IL REGALO CHE
NON TI ASPETTI
“Zia
manca il puntale, manca il puntale, quando lo mettiamo il puntale?”.
Charlie
saltella felice intorno al grande abete posto a lato del camino nel
salone di casa, ormai completamente adornato.
Guardo
amorevolmente il mio nipotino entusiasta per le decorazioni
natalizie, effettivamente abbiamo fatto un ottimo lavoro: l'albero è
il più grande che abbiamo mai avuto, mi ci è voluta la scala per
guarnire la parte superiore.
È
addobbato con palle bianche semplici e non solo, alcune sembrano dei
pon pon, altre ricordano il faccione di Santa Klaus, ci sono le
renne e le slitte, i fiocchi di neve, i finti bastoncini di zucchero
ma tutte rigorosamente bianche o al massimo con delle decorazioni
rosse.
Lo
ha deciso il piccolo Charlie, per ricordare la neve che naturalmente
ricopre ogni cosa durante l'inverno.
Abbiamo
appena terminato di mettere la lunga collana di pop-corn, altra sua
idea.
Non
voleva i soliti nastri natalizi, solo collane di pop-corn,
così ha detto. La
macchinetta per farli è in funzione da stamattina ed ho perso il
conto di quante confezioni ho utilizzato.
Ovviamente
non tutti sono finiti a formare le collane per i decori.
Rami
di pino intrecciati a quelli di agrifoglio addobbano, oltre al
camino, anche il passamano della scala e gli archi che separano un
ambiente dall'altro.
Al
centro di ogni arco e da ogni lampadario, pende l'immancabile
vischio.
Sì,
devo dire che abbiamo fatto un ottimo lavoro e sono felice di
riuscire a trascorrere queste feste natalizie in casa con i miei
familiari, almeno spero.
“Vieni
Charlie, tienimi la scala che zia mette il puntale.”.
“Sììì,
il puntale fioccone di neveee.”.
“Smettila
di saltellare e tieni bene la scala, non vorrai farmi cadere.”.
“No
no, ecco zia, sali pure, ci penso io a non farti cadere.”.
“Okay,
mi fido eh.”.
“Sì,
sì zia, fidati! Ohhh è bellissimo il nostro fioccone.”.
“Dai
spegni le luci, vediamo com'è illuminato.”, non faccio in tempo a
dirlo che già siamo al buio.
Quando
finalmente riesco a trovare la presa che collega tutte le luci e ad
accenderla, la magia del natale riempe la sala.
“Wow.”.
“Wow
sì, siamo stati bravi sul serio.”.
Mentre
ammiriamo il risultato di questa giornata, il telefono squilla e Leah
risponde:
“Casa
Swan. Sì, gliela passo subito.”, ci raggiunge in sala, “Bella è
per te.”, il suo sguardo non mi preannuncia nulla di buono.
“Mamma,
mamma hai visto che bello?”.
“Sì
tesoro, tu e la zia siete stati bravissimi.”.
“Santa
Klaus sarà contento quest'anno di passare da noi.”.
Lascio
mio nipote con la madre per andare, lentamente, a rispondere al
telefono. Già so chi mi cerca.
“Pronto.”.
*****
“Hey
Boss, che succede? Stiamo traslocando?”.
“Così
pare.”
“Il
tuo sguardo accigliato non mi piace, mi devo preoccupare?”.
“I
capi tribù mi hanno detto che dobbiamo spostarci in un altro
compound perché questo sito deve essere assegnato ai combattenti
dell'ISIS, però avevano un aria strana, quasi reticente.”.
“Pensi
che ci stiano nascondendo qualcosa?”.
“Non
lo so Edward ma questa vicenda non mi convince.”.
“Perché
fanno di tutto per ostacolarci? Le organizzazioni non governative
presenti nel territorio aiutano la popolazione martoriata da questa
finta guerra, eppure dobbiamo avere l'approvazione dell'ISIS per far
entrare i convogli umanitari e gli enti governativi devono pagare per
averla, fornendogli così un altra fonte di guadagno oltre a quella
del petrolio. Ora che la gente del luogo ci conosce, ci fanno
spostare l'orfanotrofio senza motivo e dobbiamo riconquistare la
fiducia della gente del nuovo sito.”.
“Pensavi
fosse facile?”.
“Assolutamente
no. Credimi Boss, ne ho viste di peggio.”.
“Non
lo so, non parli molto di te, del tuo passato.”, le sue parole mi
fanno irrigidire, “Tranquillo Edward, non ti sto chiedendo nulla,
se vorrai ne parlerai e se non vorrai, mi basta il tuo aiuto.”.
“Grazie
Boss.”.
“Non
devi ringraziarmi, sei fantastico con i ragazzi. Svolgi un ottimo
lavoro con loro e ti vogliono tutti bene, quindi, sarai tu a dargli
la notizia del trasloco e ti assicurerai che non lascino nulla.”.
“Ecco,
i tuoi soliti complimenti che nascondono un inganno.”.
“Esagerato.”.
“La
sai lunga tu Boss. Si sa dove ci mandano?”.
“In
un compound non molto lontano da qui.”.
“Compound,
che parola per indicare un edificio o un insieme di edifici
delimitati da una recinzione, un'area chiusa per difendere gli
occupanti da aggressioni. In realtà ci confinano in queste aree come
prigionieri.”.
“Ogni
medaglia ha il suo rovescio.”.
“Già,
vado.”, lascio Boss e salgo su in terrazza a fumare una
sigaretta prima di immergermi nei preparativi con i piccoli
scalmanati che ospitiamo.
La
nostra organizzazione accoglie ragazzi che hanno perso i genitori, o
nei vari raid aerei della coalizione internazionale o sono stati
uccisi perché contro l'ISIS.
Cerchiamo
di dar loro una parvenza di normalità: li facciamo studiare, li
nutriamo, li curiamo, mettiamo a loro disposizione dei psicologi, li
facciamo giocare.
Ci
sono dei giorni che non sembra di vivere in quest'inferno, li
chiamiamo giorni buoni ma ci sono anche giorni cattivi, giorni bui
pieni di dolore e miseria in cui vorresti essere lontano mille
miglia, portando con te tutti i piccoli angeli di cui ti occupi e
non solo loro.
Uno
strano bagliore nel cielo attira la mia attenzione, non riesco a
capire cosa possa essere.
Aguzzo
la vista e lontani ricordi affiorano alla mente: un drone.
*****
Busso
alla porta dell'ufficio del Colonnello Ryan.
“Avanti.”.
“Sergente
Maggiore Swan a rapporto, Signore.”.
“Riposo,
Sergente Swan, si accomodi pure.”.
“Sì
Signore, grazie Signore.”.
“Come
previsto, ci muoviamo subito. Il raid, se non avrete problemi durante
le esercitazioni, è deciso per il 24 dicembre. Ci sono arrivate le
ultime immagini dal drone, prendetene visione e mettete a punto la
missione. Alla base di Guantanamo è stato allestito un compound dove
potrete esercitarvi. Come detto, se non ci sono problemi, il 24
andate e tornate... Tutto chiaro?”.
“Cristallino,
Signor Colonnello.”.
*****
Cammino
lungo i corridoi del nuovo edificio assegnatoci, chiacchierando con
la nostra psicologa:
“Alla
fine siamo andati meglio Doc, abbiamo acquistato più spazio
rispetto a prima.”.
“Già.
Ci sono molti più luoghi per riunirsi, per svolgere le nostre
attività. Abbiamo la possibilità di avere due dormitori, uno per i
ragazzi e uno per le ragazze, bagni separati.”.
“Ma
come a Boss, c'è qualcosa che non ti convince.”.
“Non
fare finta di nulla, anche a te i conti non tornano.”.
“I
droni. È da tanto che non
li vedo passare, da quando ci siamo spostati.”.
“Dobbiamo
temere qualcosa secondo te?”.
“Perché
ne dovrei sapere più di voi?”, il suo sguardo mi ammonisce e
rispondo seriamente, “Non lo so ma è meglio stare allerta. I
ragazzi come hanno preso lo spostamento?”.
“Lo
sai meglio di me che l'hanno presa bene, visto tutti i posti nuovi
che hanno da sfruttare quando giocano a nascondino con te.”, le sue
parole mi fanno sorridere. “Tu invece Edward?”.
“Cosa?”.
“Come
stai?”.
“Al
solito Doc... Al solito.”.
*****
È
passata una settimana da quando ho messo il puntale, da quando ho
ricevuto la telefonata che mi convocava a rapporto dal Colonnello.
Una
settimana da quando l'elicottero Chinook, fedele compagno di tutte le
truppe americane, ci ha portato a Guantanamo per le esercitazioni e
da lì, sulla nostra portaerei in sosta nell'Oceano Indiano.
Dopo
l'ultimo briefing a bordo, io e i miei compagni stiamo raggiungendo
la nostra destinazione con gli elicotteri MH-X dotati di tecnologia
stealth, solitamente chiamati gli invisibili proprio perché
silenziosi e non visibili ai radar.
Nella
teoria e nelle simulazioni sul campo è andato tutto bene, ora
bisogna vedere nella realtà come andrà.
Tra
qualche ora nel mondo si festeggerà il Natale e noi stiamo per
compiere un raid nei territori dell'ISIS, un raid che forse ci
permetterà di catturare qualche capo, sì catturare non uccidere,
non io... almeno è quello che proverò a fare.
Se
tutto va bene, sarò di nuovo a casa per festeggiare con i miei.
Se
tutto va bene, questa è la mia ultima missione prima del congedo.
Basta
con questa vita, basta con le atrocità che ho visto fino ad oggi.
Voglio
godermi la mia nuova famiglia: mio padre Charlie si è risposato con
Sue e i suoi figli Leah e Seth sono diventati degli Swan a tutti gli
effetti, beh Leah non vive con noi ma con suo marito Jacob e il
piccolo Charlie ma praticamente vanno solo a dormire a casa loro e
durante le feste neanche quello.
Il
sorriso che nasce dai miei pensieri è interrotto dalla voce del
pilota:
“Ci
siamo ragazzi, pronti a calarvi.”.
*****
Mi
sveglio tutto sudato, il mio incubo mi ha fatto di nuovo visita, come
tutte le notti da quella maledetta notte.
Prima
che le solite immagini mi riempiano gli occhi, decido di andare a
fare la mia perlustrazione.
Da
quando ci siamo trasferiti sento sempre dei strani rumori di notte,
sono sceso giù nei sotterranei, scoperti per caso in uno dei miei
giri ma quando arrivo non sento più nulla... forse sto diventando
matto.
Mentre
mi dirigo di sotto, un rumore sordo mi accompagna durante la discesa.
Mi ricorda qualcosa ma cosa?
Mi
concentro, scavo tra i miei ricordi e ciò che mi riaffiora alla
mente mi gela il sangue: gli MH-X.
Corro
al piano di sotto dove mi ritrovo un M16 puntato addosso, qualcuno mi
blocca da dietro coprendomi la bocca con una mano mentre l'altra mi
porta il braccio dietro la schiena torcendolo fino a quando non sono
in ginocchio, in un attimo sono circondato e sotto tiro.
Con
gli occhi cerco chi ha il grado superiore, è un donna, un Sergente
Maggiore.
Viene
verso di me e mi punta una torcia in viso scrutandomi.
“Sei
americano?”, mi chiede sottovoce, le faccio segno di sì con il
capo.
“Uno
schifoso traditore.” interviene il mio carceriere, scuoto la testa
negando questa affermazione.
“Lascialo
parlare Newton.”.
“Ma
Sergente.”.
“Lascialo
parlare ho detto.” e la mia bocca lentamente viene liberata.
“Sono
il Tenente Colonnello Edward Cullen dei Navy Seals, congedato nel
2015.”, alle mie parole la presa che mi costringe a terra si
allenta ma non mi alzo, anzi metto le mani dietro la nuca in segno di
resa.
“Si
alzi pure Tenente.”.
“Non
sono più nell'esercito.”, le dico mentre mi rialzo, “Da quando
mi sono congedato, faccio il volontario presso questo sito con una
delle organizzazioni non governative presenti. Questo è un
orfanotrofio perché ci state attaccando?”.
“Orfanotrofio?
Ma dalle immagini in nostro possesso l'orfanotrofio è ubicato a
trenta chilometri da qui.”.
“Fino
a cinque giorni fa. Ci hanno fatto spostare in questo nuovo sito...
oddio... non di nuovo...”
“Intende...”
“Mi
è sembrato strano questo spostamento all'improvviso. Credo che oggi,
come allora, vogliano coprire la cellula operativa con una postazione
civile. Penso di sapere dove si nascondono.”.
“Dove?”,
la guardo fermamente negli occhi ma non rispondo, “Dove?”.
“Vi
ci porterò, dopo aver messo in salvo i civili.”.
“Sergente,
abbiamo già perso troppo tempo.”, le dice il soldato al mio
fianco, lei mi guarda tentennante.
“Non
vorrete...”, mi manca quasi il respiro.
“No,
non vogliamo.”, l'aria mi riempe di nuovo i polmoni.
Con
i segnali muti ci organizziamo per andare a svegliare gli adulti che
provvedono a far evacuare i bambini, tutto in rigoroso silenzio.
Una
volta che tutti i civili sono al sicuro fuori dall'edificio, li
accompagno nei sotterranei.
Mi
fermo nella zona dove ho sentito dei rumori nelle notti passate ma
non ci sono porte.
“Le
mie ricerche finiscono qui, non riesco a trovare un accesso ma sono
sicuro di aver sentito dei rumori oltre questo muro.”, il Sergente
si fa passare un rilevatore termico di movimento ed eccoli lì: una
decina di uomini appena dietro il muro, armati e in attesa di entrare
in azione.
Non
sappiamo se ci sono altre stanze e altri uomini oltre a quelli che
rileviamo.
Mentre
i soldati tastano il muro per cercare un modo di aprire, il Sergente
mi allunga un M16, sono restio ad imbracciarlo ma dopo un rinnovato e
autoritario invito, lo impugno.
Poi,
tutto succede velocemente...
*****
“Direi
che abbiamo finito per ora. Ci rivediamo nei prossimi giorni per
sistemare gli ultimi dettagli del vostro rapporto. Sergente Maggiore
Swan, ottimo lavoro. Conclude bene la sua carriera.”.
“Grazie
Signore.”.
“Tenente
Colonnello Cullen, il suo aiuto è stato prezioso. È
stato un piacere rivederla.”.
“Signore.”.
Terminati
i convenevoli usciamo dalla stanza, dopo pochi passi Cullen
interrompe il silenzio:
“Mi
dispiace arrecarle disturbo Sergente Maggiore Swan.”.
“Stiamo
lasciando il Pentagono, stiamo andando a casa mia, festeggeremo il
Natale insieme... credo che sia il caso di passare al tu. Che ne
pensi?” e mi presento, “Isabella, ma tutti mi chiamano Bella.”,
gli allungo la mano.
“Non
hai tutti i torti, piacere Bella.”.
“Piacere
mio Edward.”, ci stringiamo le mani e raggiungiamo il mio pick-up.
All'inizio
del tragitto siamo entrambi un po' in imbarazzo.
I
miei pensieri vanno a quello che è accaduto poche ore fa.
Appena
i miei uomini hanno individuato il meccanismo per spostare il muro,
ognuno ha assunto la posizione ordinata da me. Alcuni erano pronti a
lanciare i lacrimogeni e a coprirci le spalle mentre facevamo
irruzione. Ci sono state delle perdite ma non da parte nostra e siamo
riusciti a prendere vivo il capo della cellula, ora in custodia a
Guantanamo dove verrà interrogato.
Abbiamo
rinchiuso i civili e i ragazzi in uno stanzone, in modo che non
venissero accusati di favoreggiamento.
Edward
è stato obbligato a venire via con noi.
Una
volta svelata la sua vera identità i capi tribù non gli avrebbero
permesso di rimanere, sempre per non avere problemi con l'ISIS.
Dovendo
rimanere anche lui a disposizione per mettere a punto le ultime cose,
mi sono offerta di ospitarlo fino a quando questa storia non sarà
definitivamente conclusa anche su carta.
Per
lui deve essere stato difficile aiutarci. A causa di ciò che è
accaduto in passato.
Lo
guardo, anche lui è assorto nei suoi pensieri e posso immaginare
quali siano.
Mi
soffermo ad osservarlo, è bello: un profilo degno degli dei
dell'Olimpo, come tutto il resto.
Sentendosi
fissato, si gira verso di me.
“Non
ti ho ringraziato per il tuo aiuto.”, gli dico per nascondere il
mio disagio ad essere stata colta in sua contemplazione.
“Beh,
direi che ti stai più che sdebitando.”.
“Grazie
Edward, non deve essere stato facile per te.”.
“Tu
sai?”.
“Non
sei proprio uno sconosciuto nel mondo militare.”, le mie parole lo
ammutoliscono, le sue mani si stringono a pugno e le nocche
sbiancano.
“Mi
spiace, non volevo, sono una stupida, scusami.”.
“No...
no va bene, è tutto a posto.”, dopo un attimo di pausa riprende a
parlare. “È stato terribile,
ancora oggi ho gli incubi. Ogni notte rivivo ciò che è successo
quella notte.”.
“Non
devi sentirti obbligato a parlarmene.”, mi ignora e va avanti nel
suo racconto.
“Era
tutto studiato a tavolino, alla perfezione, come sempre. Le
informazioni che avevamo erano state confermate dalle immagini dei
nostri droni. Mi ero raccomandato di non sparare a caso, di non
sparare per paura ma dal momento che abbiamo sfondato le porte è
stato... l'inferno. I guerriglieri si sono fatti scudo con dei
civili, è stato impossibile non colpirli. Tutti quei morti... è un
bagaglio troppo pesante da portarsi dietro... dentro.”.
Non
so cosa dire, ne ho viste tante anch'io e non ci sono parole che
possono confortare. Si va avanti, giorno dopo giorno, cercando di
sopravvivere a questi orrori.
“Mi
dispiace non volevo rattristarti. Dimmi di te, a quanto ho capito è
stata la tua ultima missione.”.
“Sì,
mi congedo anch'io.”
“Hai
già deciso cosa fare? Qualche progetto da realizzare? Il tuo Piano B
insomma.”.
“Piano
B?”.
“Bisogna
sempre avere un Piano B nella vita, in caso il Piano A non dovesse
funzionare.”, le sue parole mi fanno sorridere.
“Al
momento no, nessun sogno nel cassetto da tirare fuori, nessun Piano
B. Per un po' voglio godermi la famiglia, poi vedrò cosa
combinare.”.
“Oh,
sei sposata, hai figli?”, percepisco un accenno di delusione nella
sua voce.
“Con
famiglia intendo quella di origine, con qualche modifica.”, sorrido
alle mie parole stavolta, “No, non sono sposata, neanche fidanzata
e non ho figli.”.
Continuiamo
il viaggio parlando delle nostre vite, con naturalezza, senza remore.
Io gli parlo della mia famiglia, lui della sua.
Non
vede i genitori da quando è partito come volontario e in questo anno
li ha sentiti pochissime volte.
Il
padre, Carlisle, è il primario del Lenox Hill Hospital di New York,
anche Edward è laureato in medicina e l'esperienza che ha fatto
durante il volontariato, lo ha invogliato a continuare a lavorare con
i bambini, magari si specializzerà in pediatria.
La
madre, Esme, è un arredatrice di interni.
Ha
due fratelli: Emmet il maggiore e istruttore di fitness, Alice la
minore che oltre ad essere una pazza scatenata, come Charlie, si
occupa di moda.
Entrambi
sposati rispettivamente con Rosalie, anche lei lavora nel fitness e
Jasper, musicista.
Arriviamo
a Bethesda dopo mezz'ora, quando scendiamo dal pick-up sembriamo
amici di vecchia data.
Entriamo
silenziosamente in casa, le luci natalizie sono accese ed Edward
rimane piacevolmente stupito.
“È
splendido.”.
“Sì,
sono stata bravissima.”.
“Ma
se è stato Charlie a dare le direttive.”, la sua presa in giro mi
fa sorridere, imprecando gli do uno spintone e stavolta ridiamo
entrambi, come detto amici
di vecchia data.
“Shhhh,
non vorrai svegliare tutti Bella.”.
“No,
ma, fai come se fossi a casa tua eh.”, di nuovo risate.
Quando
ci calmiamo gli faccio vedere dove si trova il bagno e gli sistemo il
divano per la notte.
“Mi
spiace, ti devi accontentare del divano.”.
“È
perfetto ed è più comodo della branda che avevo.”.
“Ti
spengo le luci.”.
“No
lasciale accese, mi piace quest'atmosfera.”.
“Okay,
allora buona notte.” dopo un attimo di esitazione, gli lascio un
bacio sulla guancia che ricambia.
“Notte
Bella.”.
*****
Mi
sento tastare il viso, lentamente apro gli occhi e mi ritrovo davanti
un bambino che continua a pizzicarmi le guance.
“Ciao.”.
“Ciao.”.
“Non
sei Santa Klaus, vero?”.
“No,
non lo sono ma scommetto che tu sei Charlie. Giusto?”.
“Sì,
come fai a saperlo?”.
“Charlie,
ti avevo detto di non svegliarlo. Mi dispiace Edward.”.
“Tranquilla,
non c'è problema.”.
“Scusa
zia ma dovevo essere sicuro che non fosse Santa Klaus travestito.”.
Io
e Bella scoppiamo a ridere.
“Non
capisco cosa avete da ridere, non conoscete i trucchetti che fa Santa
Klaus?”, ancora risate.
“Certo,
certo Charlie. Visto che lo hai svegliato che ne dici di preparargli
un bel caffè?”.
“Oh
sì, caffè. Che ne pensi Charlie?”.
“Okay,
ma dopo si aprono i regali eh.”, tutto serio si dirige verso quella
che penso sia la cucina.
“Hai
ragione, è proprio una sagoma.”.
“Dormito
bene?”, la domanda di Bella mi lascia perplesso. “Tutto a
posto?”.
“Sì,
direi proprio di sì.”, Bella mi guarda non capendo. “Ho dormito,
ho dormito tutta la notte, non ho avuto incubi. È
la prima volta da quella notte.”.
“Ohhh,
ne sono felice. L'aria di casa Swan ti fa bene. Dai preparati che
dopo colazione si aprono i regali.”.
“Posso
andare a fare un giro, non vorrei disturbare.”.
“Piantala
di dire idiozie e sbrigati altrimenti ti mando Charlie.”.
“Come
se fossi già in cucina.”.
“Bravo.”.
Dopo
essermi lavato e vestito, raggiungo la famiglia di Bella.
Mi
accolgono tutti come uno di loro e Charlie rende le cose davvero
facili e anche un po' pericolose. Ogni volta che qualcuno si trova
sotto il vischio deve baciare la persona che le sta accanto, decide
lui se il bacio deve essere dato sulla guancia o sulle labbra. Ho
perso il conto di quanti baci a stampo ci siamo scambiati io e Bella.
Non so se ringraziarlo o meno ma credo che alla prima occasione gli
farò un bel regalo.
Vedere
preparare la tavola per il pranzo mi preoccupa un po', ci sono più
posti rispetto a quelli che siamo.
“C'è
qualcosa che non va?”.
“Aspettate
altri parenti?”.
“Non
proprio... parenti. Ecco, vedi Edward, ho pensato che...”, viene
interrotta dal campanello di casa.
“Credo
proprio che sia arrivato il tuo regalo di Natale Edward.”, mi dice
Charlie che saltellando va ad aprire.
“Regalo
di Natale? Cosa...”
“Ti
prego, ti prego, ti prego, non ti arrabbiare.”, m'implora Bella.
“Edward,
Edward ti piace il tuo regalo?”, il piccolo Charlie rientra in
salone tenendo per mano... mia madre, con a seguito la famiglia al
completo.
“Non
ci posso credere.”.
Emozionato
e meravigliato mi dirigo verso di loro, abbraccio mia madre e sento
altre braccia che ci circondano.
È
una sorpresa commovente e me la godo tutta, ho passato troppo tempo
senza di loro, mi sono mancati da morire.
Dopo
l'abbraccio collettivo passo a quello singolo con ognuno di loro, la
famiglia Swan rispetta questo nostro momento lasciandoci soli.
Trascorso
tutto il tempo che ci serve, siamo pronti per le presentazioni e per
il pranzo che si svolge come se fossimo un'unica grande famiglia.
Raggiungo
Bella in cucina per aiutarla con il dolce:
“Posso
aiutarti?”.
“Hey,
ciao.”.
“Ciao.”.
“Come
stai?”.
“Splendidamente
e lo devo a te.”, mi avvicino a lei.
“Quindi
ti è piaciuto il regalo, non sei arrabbiato.”.
“Assolutamente
no ed è il più bel regalo che abbia mai ricevuto in vita mia.”,
allungo una mano e le accarezzo il viso. “Bella...”
“Allora
il dolce?”, il piccolo Charlie m'interrompe.
“Eccoci
piccolo, è pronto.”, gli risponde Bella.
“Oh
oh, guardate in alto.”, come dei perfetti soldatini obbediamo e ci
rendiamo conto che siamo sotto il vischio, per l'ennesima volta.
Sorridendo
prendo Bella per i fianchi e... oso.
Le
mie labbra incontrano le sue ma stavolta non le do un bacio a stampo.
Assaporo prima il labbro inferiore, poi quello superiore e continuo
così fino a quando non sento il suo corpo aderire al mio, la stringo
a me circondandole i fianchi mentre introduco la lingua nel varco che
mi lascia libero. Risponde al mio bacio che diventa sempre più
passionale.
“Oh
oh, ohhh. Mamma, papà, signori Cullen, Edward e Bella si stanno
fidanzando.”.
Il
nostro bacio finisce tra le risate e facciamo appena in tempo a
vedere Charlie correre in sala.
“Charlieee...”.
“Lascialo
stare.”.
“Edward
ma hai sentito cosa grida ai quattro venti?”.
“Sì
e non mi dispiace. Potrebbe essere un buon Piano B, che ne dici?”.
“Il
mio Piano B?”.
“Il
nostro Piano B.”.
“Beh,
come Piano B... al momento è migliore del Piano A.”.
Le
nostre labbra si uniscono di nuovo e sì, questo è il miglior Natale
della mia vita.
FINE

Bellissima! Charlie mi fa morire! E' veramente un diavoletto! brava sei riuscita a mischiare la tristezza con la gioia in un buon equilibrio!
RispondiEliminaStoria molto carina e divertente, amo Charlie è veramente un bimbo adorabile, amo anche il modo in cui bella si prende cura di eddy, se questo non è amore mi chiedo che cosa sia brava. UN bacio alla scrittrice Giovanna Sieni
RispondiEliminaChe bello sarebbe, se le cose potessero andare così anche nella realtà...sei stata molto brava ad accostare la delicatezza del piccolo Charlie all'azione in teatro di guerra. Una storia piena di speranza e nel vero spirito natalizio.
RispondiEliminaQuesto commento è stato eliminato dall'autore.
RispondiEliminaUn po' confusa e mi ha dato un senso di cosa affrettata, ma comunque carina. Paola Pellegrini.
RispondiEliminaMa che carina questa storia! Mi è proprio piaciuta! L'ho trovata originale e il finale davvero tenero, dolcissimo il piccolo Charlie e ho apprezzato l'idea di invitare la famiglia Cullen. Ho fatto un po' fatica all'inizio, ai cambi di pov, e sul più bello che mi sono adattata, è finita 😁😁 scritta bene, non ho notato refusi ne frasi confuse.
RispondiEliminaBrava l'autrice, è grazie mille per aver condiviso questa storia con noi!
Mi è piaciuto molto come hai approfondito la parte militare, sia come hai scritto la parte più dolce della storia, bilanciando molto bene le due parti.
RispondiEliminaBrava!!!
Aleuname.
Mi è piaciuta, molto originale. Bella.
RispondiEliminaBella l'ambientazione su territorio attuale di guerra, sei stata tecnica e particolareggiata, con ottime idee. Sembra di correre per tutto il racconto, ma me lo sono goduto e mi è piaciuto. Dialoghi divertenti e ad effetto e io ho un debole per i dialoghi. Brava!
RispondiElimina-Sparv-
Ritengo che questo racconto presenti diversi pregi. Prima di tutto la struttura formata dalle due storie parallele dà un ritmo sostenuto e variato alla narrazione; si passa da un personaggio all’altro, scoprendo man mano indizi che aiutano a ricostruire le storie personali e i caratteri di Bella ed Edward. La tensione scorre appena sotto la superficie perchè i due protagonisti ci lasciano intendere la propria inquietudine senza svelarci immediatamente da che cosa sia determinata. Lo scenario è difficile: si parla di guerra, di incursioni, della paura della morte propria e di persone (amici o nemici che siano, cattivi o buoni). Il momento di massima tensione viene raggiunto quando le storie parallele si incrociano facendoci scoprire che i due personaggi hanno molte più caratteristiche in comune di quante avremmo potuto supporre. Edward non è il volontario tipo che opera in una associazione umanitaria; è un ex militare, rimasto traumatizzato da un’azione che ha comportato la morte di molti civili, alla ricerca di un riscatto personale attraverso l’aiuto fornito ad orfani di guerra. Bella è ancora in servizio attivo, ma pensa già ad abbandonare perché è provata da tutta la violenza che si è trovata ad affrontare. Si incontrano, si riconoscono silenziosamente come simili e per fortuna riescono a tornare a casa insieme. Un tocco di genialità è il personaggio di Charlie. La sua ingenuità, la sua allegria, la sua fiducia nella vita e nella possibilità di essere felici costituiscono un balsamo naturale per i due soldati, li aiutano a rompere il ghiaccio, a riscoprire le pccole gioie di tutti i giorni e il frugoletto funge anche da impertinente cupido, pur non essendo fornito di ali. Molto gradevole.
RispondiEliminaVoto 3
RispondiEliminaMolto molto bella. Io poi ho un debole per i militari per cui...
RispondiEliminaAll'inizio non riuscivo a seguire chi diceva cosa ma ero certa che le file le avrei riprese andando avanti con la lettura, e così è stato. Scorrevole e corretta, ti trascina in un vortice di emozioni tra il dolore della guerra e l'amore di una festa come il Natale. E hai trovato il giusto equilibrio tra le due cose.
Ottimo lavoro, direi. Molto molto brava.
Anche questa bella storia nonostante lo scenario di guerra .
RispondiEliminaUn piccolo Charlei fantastico spassoso quanto il Charlie originale della saga.
Mi sono piaciuti i due pov alternati soprattutto all'inizio quando ancora si doveva scoprire chi parlava.
Grazie.
JB
2 punti
RispondiEliminaMolto molto carina 😍😍😍😍
RispondiEliminaE niente ...io sono particolarmente affascinata dalle storie con le difficoltà della guerra come sfondo. Non so dire il perché. Questa storia mi è piaciuta davvero molto ...
RispondiElimina3 punti. Grazie!
RispondiElimina2 punti
RispondiEliminaAnche in questo caso vado contro corrente. La storia è bella, ma l'ho trovata davvero troppo confusa. A differenza delle altre lettrici ho faticato parecchio per capire i collegamenti, per capire chi parlava e quando. I continui cambi di pov senza segnalazione non mi hanno permesso di godere a pieno di questa storia che sarebbe stata una delle mie preferite. Credo che, vista la necessità di cambiare spesso sia ambientazione che punto di vista, sarebbe stato meglio scriverla in terza persona; più impersonale e meno "calda" sicuramente, ma più "pulita" e comprensibile.
RispondiEliminaGrazie per aver condiviso la tua storia.