava decantando
la moglie incurante di essere ascoltato o meno da lui.
Non
avrebbe dovuto essere attratto da quella ragazza, ne provare alcun
sentimento visto che era lì per lavoro ma qualcosa lo
stuzzicava dentro.
Bella
sistemato tutto si voltò al suono del campanello della porta ma i
suoi occhi si fermarono a metà strada incrociando quelli di Edward.
Occhi neri, occhi che avrebbero dovuto essere sconosciuti, ma occhi
che invece la catturarono, la fecero precipitare nei ricordi belli e
felici per poi sbatterla duramente di fronte alla realtà.
Edward
era morto. Morto e sepolto. E quello era Mark, uno sconosciuto.
Affascinate ma pur sempre uno sconosciuto.
Ma
perché allora aveva voglia di parlargli? Perché si sentiva
attratta da lui?
Non
aveva spiegazioni. Solo la sensazione di stare per cadere in un
baratro profondo.
“Buonasera
a tutti!” la voce allegra, ridente e rilassata di Jacob irruppe
nella stanza.
“Ciao
Jacob” lo salutarono Bella e i suoi genitori quasi all'unisono
mentre la piccola Renesmee si lanciava fra le sue braccia gridando
entusiasta “Jacobbbbb”
Edward
si voltò a guardarlo dapprima curioso verso il nuovo venuto e poi...
poi qualcosa salì dentro di lui. Rabbia, gelosia o cosa fosse di
preciso era impossibile dirlo di certo ma i suoi pugni si strinsero
con forza mentre lo guardava prendere Renesmee in braccio e
abbracciare Bella sfiorandole il collo con un bacio veloce ma pur
sempre troppo intimo per i suoi gusti.
“Ciao
piccolina. Ciao Bella. Come sei stupenda stasera” salutò il nuovo
venuto tirando fuori da una tasca interna della giacca un piccolo
peluche per la bambina.
“Tieni
piccola. Così l'attesa per domattina di Babbo Natale sarà più
corta” le disse facendo l'occhiolino a Bella che guardando Renesmee
aveva impresso sul viso un sorriso dolcissimo.
“Jacob,
ti presento un amico. Questo è Mark, resterà a cena con noi” gli
disse scostandosi da lui e arrossendo come se avesse fatto qualcosa
di sbagliato.
Jacob
la guardò un attimo interdetto, poi sorrise al nuovo venuto e
allungò la mano per stringergliela.
Edward
la prese e ricambiò la stretta. Avrebbe dovuto essere una stratta
amichevole, gentile, appena accennata come un saluto e invece tra i
due si trasformò subito in una gara di ormoni repressi, mentre le
dita di entrambi stringevano con forza la mano dell'altro.
“Ragazzi
è pronto” la voce allegra di Esme ruppe la tensione e con un
sorriso tirato i due ragazzi si andarono a sedere a destra e sinistra
di Bella.
Il
pasto fu lungo e abbondante ma soprattutto tranquillo visto la
presenza di Renesmee e dei genitori di Bella che fecero da
catalizzatore riuscendo abilmente a smorzare la conversazione quando
i toni si facevano troppo concitati.
Dopo
cena gli uomini si sedettero tutti sui divani davanti al camino a
sorseggiare un digestivo mentre Bella e la mamma sparecchiavano.
“Bella
cosa stai combinando?” le chiese Esme preoccupata in cucina “Non
dovresti trattare Jacob male. Lui ti ama. E poi questo Mark, non lo
conosci nemmeno.” la sgridò.
Bella
si appoggiò sul lavandino con entrambe le mani.
“Lo
so mamma hai ragione. E voglio bene a Jacob, forse sto iniziando
anche ad amarlo. Ma … Mark... c 'è qualcosa di strano in lui. E'
come se lo conoscessi da sempre. Come se... non lo so” concluse
guardando la mamma disperata. “Io vorrei tanto avere qua il mio
Edward.” aggiunse con le lacrime che iniziavano silenziose a
scendere sulle guance.
“Lo
so bambina mia. Ma lui non c'è più. Devi farti forza e andare
avanti, per Renesmee se non altro. Lei vuole bene a Jacob e lui a
lei. Non puoi rimanere legata al fantasma di tuo marito. Sono passati
cinque anni ormai. E' l'ora di vivere nuovamente e abbandonare il
lutto dentro al quale ti sei nascosta”
“Lo
so. Devo solo trovare il coraggio di dire addio ad Edward. Ma non
è facile. E poi stasera... non lo so ma mi manca tantissimo. Era
tanto che non mi sentivo così. ” rispose Bella asciugandosi le
lacrime confusa e disperata.
Non
capiva cose le stesse succedendo, sapeva di dover troncare con il
passato ma... sentiva mancarle le forze. Jacob non l'avrebbe
aspettata oltre. Era stato chiaro, stava iniziando a perdere la
pazienza a lottare contro un fantasma. Doveva decidere e doveva farlo
entro quella sera.
Nel
frattempo seduto sul divano Jacob guardò Mark, cercando di capire
cosa avesse di strano quel ragazzo ma senza poterlo capire. Non lo
aveva mai incontrato prima, quando era umano, ma avvertiva
chiaramente quella strana chimica che emanava e che affascinava
Bella.
“E
dimmi Mark cosa fai di bello nella vita” gli chiese cercando
d'indagare su quell'imprevisto che si stava mettendo di mezzo tra
lui e la sua futura fidanzata.
Edward
lo guardò sorridendo, mentre la testa girava a mille cercando una
risposta plausibile. Faccio l'apprendista angelo non suonava
bene.
“Dai
Jacob, non fare il Tenente Colombo” lo rimproverò ridendo Carlisle
avendo percepito l'imbarazzo del ragazzo.
“Carlisle
puoi venire un attimo?” la voce di Esme arrivò urgente ai divani e
il marito si affrettò ad ubbidire a quell'ordine velato dalla
gentilezza.
Il
silenzio scese fra i due ragazzi finché Jacob schiarendosi la voce
decise di mettere le carte in tavola.
“Ascolta
amico. Io sono innamorato di Bella. E' da un anno che le faccio la
corte e stasera le chiederò di sposarmi. Non mi mettere i bastoni
fra le ruote perché sono pronto a battermi per lei. Io... io non
posso vivere senza di lei, non posso perderla. Io... ecco. Devo già
lottare contro un fantasma, non ti ci mettere anche tu per favore”
gli chiese imbarazzato dalla sua stessa confessione.
Edward
lo guardò perplesso “Contro un fantasma?” chiese.
“Già.
Bella era innamoratissima di suo marito. Ma è morto cinque anni fa.
E non vuole dimenticarlo. Ma forse stasera...” aggiunse
speranzoso. Forse quella sera avrebbe finalmente accettato la sua
proposta, forse finalmente si sarebbe lasciata conquistare.
Edward
lo guardò sgranando gli occhi mentre un brivido freddo gli scendeva
trapassandolo tutto e piantandosi nel suo cuore come una saetta di
ghiaccio. Un fantasma.
Bella
era innamorata di un morto.
Ma
quel morto era lui, capì all'improvviso.
Ma
certo. Ora ricordava. La casa, i suoceri, la piccola Renesmee appena
nata stretta fra le sue braccia. Tutto coincideva, tutto appariva
finalmente chiaro, compresi i suoi sentimenti inspiegabili fino a
qualche minuto prima.
Si
sentì mancare.
“Scusa”
mormorò alzandosi barcollando e andando diretto al bagno. Aveva
voglia di vomitare. Ora il cerchio si chiudeva. Quella era Isabella,
sua moglie, la sua bellissima e amatissima moglie. Ecco perché era
attratto da lei. Ecco perché fra di loro c'era quella chimica
fortissima.
“San
Pietro” chiamò. “SAN PIETRO, CAZZOVIENIQUADEVOPARLARTI”
Lei
era innamorata di un fantasma , del suo fantasma! Cazzo!
“Che
vuoi ragazzo? Perchè urli in questo modo?” la voce del vecchio
angelo arrivò chiara e nitida mentre appariva vicino ad Edward.
Vestito
di bianco, con l'aureola che brillava leggermente storta sulla sua
testa sembrava scocciato di trovarsi lì.
“Che
cosa significa tutto questo? Che cosa vuoi da me? Perché mi hai
mandato qua?” lo investì Edward come un fiume in piena poi
continuò sempre concitato ma ad un tono più basso per non attirare
l'attenzione dei suoi ospiti “Io sono morto! Cazzo sono morto. Io
non posso darle quello di cui ha bisogno.” poi titubante chiese “
Io non posso rimanere... vero?”.
San
Pietro lo guardò scuotendo la testa.
“Non
ricordi più quale è la tua missione? Quella che ti è stata
affidata?”
Edward
lo guardò poi ripeté più a se stesso che a lui “Devi riuscire
a fare innamorare una ragazza, a farle accettare l'amore che
l'aspetta affinché sia felice”
“Esatto.
Bella per essere felice deve dimenticare te, il suo amore, deve
riuscire ad accettare finalmente la tua morte e lasciare libero il
suo cuore di amare nuovamente” gli spiegò con pazienza San
Pietro” e tu devi aiutarla a farlo.”
“Non
posso” rispose Edward posandosi le mani sul viso “Non posso fare
questo. Non posso morire nuovamente”
San
Pietro gli afferrò le mani stingendole forti con le sue “Non solo
puoi. Ma devi Edward. Non capisci ? Sei tu che la tieni prigioniera,
quindi sei solo tu che puoi liberarla. Nessun altro può farlo. E
solo così diventerai un vero angelo con le ali” gli spiegò
paziente provando pena per quell'anima triste.
“Devi
troncare l'ultimo legame che hai con il mondo. Quello che ti
impedisce di essere felice in Paradiso, di poter contemplare la gioia
di Dio invece di giocare con la playstation”
“Mi
stai dicendo che lei non è felice per colma mia? E che io non sono
un vero angelo per questo?” chiese Edward
“Si.”
rispose semplicemente San Pietro aggiustandosi l'aureola “Fai il
tuo dovere, e se l'hai amata veramente come dici lasciala libera di
donare il suo cuore ad un altro e di essere finalmente felice. Se
avrà la forza di tagliare il vostro legame lei ti renderà libero
di diventare quello per cui sei destinato. Fai questo sacrificio,
lasciala libera nelle braccia di Jacob, per il bene di entrambi,
Edward.”
Poi
così come era venuto il santo sparì lasciando un disperato Mark
solo in quel bagno, a pensare, a capire e infine ad accettare la
realtà.
Lui
era morto, lui era un angelo e non c'era via di ritorno e Bella
doveva sposare Jacob per essere finalmente felice.
Asciugandosi
le lacrime usci dal bagno e andò a cercare la sua perduta moglie in
giardino. Bella infatti era uscita a buttare la spazzatura nel
bidone.
“Ciao”
le disse sorridendole e ricacciando indietro le lacrime mentre le
guardava il viso forse per l'ultima volta.
“Ciao.
Ma che ci fai qua fuori fa freddo. Andiamo dentro” rispose lei
sorridendogli allegramente.
“Ti
devo parlare” rispose lui prendendole le mani gelate e portandosele
alla bocca.
Le
lo osservò stupida e stranamente a suo agio. Mark era uno
sconosciuto eppure, eppure non si sentiva in pericolo ne minacciata
da quel gesto troppo intimo.
“Io
sto per andarmene” le spiegò Edward. “Devo andare via. Ma devo
prima dirti una cosa” aggiunse poi.
Le
lo guardò stupita e frastornata “No dai rimani. Resta con noi
ancora un po'. Ho una stanza degli ospiti...”
“No.
Bella. Non capisci?” le chiese. “Io … io vengo da lontano ma ho
la capacità di vedere”
“Vedere?
Cosa stai dicendo? Chi o cosa devi vedere?”
“Io...
io sono una specie di medium” disse. Non gli era venuto in mente
altro. Poteva essere plausibile no? Sperava solo di non spaventarla.
“Stai
scherzando vero?” gli chiese lei, domandandosi il perché tirasse
fuori una cosa così fantasiosa.
“No.
Edward, tuo marito, mi ha mandato qua” le disse accarezzandole il
volto e asciugandole una lacrima che fredda e improvvisa stava
scorrendole sulla guancia “Lui ti ha amato tanto e per questo
vorrebbe che tu sposassi Jacob. Lui adesso è felice e vuole che lo
sia anche tu”
“Non
è vero” rispose Bella improvvisamente disperata mentre altre
lacrime scendevano copiose a raggiungere la prima.
“Mi
spiace Bella ma è la verità” insistette lui
“Non
ti credo” lo rimbeccò la ragazza allontanandosi dalle sue
braccia inorridita dalle sue parole. “I medium non esistono. I
fantasmi non esistono. Ti stai inventando tutto” lo accusò
arretrando di qualche passo.
Lui
allungò la mano come per prenderla poi disse a voce bassissima “Ti
ricordi quando vi siete sposati? La luna di miele? Il mare caldo
dell'isola tropicale?”
Lei
lo guardò sgomenta. “E allora che cosa vuol dire tutti sapevano
dove siamo andati in viaggio di nozze”
“Ma
nessuno che lui ha rotto la testiera del letto in quella prima notte
di passione” aggiunse con un sorriso trasognato al ricordo.
Eccome
se adesso gli era venuto in mente. Avevano riso per un ora come pazzi
e avevano deciso di tenerselo come un segreto gelosamente custodito
nei loro cuori. Un qualcosa di solo loro.
Bella
lo guardò sbigottita “Come fai a saperlo? Non l'ho detto a nessuno
nemmeno ai miei genitori e anche lui... era il nostro patto”
Edward
annui “Si era il nostro patto” gli scappò dalle labbra
inconsapevolmente per poi ammutolirsi nel rendersi conto di quello
che aveva fatto.
Bella
sgranò gli occhi fissandolo sbigottita poi cautamente gli si
avvicinò. Le sue dita si allungarono fino a
sfiorargli il volto. Il naso dritto, la mascella pronunciata, il
taglio degli occhi, per poi fermarsi un attimo sulle labbra che tante
volte aveva baciato.
“O
mio Dio” mormorò cercando di buttarsi fra le sue braccia.
“
Bella, ascolta” gli disse Mark
arretrando di qualche passo.
“Sei
tu. Sei proprio tu!” lo interruppe lei emozionata come quando lui
le aveva chiesto di sposarla.
“Io
sono morto.” affermò deciso cercando di rimediare all'errore
fatto, di spiegarle che per loro non c'era futuro. “ E sono qua per
dirti che devi dimenticarmi. Io... devo andare, e tu devi imparare a
vivere senza di me. E' finita Bella. E' finita per sempre”
Lei
rimase immobile, ferma. Sconvolta dalle sue parole.
“Cosa
vuol dire?” chiese cercando di dare un senso a quello che stava
accadendole.
Lui
le sorrise mentre il colore dei sui capelli e degli occhi mutava,
tornando a quello originale.
“Vuol
dire che il mio tempo qua al tuo fianco è finito. Che sono felice di
poterti dire addio e che voglio che smetti di soffrire. Per Renesmee,
per te e per... me. Ti prego Bella vivi, vivi anche per me” e
detto questo il corpo di Mark/Edward iniziò a svanire davanti agli
occhi di Bella
“Ti
amo, ti amerò sempre ma devi vivereeee ” la voce di Edward svanì
lentamente lasciando solo un eco dell'ultima parola e del suo
desiderio.
Bella
in mezzo al prato adesso sola iniziò a singhiozzare disperata per il
suo amore nuovamente perduto finché con un sospiro decise che
avrebbe rispettato il suo volere.
Lo
avrebbe lasciato andare come aveva chiesto e determinata voltò le
spalle al prato e al suo lutto per rientrare in casa risoluta.
“Bella
dove sei stata? E Mark che fine ha fatto?” le chiese Esme guardando
dietro le spalle della ragazza il prato innevato vuoto.
“A
buttare la spazzatura” rispose lei, poi sorridendo aggiunse “Mark
invece è tornato a casa”
La
sera passò allegra e spensierata. Bella si sentiva felice. Dopo
cinque anni per la prima volta riuscì a vedere Renesmee con occhi
diversi. Senza rimpianti, o dolore ma solo lei; una bellissima
bambina che assomigliava al suo papà. Riuscì anche a godere della
compagnia dei suoi genitori e a vedere Jacob per quello che era. Un
bellissimo ragazzo che la guardava con occhi estasiati e pieni
d'amore. Amore che iniziava a scaldarle il cuore e quando quella sera
Jacob si avvicinò per baciarla lei rispose con la stessa sua
passione.
“Bella,
vuoi sposarmi?” le chiese lui ancora incredulo di quella
trasformazione improvvisa e di quel sole interiore che adesso le
illuminava il volto.
“Si
Jacob” rispose e posando gli occhi sulla mano sinistra fece per
sfilarsi la vera che Edward le aveva donato il giorno del loro
matrimonio.
Ma
Jacob la bloccò. “Non è il caso Bella. Non ora almeno. Lo farai
quando sarai sicura, quando sarai pronta”
Lei
gli sorrise e baciandolo dolcemente sulle labbra rispose “Adesso
sono pronta” e con un movimento deciso sfilò l'anello e se lo
sistemò nel reggiseno in attesa di poterlo poi appendere al collo in
modo che in qualche modo Edwad rimanesse per sempre vicino al suo
cuore.
Prologo
Edward
in paradiso stava specchiandosi ammirando così le sue nuove
bellissime ali bianche. Adesso era un angelo a tutti gli effetti.
Ma
non era felice come avrebbe dovuto. Aveva un gusto amaro in bocca, e
lo stomaco stretto.
“Le
ali ti donano ma non sei ugualmente felice” la voce di San Pietro
arrivò inaspettata alle sue spalle facendolo sobbalzare.
Non
rispose. Non sapeva cosa dirgli. Era così evidente la sua tristezza?
“Vieni
Edward, guarda”
L'angelo
si voltò e san Pietro con la mano disegnò un cerchio nell'aria.
Cerchio dentro al quale si vedeva Bella seduta su un prato ridere
vicino a Jacob mentre Rnesmee giocava allegra con un palla.
“Lei
è felice, ora”
Edward
la guardò e il sorriso si aprì sul suo volto “E' vero. Lo vedo
dai suoi occhi e dalle movenze del suo corpo. Ma so che non mi ha
dimenticato.”
San
Pietro sospirò “Si. Non si può mai dimenticare. Così come non ci
si dimentica del proprio nome o della propria famiglia. L'amore
scorre nelle vene, entra nelle nostre cellule e ne viene assorbito.
Ma un amore perduto è come il veleno. E tu sei stato il suo
antidoto. Non ti corrucciare amico mio, ma passa e va oltre come ha
fatto lei e poi non è forse questa la prova migliore che potevi
superare per diventare un vero angelo?” gli chiese San Pietro.
“Dici?
Era questo dunque che mi mancava ? Soffrire?” gli chiese incredulo.
San
pietro sorrise. “ No dovevi solo imparare che cosa significa
sacrificarsi per il bene degli altri. Provare sulla tua pelle, cosa è
giusto e cosa è sbagliato. Gli angeli sono anime che hanno appreso
cosa significa provare dolore in modo da essere pronte ad alleviare
quello degli altri, prendendolo su di se se necessario. Ora lo sai. E
sei pronto ad affrontare il tuo nuovo compito.” rispose San Pietro
mentre nel cerchio Bella spariva per lasciare il posto ad una
ragazza piccolina di statura e vestita di pelle nera “Si chiama
Alice. E ha bisogno di aiuto”
“E
di un angelo” aggiunse con un sorriso mesto il ragazzo svanendo in
un turbinio di piume bianche.
“A
presto Edward. So che farai un buon lavoro” lo salutò San Pietro
con un sorriso aggiustandosi l'aureola scivolata sui capelli
bianchi con un sospiro soddisfatto.
Adesso
doveva occuparsi degli altri angeli insoddisfatti iniziando proprio
da quel caso disperato di Emmett.
FINE

Brava! Una storia divertente che nasconde una storia triste e piena di amore! Complimenti! Adesso aspetto il seguito e voglio sapere cosa sta combinando Alice! (Scherzo) ahaah! Un abbraccio!
RispondiEliminaQuesta shot mi ha ricordato la canzone dei Negramaro "lo sai, da qui", pezzo che io amo follemente.
RispondiEliminaè molto particolare ed originalissima, a volte dolorosa, come è doloroso lasciare andare la persona che si ama.
Brava!!!
Aleuname.
Questa storia mi ha fatto piangere come una bambina, adesso però mi piacerebbe scoprire il seguito, chissà se le due anime si potranno mai rincontrare?? ma sopratutto mi piacerebbe sapere che cosa ha in mente alice, quella ragazza a volte mi spaventa, brava. Un bacio alla scrittrice Giovanna Sieni
RispondiEliminaTroppe parolacce in paradiso. Grazie di aver partecipato. Paola Pellegrini.
RispondiEliminaTroppe parolacce in paradiso. Grazie di aver partecipato. Paola Pellegrini.
RispondiEliminaMa che tristezza! E che sadico San Pietro, che ridà a Edward la memoria della sua felicità perduta e la sua famiglia solo per togliergliele di nuovo, per sempre, anzi costringendolo a lasciare la moglie, a spingerla tra le braccia di un altro. Certo, ha senso che Edward per diventare un angelo debba lasciare andare davvero sentimenti e legami umani, ma quanta sofferenza in questo Paradiso! Comunque bravissima per questa storia dolorosa e dura.
RispondiEliminaStoria molto carina e a tratti divertente anche se dalla trama non particolarmente originale. L'ho trovata tenera e romantica e credo che il tema della magia del Natale sia stato rispettato. Ho notato, però, qualche frase confusa e svariati refusi, che si sarebbero potuti eliminare con una rilettura in più. Anche io cmq sono curiosa di sapere in che guai si sia cacciata Alice :)
RispondiEliminaUn appunto: il "prologo" è il racconto di un fatto che si svolge PRIMA della storia principale, mentre l'EPILOGO di svolge DOPO, quindi avresti dovuto usare il secondo
hahahahahaha!!! noooooo!!! Edward materializzati e portatela viaaaaaa!!!
RispondiEliminaStoria divertente e frizzante, mi è piaciuto Edward angelo molto umano!
Peccato che abbia dovuto limitarsi a fare il bravo angelo e lasciare Bella a Jacob! No, scherzo, a Natale (o Pasqua) l'Amore altissimo deve vincere e ha vinto.
-Sparv-
La brevità ha un po’ penalizzato questa storia dato che i caratteri dei personaggi sono appena sbozzati e gli accadimenti risultano per questo forzati. Edward angelo “scazzato” e annoiato è una trovata molto simpatica e, forse per la generazione a cui appartengo, non posso che adorare qualunque citazione del viceangelo Clarence de “La vita è meravigliosa”. Il tema del “bisogna lasciare andare le persone che si amano”, affinché siano libere di proseguire con la loro vita e trovare la felicità anche senza di noi è a mio avviso sempre commovente perché mette in campo scelte difficili. Per quanto bisogna restare fedeli al ricordo? Tornare a sorridere significa tradire i sentimenti del passato? Davvero un bel tema. Purtroppo qui la brevità del testo ha reso lo svolgersi degli eventi “affrettato”, con una Bella che, dopo un breve colloquio col fantasma/angelo Edward, decide che è il momento giusto per ripartire con Jacob senza che ci sia una vera analisi del suo percorso interiore.
RispondiEliminaNota a margine da lettrice un po’ spaccapalle: quello alla fine è un epilogo (non un prologo), dato che il colloquio fra San Pietro e Edward ha luogo dopo che si sono già verificato gli avvenimenti principali (es: quello che succede a Renzo Tramaglino e Lucia Mondella dopo il matrimonio, con nascita di figli e trasferimento in altra amena località del bergamasco onde evitare apprezzamenti sulla bellezza della tosa lombarda).
Alle prime battute ho trovato la storia divertente e simpatica ma lo svolgersi degli eventi, mi dispiace, no, non mi sono piaciuti.
RispondiEliminaSicuramente è giusto così, è la normalità ciò che ci hai raccontato ma proprio no, non ci sto... davvero?!? Bella e Jacob?!? Naaaaaa... non si fa.
Ovviamente questo è "gusto personale" quindi la storia è veramente simpatica.
Grazie.
JB
Questa shot non mi è dispiaciuta per l'originalità... maaaaaaa... sposare Jacob, mmmmmmammmamia gnaasipuòfa'!!! Ben scritta, a parte qualche errore, anche se un po' frettolosa in alcuni punti ma con una shot non è facile mantenere brevità e completezza di testo. Bel lavoro comunque... grazie!
RispondiEliminaCarina ma trooooopppo triste 😢
RispondiEliminaAccidenti ma è davvero triste!!! I tratti frizzanti mi facevano sperare in qualche modo in un colpo di scena positivo...e invece niet!!! Complimenti però, brava.
RispondiEliminaAccidenti ma è davvero triste!!! I tratti frizzanti mi facevano sperare in qualche modo in un colpo di scena positivo...e invece niet!!! Complimenti però, brava.
RispondiEliminaBella anche questa storia. Per come sono io e per come mi piace scrivere (e quindi leggere) la svolta di Bella è stata troppo repentina. Avrei preferito che lei e Edward passassero un po' di tempo insieme e non solo qualche ora, che la separazione fosse più dolorosa magari ma più naturale. In questo modo a Bella basta parlare con Edward per mettersi il cuore in pace dopo averlo pianto per anni e abbandonarsi al sentimento per Jacob (e non perchè è lui, in generale). Per il resto l'ho trovata davvero carina.
RispondiEliminaGrazie anche a te.
Bella con Jacob assolutamente no! Mai. Bella è fatta per stare con Edward. Se avessi invertito i ruoli allora sì che la storia mi sarebbe piaciuta.
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