sabato 8 aprile 2017

RITRATTO DI NATALE




Ritratto di Natale


Certo che come primo Natale da sposati non poteva andare peggio di così!
Non avrebbe mai creduto che Edward si impuntasse in quel modo, quando aveva proposto di festeggiare con tutte e tre le famiglie riunite. I Cullen, gli Swan e… i Black.
Sì, ovvio. I Black.
Lo imponeva l’imprinting che Jake aveva avuto con la loro Renesmee. Che piacesse o no la faccenda, ormai le cose stavano così, e né lei né tantomeno Edward, potevano impedire alla bambina di avere un lupo che le girasse continuamente intorno.
A quel punto, Isabella aveva cercato in tutti i modi di trovare una soluzione per costringere il marito a capitolare. E lui stesso gli aveva dato l’idea nel momento in cui le aveva chiesto, solo pochi giorni prima, che cosa volesse per Natale.
I suoi occhi si erano illuminati all’istante, ma il bastardo aveva frettolosamente aggiunto:
- NO!, non mi vestirò da Babbo Natale per gli amichetti di Renesmee e NO!, non organizzerai una cena di Natale che includa anche i Black –
Isabella si era rabbuiata e aveva abbassato il capo mordendosi il labbro alla ricerca di qualcosa che desiderasse altrettanto e che, allo stesso tempo, infastidisse suo marito quanto quella benedetta cena natalizia.
- Un pony? - le aveva chiesto lui, interrompendo i suoi pensieri.
Aveva alzato lo sguardo trovandolo chinato su di sé, sbalordito e spiazzato dal suo silenzio alquanto anomalo, dato che si stava parlando della sua festività preferita.
Ed era stato in quel momento che aveva avuto quella pessima idea.
E la cosa peggiore era che non poteva nemmeno incolpare suo marito per il pasticcio in cui ora si trovava.
Esalò un grugnito frustrato, sistemando meglio i capelli dentro il cappello da Babbo Natale che le piaceva tanto indossare in questo periodo, e il sogghigno sul volto di Edward si allargò ancora di più.
Era impossibile!
Strinse il pennello che teneva tra le dita, così forte da spezzarlo con un sonoro crack che rimbombò contro le pareti dell’ampio solaio della loro casa, ristrutturato in maniera tale da permettere a Edward di rintanarsi quando voleva dedicarsi alla pittura, attività che amava moltissimo.
Quando le era balenata la brillante idea di costringerlo a posare per lei affinché lo dipingesse, le era sembrato il modo migliore per tenerlo occupato mentre, giù da basso, gli altri provvedevano a preparare tutto secondo quanto avevano organizzato insieme.
Che stupida! Come se lei sapesse dipingere!
Certo, le piaceva pensare che, avendo osservato Edward farlo innumerevoli volte - in piedi sull’uscio del solaio o appollaiata su una sedia, con il mento appoggiato sulla spalla del marito - avesse imparato anche lei. Ma le linee confuse che imbrattavano la tela in quel momento, sembravano volerla smentire.
Qualche tempo prima, suo marito aveva tentato di darle qualche lezione di pittura.
L’aveva fatta sedere davanti al cavalletto mentre lui aveva preso posto alle sue spalle. Aveva guidato le sue dita con movimenti spaventosamente delicati, per essere compiuti dalle mani di un vampiro. In certi momenti, la coglieva ancora di sorpresa che le braccia che la stringevano con tanta gentilezza, fossero le stesse che potevano strappare arti e teste con la stessa facilità con cui le bambine strappavano i petali dalle margherite, quando s’innamoravano per la prima volta.
E com’era finita?
Era finita che, invece di proseguire con l’insegnamento, ben presto Edward aveva smesso di impugnare i pennelli e aveva fatto scivolare le mani sulla sua pelle scoperta, infilandole prepotentemente sotto i vestiti, trasformando il corpo di Isabella nella nuova tela da dipingere.
- Allora, tesoro. A che punto sei? – le domandò, riportandola bruscamente al presente.
Lo guardò. Era stravaccato sull’ampia chaise longue adagiata contro la parete, con il suo sorriso sghembo… oh, il suo sorriso sghembo, che di solito la faceva impazzire, ora le faceva solo venir voglia di rompergli il naso con un pugno ben assestato.
Isabella sbuffò, e il divertimento di Edward si allargò ulteriormente sul suo volto in un sorriso che, oltre a illuminarne gli occhi, sembrava ora danzare nella sua voce.
Isabella digrignò i denti.
Pessima, pessima idea, si ripeté.
- Smettila subito – gli ingiunse con un sibilo strozzato dalla frustrazione.
Gettò a terra i frammenti del pennello e ne prese un altro.
Costringerlo a posare per lei, le era sembrata la giusta vendetta per obbligarlo a stare fermo immobile per ore, sotto il suo sguardo che ne avrebbe studiato ogni particolare per riprodurlo sulla tela.
Ma avrebbe dovuto sapere che, con un maschio come Edward, niente sarebbe potuto andare secondo i suoi piani.
Infatti era andato tutto a puttane fin dal momento in cui lui era salito lassù, entrando con l’andatura di chi possiede il mondo nel palmo della mano e non si preoccupa di farlo sapere agli altri.
Aveva raggiunto la chaise longue, su cui si trovava in quel momento, e aveva semplicemente iniziato a spogliarsi. Come se fosse normale o facesse parte degli accordi che avevano preso.
- Fermo, fermo, fer… Non ti ho detto di… non serve che ti spogli! – aveva urlato con voce acuta, gesticolando convulsamente.
Edward l’aveva guardata sollevando un sopracciglio, ma non aveva detto nulla. Si era quindi seduto, senza neanche fingere di voler rimettere la maglietta che aveva lasciato cadere a terra o riallacciare i pantaloni, che gli ricadevano larghi sui fianchi.
Isabella aveva chiuso gli occhi ed espirato lentamente, facendo ondeggiare il cappello da Babbo Natale che portava sul capo, prima di tornare dietro alla tela.
Non si sarebbe arresa, dandogliela vinta così facilmente.
- Di fare cosa, amore? – domandò Edward, rompendo ancora una volta il filo dei pensieri della moglie.
Isabella ringhiò, guardando quel candore di falsa ingenuità disegnato sul viso del marito, e che faceva a pugni con il sorriso sghembo che continuava a piegargli le labbra.
Agitò le mani in aria con un gesto esasperato e, dal pennello, schizzarono via piccole gocce di colore che caddero sulla sua pelle, sui capelli e sul pavimento.
Vide Edward leccarsi le labbra, mentre gli occhi saettavano per memorizzare i punti in cui la sua pelle era stata macchiata, lasciando trasparire esattamente cosa stesse pensando.
- Smettila.Di.Fare.Questo. – sottolineò. - E non ti azzardare a rispondere non sto facendo niente, amore, perché sai benissimo che non è vero. Come puoi pensare che io possa dipingerti se tu continui a comportarti così? Chiudi gli occhi e smettila di guardarmi! – ordinò alla fine.
Edward continuò a osservarla imperterrito, divertito da quel blaterare nervoso.
- Se chiudo gli occhi ora che hai iniziato a dipingere, le linee del volto e l’espressione, verranno sbagliate – spiegò con calma.
- È una fortuna che io non abbia ancora iniziato a dipingere il volto, allora! – esclamò lei, trionfante.
- Bugiarda! –
- Come fai a saperlo? – domandò gonfiando le labbra in un broncio.
- Ogni volta che disegni, inizi a farlo dalla testa, come tutti i principianti – affermò, sicuro di sé.
Il divertimento che gli danzava negli occhi di fronte allo sconforto di lei era evidente, e Isabella ebbe l’istinto di lanciargli la tela in testa. Non poteva dargliela vinta così.
- Edward, sul serio, devi smetterla – sibilò, di nuovo, come se potesse davvero servire a qualcosa. – E cerca di stare fermo… -
Stava cercando in tutti i modi di ottenere un risultato accettabile da quell’ammasso di linee e chiazze di colore da poter spacciare per un ritratto del suo bellissimo marito, e lui continuava a provocarla.
- Isabella, tesoro… non capisco di cosa ti stia lamentando. Non mi sembra di essermi mosso –
La vampira alzò gli occhi al cielo. Sapeva bene che non l’aveva fatto, ma era quello che avrebbe voluto, per poterlo richiamare all’ordine, come faceva lui quando era costretta a posare e restare ferma per ore sotto il peso del suo sguardo.

- Ho solo respirato! Non puoi prendertela per un respiro – aveva protestato lei l’ultima volta.
– Sei una vampira, ora, Isabella. Non hai bisogno di respirare – aveva ribattuto.

Come avrebbe voluto fargli notare, invece, quanto la potenza del suo sguardo la costringesse a dover assolutamente respirare. Ecco perché si era messa in quel pasticcio. Per distrarlo dai preparativi della festa di Natale, gli aveva chiesto di posare per lei, credendo di poter, per una volta, invertire i ruoli.
Invece no!
Edward dimostrava di avere altri piani. Non aveva mai smesso di guardarla, come se volesse divorarla o assorbire ogni suo minimo movimento, ogni riflesso di luce sulla sua pelle, ogni piega delle sue labbra, quando le mordeva cercando inutilmente di riportare sulla tela la sua attenzione.
E lei?
Lei puntualmente sentiva il desiderio riempirle il basso ventre.
Il pennello tremò leggermente tra le sue dita al solo pensiero e Isabella strinse i denti.
- Tesoro, c’è qualcosa che ti disturba? – chiese lui con un pigro sorriso a piegargli le labbra.
Lo fulminò con lo sguardo. Sapeva che dipendeva tutto da lei: poteva arrendersi, smettere di fingere di essere ancora interessata a quella stupida idea del ritratto e lasciare che Edward facesse di lei quello che stava pianificando ormai da ore, e che, non aveva dubbi, sarebbe stato decisamente più piacevole.
Arricciò le labbra in un sorriso e decise che ora toccava a lei giocare.
Mordicchiando leggermente l’estremità del pennello senza distogliere gli occhi da quelli di Edward, si leccò lentamente le labbra, fece scivolare il pennello lungo il collo, giù fino alle clavicole e oltre, sfiorando la curva del seno.
Gridò mentalmente vittoria, quando lo vide deglutire più profondamente agitandosi sulla chaise longue.
- No. Non c’è niente che mi disturbi, tesoro. Devi solo stare fermo – sottolineò l’ultima parola imitandolo con un sorriso.
Aggiunse qualche tocco di colore alla tela, alternando il suo sguardo tra Edward e il dipinto, e continuando a mordersi il labbro fingendo concentrazione e… oh, guarda! Aveva disegnato un albero e non se n’era neanche accorta
Bene! Ora, forse, aveva lei in mano il gioco, e lo avrebbe trattenuto lì, nello studio del solaio fino a che, giù di sotto, non fosse stato tutto pronto.
Scivolò giù, fino al bordo dello sgabello su cui era seduta, lasciando che la stoffa leggera del vestito rosso che indossava le risalisse lungo le cosce, lasciando scoperti chilometri di gambe dalla pelle nivea. Vide la mascella di Edward serrarsi e gli occhi rabbuiarsi, mentre le sue pupille dilatate correvano a seguire il movimento lento e provocatorio quando le incrociò, lasciando ben visibile il bordo di pizzo delle calze autoreggenti.
- Tesoro, dovresti concentrarti sul disegno – la informò lui, dando un tono noncurante alla sua voce.
- Oh, io sono perfettamente concentrata, amore, ma temo non si possa dire lo stesso di te – rispose, togliendosi il cappello e lasciando ricadere la massa di riccioli scuri e setosi sulla schiena.
Si passò una mano in mezzo ai capelli ravvivandoli un po’ e, se con quel gesto, la spallina del vestito le scivolò lungo il braccio era… sicuramente una evento casuale.
Edward, a quel punto, ruggì qualcosa d’indistinto e Isabella si morse il labbro, questa volta per non scoppiare a ridere.
Suo marito era così prevedibile!!
- I…sa…bel…la – la chiamò a denti stretti.
Il suo nome, sibilato in quel modo, sembrava scivolare sulla sua lingua come una promessa di future carezze e I…sa…bel…la sentì un brivido scorrerle lungo la schiena. Per riflesso condizionato, strinse maggiormente le gambe.
Doveva concentrarsi.
- Isabella – la invocò di nuovo.
Non poté fare a meno di voltare lo sguardo di nuovo su suo marito. Gli occhi di Edward ardevano di bruciante desiderio che le fece strozzare il fiato nella gola con un sottile oooohh!!
Pensò che poteva resistere. Che poteva vincere. Ma vincere cosa, poi?
Si accorse che si era alzata e diretta verso di lui, quando era già troppo tardi per tornare indietro e riprendere le redini del gioco. Perciò si arrese mentre si sedeva a cavalcioni dell’uomo le cui mani non esitarono nemmeno un istante prima di andare posarsi sui suoi fianchi morbidi.
- Quando hai deciso di sedurmi? – le chiese roco, accarezzandole lentamente le cosce, trascinando, al contempo, la gonna del vestito verso l’alto.
Isabella rise piano, scendendo a leccare il profilo scolpito della sua mandibola.
- Quando, al posto della tua gamba, ho disegnato un albero – confessò, mordendogli delicatamente il lobo dell’orecchio.
Edward rise, gettando la testa all’indietro, e Isabella aveva ancora nelle orecchie l’eco di quella risata, quando si trovò con la schiena contro il materasso della chaise longue, sovrastata dal suo uomo, che aveva gli occhi neri dal desiderio e le labbra leggermente dischiuse.
- Stavo pensando… – mormorò lui, sfiorando con dita distratte la sua clavicola e facendo scivolare le sue carezze fino al bordo della scollatura dell’abito – che sei troppo vestita. Non pensi sia ingiusto, amore? –
- È il giusto compenso per tutte le volte che mi hai costretta a posare nuda – ribatté, mordendosi il labbro.
- Costretta, mmmhh? – mormorò, sfiorandole il collo con il naso e le labbra.
- Costretta, assolutamente – rispose rabbrividendo a quel tocco.
Non riuscì a impedire alla voce di tremare leggermente sul finale, su quell’assolutamente che non aveva nulla di assoluto, mentre le mani di Edward riprendevano a infilarsi sotto la gonna.
- E quindi… meriti una ricompensa – constatò l’uomo.
Isabella annuì, con un gemito sottile, quando sentì le sue dita infilarsi oltre l’orlo degli slip che indossava e… oooohh, sìììììì. Gli morse la spalla, soffocando il suo nome contro la pelle, mentre Edward continuava a muovere le dita dentro e fuori… dentro e fuori… dentro e fuori, colpendo ogni volta quel punto che le faceva inarcare la schiena.
Dopo… Isabella gli accarezzò il torace nudo e lasciò scivolare le dita giù, fino all’addome e all’orlo dei pantaloni slacciati.
Dopo… Edward le sfilò l’abito e si liberò dei suoi vestiti con movimenti rapidi e frenetici.
Non c’era tempo… non poteva aspettare… doveva sentire la sua pelle e perdersi in quel corpo che, per primo, l’aveva accolto dopo cento anni di pellegrinaggio sulla terra.
Il corpo di Isabella, le sue gambe intrecciate ai suoi fianchi, i suoi gemiti che si perdevano contro le sue labbra e il rumore della pelle che sbatteva contro altra pelle, sembravano l’unico compenso adeguato che poteva darle.
- Voglio comunque vedere il dipinto – le sussurrò contro la spalla una volta ripreso fiato.
- No… non puoi – balbettò, mentre lui le accarezzava pigramente il fianco nudo. – Non sei tu – aggiunse sentendo il sorriso che gli nasceva sulle labbra che le sfioravano la spalla. – Hai smesso di essere tu quasi subito – confessò imbarazzata.
Edward scoppiò a ridere stringendola più saldamente contro il suo corpo.
- Un giorno dovrò insegnarti a disegnare davvero – mormorò, e Isabella annuì piano, come se un movimento brusco potesse spezzare quella quiete.
Chiuse gli occhi e, inconsciamente, si avvicinò al corpo dell’uomo, ora disteso alle sue spalle, per godere, qualche altro istante, del calore rubato in quell’abbraccio.
C’era ancora una confessione che doveva fargli e aborriva il momento in cui avrebbe dovuto rivelargli la verità e cioè che giù da basso, nel loro salone, stavano allestendo la cena di Natale, e che il dipingerlo e tutto quello che di piacevole ne era conseguito, erano stati un’insperata e benvenuta distrazione, mirata a metterlo davanti al fatto compiuto.
I Black avrebbero fatto parte della loro festa, dato che Jake era ora troppo importante per Renesmee perché loro facessero finta di niente. Per cui suo marito doveva farsene una ragione, come aveva dovuto fare lei, del resto.
Non poteva più rimandare. Doveva…
- Penso tu debba andarti a vestire, a meno che non voglia accogliere i tuoi ospiti in questo stato – notò lui, prima che lei potesse aprire la bocca per parlare.
Per un istante, Isabella pensò di essersi sbagliata, di aver capito male. Lui non poteva sapere… non poteva aver capito. Come? Com’era possibile?
Il fiato le si incastrò nella gola con un singulto sottile.
- Come? – esalò, con voce tremula.
- Isabella – sospirò come se dovesse spiegare una facile lezione a una bambina disattenta. – Sono settimane che ripeti che dovremmo avere una cena con le nostre famiglie per Natale. Settimane, amore. Davvero speravi che credessi che avresti cambiato idea così facilmente? Solo per potermi dipingere? Davvero immaginavi che non avrei scoperto subito la cena che stavi organizzando a mia insaputa? –
- Sapevi… hai sempre saputo? – sospirò.
E forse, se l’abbraccio di Edward non fosse stato così confortevole, Isabella sarebbe saltata in piedi per poterlo fulminare dall’alto, con i capelli scompigliati che le incorniciavano il volto come quello di una furia.
– E allora perché… perché hai accettato? Perché ti sei comportato… -
- Perché ho accettato così di buon grado? – mormorò, accarezzandole lo stomaco e facendole scorrere brividi lungo la schiena sfiorata dal suo fiato caldo. – Per tormentarti come i miei fratelli tormenteranno me, non appena varcheranno questa soglia e mi troveranno vestito da Babbo Natale –
- Spero non ti tormenteranno al mio stesso modo – fu l’unica cosa che Isabella riuscì a borbottare, con una smorfia.
La risata di Edward le fece vibrare la schiena nuda e la seguì, mentre lasciava la stanza per andare a vestirsi eper scendere a completare i preparativi.

Quando Edward le aveva chiesto che cosa volesse per Natale, Isabella aveva sollevato la testa, sorriso, e aveva detto la prima cosa che le era venuta in mente.

E aveva fatto la scelta giusta.

12 commenti:

  1. Mi sono persa! Non ho capito molto cosa è successo... hanno fatto tanto sesso e si attraggono... l'unica cosa che ho capito... Peccato.

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  2. ...ci sono molti spunti carini, descrizioni davvero originali e sensualità, anche se in alcuni punti si fa un po' fatica a seguire il senso della storia. Comunque carina e originale. Grazie!

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  3. Forse ho capito chi sei... la storia è deliziosa e trasmette una grande tensione sessuale. Grazie. Paola Pellegrini.

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  4. Storia carina e molto divertente, peccato che sia finita, mi sarebbe piaciuto scoprire di più i loro sentimenti, ma va bene così, un bacio alla scrittrice. Giovanna Sieni

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  5. Storia carina in cui dopo tanto tempo ritrovo Edward vampiro. Grazie per avermelo ricordato!!!
    Brava,
    Aleuname.

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  6. 2 punti. Paola Pellegrini.

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  7. E questa, al solito, è un gioiellino! Le one shot ti vengono non bene, perfette. Sai cogliere la fotografia di un momento senza inutili orpelli e scrivendo tutto ciò di cui si ha bisogno, e lo fai anche molto bene.
    Mi è piaciuto questo rapporto sensuale tra i due vampiri che anche se si conoscono ormai bene, sanno cosa li continua ad attrarre l'uno all'altra e il risultato è molto piacevole. Bravissima.
    -Sparv-

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  8. Questa storia mi piace assai per l’allegria. Molto spesso nelle ff che riguardano Bella ed Edward ci sono dramma, dolore, tensione. E’ raro vederli spensierati e complici come in questa storia. Edward mantiene la vena artistica, dato che è lui il pittore talentuoso, ma non si macera nell’incertezza del destino vampiresco da cui vorrebbe “salvare” Bella. E’ un Edward provocante, giocoso, giustamente infastidito da quel troglodita di lupo che ha preso una tranvata in fronte per la sua bimba. E Bella si scopre maliziosa e un po’ furbetta, anche se poi capisce di non esserlo così tanto. E poi, trattandosi di Edward, mi dichiaro fan sfegata della body art: voglio anch’io plasmare, impastare, scolpire, dipingere...

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  9. Molto molto carina e sì ho apprezzato tantissimo ritrovare Edward vampiro 😍😍😍😍

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  10. Ahahahahah... il tronco d'albero... giustamente cosa poteva venir fuori da un ritratto ad Edward...
    Storia deliziosa ed è stato un piacere leggere di un Edward e di una Bella tranquilli e giocosi, che si amano senza problemi.
    Grazie.

    JB

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  11. Oohh, ecco una shot deliziosa che ci riporta ai protagonisti originali di Twilight, a quell’Edward e quella Isabella che tanto ho amato (lei un po’ meno, a dire la verità). E’ stato molto interessante vederli nella loro quotidianità matrimoniale, al loro cercarsi e prendersi eroticamente in giro… con quel sottile gioco della seduzione a carte quasi scoperte (come puoi pretendere di tenere segreta qualsiasi cosa, quando hai per marito uno che legge nel pensiero? Come???) e tutto è reso veramente bene. E che dire del famigerato sorriso sghembo? Da far sciogliere i ghiacci perenni che buco nell’ozono levati!! Non poteva mancare l’antipatia dei Cullen verso i Black, che non cessa con l’imprinting di Jacob e che Edward vede sempre e comunque come un terzo incomodo!!
    Spaccato di un momento semplice e molto carino, scritto benissimo e con un linguaggio scorrevole che arriva dritto al punto. Eeeee... anche Edward arriva dritto al punto, ma questa è un’altra storia…
    Grazie...

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  12. Mi è piaciuta tantissimo. Breve, concisa e tuttavia pregna del sentimento che Bella e Edward hanno consolidato insieme. Bella l’idea di tenere Edward impegnato mentre fervono i preparativi per la cena con l’odiato genero, poco credibile vista l’abilità di Edward di conoscere ogni pensiero che lo circonda, ma d’effetto sicuramente.
    La parte migliore, però, è secondo me la sensualità che si avverte tra le righe, non è stato necessario scendere in particolare per descriverla, l’hai resa con grazia estrema. Coinvolgente.
    Grazie per aver condiviso la tua storia con noi.

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