Il
capo entrò in stanza con una faccia molto abbattuta.
«Ho
una brutta notizia da darvi» disse amareggiato.
Edward,
il leader del gruppo, prese subito la parola.
«Billy
che succede?» chiese preoccupato.
Il
capo sospirò togliendosi il cappello.
«Purtroppo
hanno annullato il concerto» rispose rattristato.
Gli
altri membri sbuffarono e borbottarono tra loro. Edward prese nuovamente la
parola per calmare le acque.
«Ragazzi
calma per favore. Billy puoi spiegarci meglio che cosa è successo?» chiese
nervosamente.
Stava
iniziando ad agitarsi.
«Il
primario dell’ospedale dice che fareste troppa confusione in ospedale e mi ha
chiesto di annullarlo.»
«Farabutto!»
esclamò nervosamente Emmet.
Edward
lo riprese all’istante e i due finirono a litigare. Fu Jasper a farmi smettere
mettendosi in mezzo tra i due. Era tutta colpa della tensione e della rabbia
che avevano accumulato in pochi minuti. Nessuno di loro cinque riusciva a
credere alle parole appena pronunciate da Billy. Tutti pensavano alla tristezza
di quei bambini una volta saputo che il concerto sarebbe stato annullato.
«Jasper
ha ragione, stati calmi ragazzi!» aggiunse James.
Edward
sospirò e si andò a sedere nel divanetto sotto alla finestra.
«Calmo
un corno! Quei bambini ci rimarranno malissimo e penseranno sicuramente che è
stata colpa nostra» borbottò Emmet, guardando Jasper dritto negli occhi.
«Dobbiamo
fare qualcosa, e anche in fretta» disse Seth.
«Io
ho cercato in tutti i modi di farlo ragionare, ma lui non ha voluto darmi
ascolto. Mi dispiace davvero ragazzi» aggiunse il capo.
«Non
vorrai mica mollare? Billy ti prego ascolta, quei bambini ci tengono molto a
vederci e noi non possiamo deluderli; non una settimana prima di Natale» disse
Emmet.
«Vado
all’ospedale a parlare con il primario. Io non mi arrendo!» esclamò Edward,
alzandosi nervosamente dal divano.
Gli
altri cercano di fermarlo con ogni mezzo a loro disposizione, ma fu tutto tempo
sprecato perché Edward non demorse, e convinto di riuscire a risolvere la
situazione si precipitò dal primario; il suo istinto gli diceva che ci sarebbe
riuscito. Giunto in ospedale non fu però così tanto semplice come aveva sperato
e pensato. Il primario quel pomeriggio era molto impegnato, non aveva tempo per
colloqui, o forse il tempo lo aveva ma non voleva dargli ascolto. Edward
credeva che il primario volesse sfuggire al problema e che il tempo era
solamente una scusa.
Il
ragazzo dunque non si perse d’animo e rimase in ospedale certo che da un
momento all’altro avrebbe ceduto alla sua richiesta e gli avrebbe quindi
concesso cinque minuti del suo tanto prezioso tempo.
«Sei
qui! Perché non rispondi al cellulare?» domandò Emmet con il fiatone.
«E
dove vuoi che sia andato scusa!? L’avevo detto che sarei venuto in ospedale a
parlare con il primario» borbottò Edward.
«Vero,
però credevamo che fossi venuto via da un pezzo. Potevi almeno rispondere!» lo
rimproverò.
«Sono
in ospedale Emmet! E in ospedale non si tengono i telefoni accesi» ribatté
Edward.
«Mamma
mamma guarda!» esclamò una bambina in sedia a rotelle «Quello è Edward Cullen,
il famosissimo Edward Cullen!» forse lo esclamò un po’ troppo forte poiché si
girarono tutti i presenti facendolo sentire un pochino in imbarazzo. Edward
arrossì e abbassò timidamente lo sguardo.
«Perché
faccio sempre questo effetto!?» bisbigliò timidamente Edward a Emmet, il quale
si mise subito a ridere.
La
mamma insieme alla bambina si avvicinarono ai due, e molto timorosamente, la
bambina cercò un contatto con la mano di Edward che subito alzò lo sguardo
verso la bambina e le accennò un sorriso. Edward amava molto i bambini, un
giorno avrebbe voluto avere una famiglia piena zeppa di bambini e in mente
aveva già pensato ai nomi da dargli, sia che fosse femmina, sia che fosse un
bel maschietto.
«Ma
è vero che a Natale farete un concerto proprio in ospedale?» domandò dolcemente
la bambina.
Edward
si sentì gelare il cuore. Che cosa le avrebbe potuto rispondere? Che cosa le
avrebbe dovuto rispondere? Lui voleva tanto fare quel concerto, ma non era
colpa sua se il primario lo aveva rimosso. La bambina, non vedendo risposta da
parte sua iniziò a cambiare espressione, gli occhi le stavano per diventare
lucidi. Edward invece iniziò a sentire tanta, troppa tensione. Mentirle o dire
la verità? Una decisione non proprio facile da prendere. Le accennò un sorriso,
questa volta un po’ imbarazzato, e in quel preciso momento arrivò il primario.
Una vera e propria manna dal cielo. Edward si sentì un po’ più sollevato,
sempre più convinto che non potevano deludere i fans. Si abbassò per poter
raggiungere l’altezza della bambina e le prese la mano.
«Certo
che si farà il concerto piccola! Vero Emmet?» chiese infine conferma al suo
amico, che in tono imbarazzato rispose di sì.
«Hai
sentito mamma!? Faranno il concerto! I Cullen faranno il concerto! Che bello!»
esclamò la bambina felice, guardando sua madre negli occhi.
Il
primario, che finora era stato in silenzio, anche se aveva sentito le parole di
Edward e la conferma del suo amico, si voltò verso di loro. Edward si alzò per
educazione.
«Salve
dottor Swan, come sta? È un vero piacere vederla» disse Edward porgendogli la
mano, ma il primario non ricambiò la stretta e rimase moto serio, freddo e
distaccato.
Anche
la madre e la bambina si girarono verso il primario e lo salutarono
educatamente.
«Edward
Cullen, è un vero piacere trovarla qui. Come mai da queste parti?» chiese
educatamente.
Ma
quale piacere!? Fosse stato per Charlie Swan l’avrebbe mandato a quel paese
subitamente, ma c’era una bambina ricoverata, tra l’altro minorenne, e insieme
a lei c’era sua madre; dunque doveva contenersi. Avrebbe sfogato la sua ira più
tardi nel suo ufficio, insieme alla sua segretaria che ascoltava da anni le sue
lamentele. Edward, che non era di certo un fesso, aveva capito che il primario
stava fingendo, ma poco gli importava perché il suo obiettivo era quello di
rendere felici dei bambini.
«Sono
venuto a scusarmi personalmente con lei per l’equivoco che c’è stato questa
mattina con il mio capo e dirle che i Cullen sono ben lieti di fare qui il
concerto di Natale» disse Edward con molta fermezza e al tempo stesso dolcezza.
Il
primario aveva il fumo che gli usciva dalle orecchie per quanta rabbia stava
accumulando in quei minuti. Edward era riuscito a metterlo in seria difficoltà,
e proprio davanti ad una sua paziente sua madre. La sua segretaria quella sera
sarebbe sicuramente tornata a casa con un gran mal di testa.
«Se
mi permette io vorrei ringraziarla a nome di tutti i parenti dei bimbi
ricoverati in ospedale per la sua generosità. Non sa quanto siano felici di
poter incontrare e ascoltare dal vivo i Cullen» commentò timidamente la madre
della bimba.
Le
orecchie del primario fumarono il triplo.
«Signora
non serve che mi ringrazi, io lo faccio molto volentieri» rispose imbarazzato
il primario.
«Invece
lei ha fatto molto» continuò commossa verso Edward «Grazie anche anche a lei e
al resto della band. Spero che Dio vi accompagni sempre.»
Edward
e Emmet si commossero.
«Non
deve ringraziarci. Noi lo facciamo con amore e speriamo che Dio aiuti tutti i
bambini ricoverati in questo ospedale a guarire» rispose Edward emozionato. La
mamma e Edward si scambiarono un tenero sorriso, lui si abbassò nuovamente
all’altezza della bambina e le diede un bacio sulla guancia.
«Ci
vediamo sabato piccola!» esclamò dolcemente.
Anche
Emmet lo fece.
Tutto
sotto gli occhi del primario, il quale non sapeva se sbottare davanti alla
bambina ricoverata e a sua madre o mettersi le mani nei capelli. Insomma, non
sapeva più come contenere la sua rabbia. Charlie Swan era fatto così: lui e
solamente prendeva le decisioni all’interno dell’ospedale e nessuno poteva
ribattere o prendere le decisioni al posto suo. Il fatto che Edward e il suo
amico avessero infranto questa regola lo aveva infastidito parecchio, questo
perché nessuno prima di loro due lo aveva mai fatto. Ma cosa poteva fare?
Deludere una bambina? Davanti a sua madre oltretutto!? Era chiaro che doveva
ingoiare il rospo e fare quel benedetto concerto. Diciamo anche che il primario
Swan non amava molto la confusione, in più era dell’idea che in ospedale
bisognava avere un comportamento serio.
«Bene»
aggiunse infine il primario.
Edward
e Emmet si alzarono.
«Allora
è tutto okay per Natale. Ci vediamo alle 20:30 come d’accordo con il mio capo?»
chiese conferma Edward.
Il
primario schiarì la voce.
«Esatto,
alle 20.30» confermò a voce bassa.
«Benissimo!
Ci vediamo a Natale allora!» esclamò felice e soddisfatto Edward.
«Che
bello! Non vedo l’ora!» esclamò contenta la bambina.
«Ci
vediamo a Natale piccola!» esclamò dolcemente Emmet, sorridendole.
«Vi
voglio bene ragazzi!» rispose sempre più felice ed emozionata.
«Anche
noi ti vogliamo bene. Ehi, ma non ci hai ancora detto come ti chiami!» le
ricordò Edward, arricciando il naso.
«Lisa.
Io mi chiamo Lisa e ho 10 anni» rispose educatamente la piccola.
Edward
tirò fuori una penna dalla tasca del cappotto e un pezzo di carta dal
portafoglio. “A Lisa, la bambina più
bella e forte del mondo! Con affetto Edward e Emmet!” lo firmò, lo fece
firmare anche a Emmet e lo donò alla bambina.
«Per
te! Così ci terrai sempre nel tuo cuore» disse Edward dolcemente.
«Grazie
di cuore» sussurrò la madre commossa.
Tornati
in studio di registrazione, gli altri membri del gruppo iniziarono ad assalirlo
di domande: Dov’era finito, perché non aveva risposto al telefono, se se la
fosse presa per qualcosa che loro avevano detto o fatto, e quando vennero a
sapere da Emmet che cosa era successo in quelle ore iniziarono
contemporaneamente a saltargli addosso come dei leoni. Ovviamente in senso
affettivo.
«Edward
Cullen, tu sei un grande! Ma come diavolo hai fatto a convincere quel farabutto
del primario?» domandò Jasper curioso.
Finalmente
Edward riuscì a staccarsi e a riprendere fiato.
Edward
arrossì.
Si
sentiva sempre in imbarazzo quando gli altri membri del gruppo lo mettevano al
centro dell’attenzione.
«Ahhh
ragazzi, dovevate esserci! Edward è stato grandioso!» esclamò fiero di lui
Emmet, iniziando a saltellare.
«Faremo
il concerto! Io ancora stendo a crederci. Edward sei strepitoso, ma come
diavolo hai fatto?» chiese molto più curioso James.
«Sì
dai racconta. Come ci sei riuscito Edward?» chiese Seth.
«Lui
ovviamente vuole fare il modesto, ma credetemi, gliene ha dette quattro a quel
primario con la puzza sotto al naso» disse Emmet caricando Edward di complimenti.
«Bravo
leader, così si fa!» esclamò Jasper.
«Emmet
come sempre deve esagerare… veramente è stato il primario a fare tutto. Io gli
ho solo chiesto conferma» disse timidamente, arricciando il naso.
I
ragazzi tornarono ad abbracciarlo e mancò poco che non lo soffocarono. Edward
riuscì a staccarsi per miracolo.
Nel
frattempo all’ospedale, non si parlava d’altro che del concerto dei Cullen e
Lisa teneva quell’autografo come una reliquia; guai a chi glielo toccava.
«Uffa
ma quando arrivano i Cullen» borbottò un bambino, incrociando le braccia al
petto.
«Vedrai
che arriveranno. Magari hanno trovato traffico» disse dolcemente un’infermiera
per cercare di tranquillizzarlo.
«Edward
mi ha promesso che verrà!» esclamò Lisa con molta fermezza.
«Certo
che verranno bambini. State tranquilli» disse nuovamente l’infermiera.
«Allora,
siete pronti per divertirvi?» esclamarono i Cullen contemporaneamente, aprendo
la porta della sala d’aspetto. Tutti i bimbi iniziarono a emozionarsi, Lisa in
primis. Edward, Emmet, Jasper, Seth e James erano felici e non vedevano l’ora
di cantare per tutti i bimbi presenti. Insieme a loro c’era anche il primario,
che non aveva ancora mandato giù la storia e c’era anche il manager, il capo
della band, Billy.
«Lo
sapevo che sarebbero venuti!» esclamò Lisa felice.
Edward
e Emmet si avvicinarono a Lisa e le sorrisero facendola leggermente arrossire.
Si
abbassarono alla sua altezza.
«Ciao
piccola, visto che siamo venuti?» esclamò Edward felice.
«Siete
i migliori ragazzi!»
«Questa
è per te Lisa!» esclamò Emmet, alzandosi. Edward fece lo stesso e iniziarono a
cantare.
Il
concerto fu un vero successo, tanto che alla fine il primario ripensò al modo
con cui aveva trattato i due ragazzi, riflettendo e capendo che aveva
sbagliato: Prima di tutto vengono i bambini e la loro felicità. Non solo si
congratulò con tutti loro, ma l’invitò a fare un secondo concerto per
capodanno.
I
ragazzi furono molto sopresi della sua richiesta, ma anche molto entusiasti e
felici. Tutto ciò che desideravano era rendere felici i bambini e sperare che
guarissero dalle loro malattie…
Molto dolce e ricca di speranza. Paola Pellegrini
RispondiEliminascritta bene e molto natalizia!
RispondiEliminaStoria veramente dolce e natalizia.
RispondiEliminaBrava!!!
Aleuname.
Storia carina e molto dolce, amo la speranza che traspare dalle righe, finalmente i ragazzi hanno scoperto il loro scopo, grazie a loro quei poveri bimbi potranno avere anche loro un natale felice, brava. UN bacione alla scrittrice Giovanna Sieni
RispondiEliminaStoria dolce e piena di speranza; a volte la buona volontà delle persone ammorbidisce anche i cuori più duri, e dopo tutti sono più felici. Grazie!
RispondiEliminaNiente storia d'amore in queste o/s, ma tanto amore per un gruppo di ragazzi che vogliono far felici dei bimbi :)
RispondiEliminaTenerissima idea e teneri i protagonisti compreso il rigido primario.
-Sparv-
Racconto toccante per la tematica affrontata. Quanti bambini e i loro genitori sono costretti a trascorrere in ospedale le festività? Troppi. E quanti si ricordano che avere la possibilità di dimenticare, anche solo per un poco, le proprie paure e i dolori della malattia può essere una vera e propria medicina? La band che decide di dedicare un po’ del proprio tempo e del proprio talento ai bambini dimostra un grande cuore, la consapevolezza che a volte bastano un poco di fantasia e creatività per rendere il mondo un posto migliore per tutti. Mi spiace un po’ per il povero primario Swan che non riesce a farsi risvegliare dalla magia dell’amore disinteressato verso quelli che ci circondano, ma se uno il cuore non ce l’ha forse non si accorge neppure che non gli batte proprio. Uncle Scrooge che vorrebbe sopprimere lo spirito del Natale e si trova a guardare persone felici senza capire che cosa si provi ad esserlo. Malasorte a lui.
RispondiEliminaStoria carina e dolce, grazie per averla condivisa con noi.
RispondiEliminaLa speranza in qualcosa di meglio è alla base di questa storia. E la speranza è anche espressione del Natale. Delicata e ricca di sentimenti. Brava...
RispondiEliminaStoria piacevole e natalizia.
RispondiEliminaGrazie.
JB
Carina e dolce 😊
RispondiEliminaStoria dolcissima e piena di buoni sentimenti. Mi piaciuta tanto. Sarebbe bellissimo se gli idoli dei ragazzi e dei bambini si "donassero" allo stesso modo dei tuoi protagonisti anche nella realtà.
RispondiEliminaGrazie per la tua storia.