sabato 8 aprile 2017

COSE PREZIOSE




Cose Preziose




Sabato 19 novembre  -  Oh, Diario!
Che noia!
La mia vita con Jake trascorre così tranquilla. Troppo tranquilla, addirittura monotona. Troppo monotona. Insomma... che palle!
Stiamo insieme da 5 anni, conviviamo da 4, ma è come se fossimo due pensionati 80enni. Se penso che ho scelto lui perché mi piacevano la sua vita organizzata e la sua stabilità … chissà dove cavolo avevo sbattuto la testa!
Lo so che il lavoro di Jake è davvero pesante, dopotutto è titolare di un’impresa edile in città: ha problemi, responsabilità e scadenze che io, col mio umile lavoro di cameriera in un piccolo ristorante di provincia, non posso capire. Ma cavolo! È sempre stanco!
E io sono stanca di litigare, stanca di soffrire, stanca di essere insoddisfatta della mia vita. Voglio dare una scossa alla nostra vita di coppia, ma non so proprio come fare.
Se penso che l’ho addirittura preferito a…
No, hai ragione Diario: non posso pensarci, non in questo momento in cui mi sento così triste e sola.

***

Domenica  27 novembre  -  Caro Diario,
Sono ancora qui a sfogarmi con te.
Ti ricordi che mi sono ripromessa di fare di tutto per stimolare Jacob e rendere più movimentata la nostra vita di coppia? Indovina com’è andato il mio primo tentativo? Esatto: uno schifo.
Ieri sera, visto che era sabato, ho deciso di puntare sul lato sessuale.  Come “Perché?”? Diario! Te l’ho detto: pure lì siamo di un piattume e di una monotonia pazzesca: quando ha voglia (sempre il sabato sera, sempre verso le 10) si mette a guardarmi. Anzi, “fissarmi” sarebbe più esatto. Lui sta lì e mi fissa e io devo prendere l’iniziativa e avvicinarmi a lui, baciarlo e toccarlo, altrimenti mette il muso come un bambino. Ovviamente, nel caso te lo stessi chiedendo, facciamo sesso sempre nella stessa posizione (odio la missionaria! La odio!).
Comunque, tornando a ieri sera: lui mi fissa e io, cercando di non sbuffare, mi avvicino iniziando a baciarlo, allora lui si struscia contro di me palpandomi le tette come se stesse impastando la pizza. Contrariamente al solito, ho cercato di stimolarlo a osare un pochino, a cambiare, a lasciarsi andare: ho provato a levargli di dosso la maglia del pigiama (ebbene sì: l’unico uomo al mondo a indossare un pigiama, per giunta di pile, è Jacob). Indovina? Mi ha risposto che aveva freddo. Allora mi sono sfilata la camicia da notte, perché nessun uomo resta indifferente davanti alla sua donna nuda. Nessuno tranne il mio, evidentemente. Io volevo essere guardata, ammirata, desiderata… ma lui praticamente neanche se n’è accorto. Ho tentato l’ultima carta: gli ho proposto di prendermi da dietro. Lo sai qual è stata la sua reazione? Mi ha guardata come se fossi una depravata! Ti rendi conto?! Quella è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Ci ho rinunciato e ho lasciato che Jake seguisse la sua routine: si è abbassato i pantaloni e i boxer il minimo indispensabile, si è sdraiato sopra di me, due minuti dopo ha concluso e si è girato all’altra parte augurandomi la buona notte.  Romantico, eh?
Che palle, Diario! Non ne posso più!

***

Lunedì 5 dicembre  -  Caro Diario,
Frugando nell’armadio alla ricerca delle decorazioni natalizie per fare l’albero, ho fatto cadere una scatola. Non ricordavo cosa ci fosse dentro e, raccogliendola, si è tolto il coperchio sparpagliando tutto il contenuto sul pavimento.
Dentro c’erano delle fotografie.
Decine di fotografie della mia vita prima di mettermi insieme a Jacob.
Decine di fotografie di Edward: autoscatti di noi due, foto che ci avevano fatto gli amici, foto di lui che mi fissava sorridente attraverso l’obiettivo. Ora sono qui seduta a terra a guardarle una per una, rapita dai ricordi, a fissare il suo volto bellissimo e a ripensare a quei momenti, quei mesi, quegli anni.
Oh, Diario. Sono passati anni, ma il mio cuore non ha mai dimenticato Edward. E neanche il mio corpo, visto che ancora mi vengono i brividi e il respiro accelera al ricordo delle sue mani che mi sfioravano e delle sue labbra che mi baciavano.
So che dovrei rimettere le foto nella scatola e richiudere il mio passato nell’armadio, ma non ci riesco: è da così tanto tempo che non penso a lui, che ora tutti i ricordi fanno a gara per vedere quale mi fa battere il cuore più forte.
Diario, come ho potuto essere così stupida? Ricordo perfettamente quando frequentavo entrambi: Edward mi faceva battere il cuore in maniera folle e mi faceva provare emozioni sconosciute, intense e bellissime. Era bello, intelligente, intrigante e sexy, ma… Finita l’Università cercava un lavoro dinamico, che lo lasciasse libero e aveva addirittura rifiutato lo stage offerto da un collega di suo padre perché non voleva passare la vita chiuso in un ufficio. Per me, ragazza cresciuta con il solo stipendio di un padre e una pazza madre hippie, significava che non voleva impegnarsi, che non era un ragazzo serio con cui costruire un futuro solido perché voleva solo divertirsi, con me e nella vita.
Invece Jacob era un lavoratore serio e instancabile, sapeva già di voler prendere in mano l’impresa edile di suo padre e mi sembrava un ragazzo con la testa sulle spalle. Anche se non mi toccava. Prima di metterci insieme non mi aveva mai neppure baciata perché, diceva, aveva troppo rispetto di me per “sporcarmi” prima di essere fidanzati. Mi dicevo che avrei imparato ad amarlo, che quello che provavo con Edward era solo dovuto all’attrazione fisica… Invece ho fatto una fatica pazzesca ad abituarmi ad avere accanto Jacob, a non pensare a Edward, a non chiedermi continuamente che cosa stesse facendo, se mi stesse pensando.
Poi, semplicemente, un giorno Edward è sparito, non si è più visto. Secondo alcuni aveva trovato lavoro dall’altra parte dell’oceano, secondo altri semplicemente in un altro Stato.
Ripensando a quel periodo, ricordo che all’inizio mi sembrava di impazzire perché non lo vedevo più ma, dopo alcune settimane, mi ero resa conto che non averlo intorno mi stava aiutando a dimenticarlo.

***

Sabato 10 dicembre  -  Caro Diario,
Questa mattina gli ho proposto di andare da qualche parte, di uscire, di vedere qualche coppia di nostri amici, ma mi ha risposto che era stanco e voleva riposare perché ha avuto una settimana davvero pesante al cantiere.
Eccheccavolo! Abbiamo trent’anni, conosco pensionati in casa di riposo più attivi di noi!!!

***

Domenica 11 dicembre  -  Caro Diario,
Ho proposto a Jake di fare un bambino.
Era seduto sul divano a guardare una partita di basket con una ciotola di pop-corn sulle ginocchia. Prima mi ha guardata con gli occhi spalancati, come se mi fosse spuntata una seconda testa. Poi ha distolto lo sguardo e, col suo vocione, mi ha detto «No, Bella, siamo così giovani! Prima di avere un figlio voglio che ci divertiamo, che giriamo il mondo!»
Gli sono scoppiata a ridere in faccia: girare il mondo stando seduti sul divano non è proprio l’idea che ho di fare un viaggio!
Ovviamente, la mia non era una vera proposta ma una provocazione: volevo scuoterlo, farlo ragionare seriamente sul nostro rapporto, cercare di farlo riflettere se è questa la vita che vuole davvero. Negli ultimi giorni, infatti, più cerco di trovare un modo per stimolarci come coppia, più mi rendo conto che, forse, dovrei lasciar perdere. Forse, semplicemente, non siamo fatti per stare insieme.
Oh, Diario! Riuscirò mai a prendere una decisione e prendere in mano la mia vita, per ricominciare tutto da capo?

***

Lunedì 12 dicembre  -  Diariooooo!!!
OMG! L’ho visto! L’ho visto, capisci? Come “chi?”? Edward! Edward Cullen!
Lo sapevo che non dovevo pensarlo, che non dovevo guardare le nostre foto! Il destino è così traditore, così infimo e bastardo che coglie qualsiasi tua debolezza per prenderti in giro e divertirsi alle tue spalle…
Edward è venuto a mangiare al ristorante, e quando me lo sono trovato davanti sono rimasta imbambolata, il mio cuore ha saltato un battito, avevo praticamente perso l’uso della parola. Era in compagnia di una donna, ma l’ho a malapena notata. È stato carinissimo: si è alzato in piedi e mi ha abbracciata e baciata sulle guance. Sono passate ore da quel momento, ma sento ancora il suo tocco sulla pelle, il suo profumo delicato, la sua voce dal tono così sorpreso e vedo ancora quegli splendidi occhi verdi che brillavano.
Era da così tanto tempo che non pensavo a lui: credevo di aver superato quello che provavo, credevo di averlo dimenticato... Invece, aver rivisto le sue foto, l’altro giorno, mi ha fatto rivivere quello scombussolamento che solo lui sa creare e vederlo dal vivo è stato anche più disarmante. La cosa che più mi ha sconvolta, è che ho capito di essere sempre stata innamorata di lui e che Jake è stato solo un palliativo.
Che stupida sono stata!

***
Mercoledì14 dicembre  -  Caro Diario,
Oggi Edward è tornato a mangiare al ristorante. Questa volta era da solo ed è arrivato sul tardi. Quando ha finito di pranzare mi ha chiesto se gli facevo compagnia per un caffè, che aveva voglia di parlare un po’ con me, di sapere come stavo. Ho tentennato, ma alla fine gli ho detto di sì, così mi ha aspettato fino alla fine del turno e siamo andati in una caffetteria lì vicino. Il tempo in sua compagnia è letteralmente volato, abbiamo parlato di moltissime cose ed è rimasto sorpreso di sapere che sto ancora con Jake. Lui invece è single e non ha mai avuto storie importanti: da detto di essere stato innamorato solo una volta, ma lei gli ha spezzato il cuore. Mentre lo diceva, mi fissava con un’intensità che mi faceva mancare il respiro, che mi faceva battere il cuore come fosse impazzito.
Per fortuna ha cambiato subito argomento, e mi ha raccontato che fa il lavoro dei suoi sogni: sviluppa software che poi vende alle aziende, così il suo orario di lavoro è flessibile e può gestirlo a suo piacimento. A giudicare dalla serenità che trasmette e dal suo sorriso, deve essere veramente soddisfatto.
Quando ci siamo lasciati mi ha abbracciata così stretta che sembrava avesse capito come sto davvero e volesse rimettere insieme i pezzi del mio cuore.

***

Sabato 17 dicembre  -  Caro Diario,
Come spiegarti quello che è successo oggi? Non l’ho capito neanche io!
Questa mattina ho chiesto nuovamente a Jake di fare qualcosa, di andare da qualche parte. Gli ho detto che mi andava bene tutto, mi bastava uscire di casa. Mi ha risposto come al solito, cioè che è stanco e non ha voglia di uscire. Questa volta non ce l’ho più fatta a trattenermi e abbiamo litigato, gli ho urlato contro tutta la mia stanchezza e la mia frustrazione e lui ha risposto che nell’ultimo periodo sono insopportabile, che non mi accontento più, che sono troppo esigente. Allora l’ho mandato al diavolo e me ne sono andata sbattendo la porta.
Ho camminato tutta la mattina vagando senza una meta, finché mi sono trovata in una zona della città che non conoscevo. Mi sono guardata attorno e ho visto che ero davanti a un negozio particolare, sull’insegna c’era scritto “Cose Preziose”. So che è incredibile, perfino stupido, ma era come se all’interno ci fosse qualcosa che mi attirava, così mi sono lasciata guidare dall’istinto e sono entrata. Una volta dentro, però, non riuscivo a capire di che tipo di negozio si trattasse: c’erano mobili e scaffali di vario genere, sui ripiani facevano bella mostra bambole antiche e recenti, libri, soprammobili, strumenti musicali e vestiti; alcuni oggetti erano chiaramente usati, consumati perfino, mentre altri erano nuovi di zecca. Il primo pensiero è stato che si trattasse di un negozio che vendeva articoli d’antiquariato o vintage. Se fosse stato così, però, a cosa servivano quei separé che dividevano lo spazio in piccole zone relax, con tanto di divanetti e poltrone?
Mi sono addentrata all’interno per osservare meglio. Ovunque c’erano decorazioni di Natale di ogni tipo: neve finta sulle vetrine, piccoli ed eleganti presepi sparpagliati su ogni tipo di superficie, palline per l’albero di qualsiasi tipo e dimensione che pendevano dal soffitto attaccate a fili invisibili o appoggiate su tavolini e scaffali. E ancora pupazzi di neve, Babbi Natale e ghirlande: sembrava di trovarsi in un cartone animato. O in un mondo fatato.
Mentre vagavo all’interno del negozio guardandomi attorno, un’elegante signora di mezz’età dall’espressione gentile si è presentata con il nome di Esme e mi ha chiesto se potesse aiutarmi. Un po’ scoraggiata per non averlo capito da sola, le ho chiesto che tipo di negozio fosse e lei, con un sorriso, mi ha risposto “Realizziamo desideri.”.
Certa di non aver capito bene, l’ho guardata confusa ed Esme mi ha spiegato che, a volte, le persone sono alla ricerca di qualcosa. Non sempre sanno di cosa si tratta, ma sanno che è qualcosa di importante e che, finché non l’avranno trovato, proveranno un senso di vuoto nel petto. Passando davanti al suo negozio sentono il desiderio di entrare e, anche se non sempre alla prima visita, lì dentro trovano quello di cui hanno bisogno per stare bene.
Quando mi ha chiesto cosa stessi cercando, la verità mi ha colpita con violenza.
Vuoi sapere, Diario, di cosa si tratta? Vorrei una seconda possibilità. Vorrei poter tornare indietro per prendere una decisione diversa.
Vorrei Edward!
Forse tu lo avevi già capito, e ora mi stai prendendo per pazza perché, ovviamente, non posso comprare Edward in un negozio. Ma Esme ha detto che, a volte, abbiamo semplicemente bisogno di fare chiarezza dentro di noi, per capire cosa desideriamo davvero. E, spesso, per fare chiarezza, serve un piccolo... miracolo!
E, in quel negozio, un piccolo miracolo è avvenuto!
Esme mi ha fatto accomodare su una poltrona comodissima e mi ha offerto una buonissima tisana e alcuni biscotti.
Mi sentivo a mio agio con lei, mi sembrava di conoscerla da sempre, di poter parlare di tutto quanto e così, tra un biscotto e l’altro, le ho raccontato di Jacob e di come le cose non vadano più tanto bene. Ho tenuto per me tutto quello che riguarda Edward, come se parlarne potesse renderlo meno mio, meno speciale.
Sfogarmi mi ha fatto bene e Esme mi ha detto quello che sapevo già: se voglio stare bene, devo cambiare qualcosa nella mia vita.
Mentre parlavamo, all’improvviso ho avuto un capogiro: sentivo le gambe pesanti e la testa leggera, così Esme mi ha invitata a riposare alcuni minuti sulla poltrona reclinabile. Ho acconsentito e lei mi ha aiutata a sdraiarmi, era davvero morbida e rilassante, mi ha accolta come in un caldo abbraccio e, in pochi secondi, mi sono addormentata.

***

Quando ho aperto gli occhi mi sono ritrovata in un luogo che non ho mai visto, un ampio open-space arredato con cura e illuminato dalla luce del giorno che filtrava da una grande vetrata. Stranamente non ero spaventata, ma solo curiosa di capire dove mi trovassi. Neanche quando mi sono resa conto di essere incorporea come un fantasma mi sono spaventata.
No, non è come pensi tu, mio caro Diario. Esme non mi ha drogata! O almeno non credo, ma non è questa la cosa importante, ora lasciami continuare.
Mentre cercavo di capire cosa stesse succedendo, il suono di una risata, che riconoscerei tra mille, ha attirato la mia attenzione. Mi sono alzata per cercarne la provenienza e, mentre camminavo, mi sono accorta che i miei piedi non toccavano terra: stavo fluttuando. Neppure questo mi ha spaventata, mi sentivo come se fosse tutto assolutamente normale.
Intanto le voci erano diventano due: una di un uomo e l’altra di una donna. Seguendone il suono sono arrivata a una scala di legno, moderna, con il corrimano di cristallo. In cima alla scala, sul soppalco, c’era una camera da letto e, sul letto, due persone che ridevano, scherzavano e si facevano il solletico. Una di queste era Edward. Teneva tra le braccia una ragazza dai capelli scuri, che non vedevo perché di spalle, e le stava facendo il solletico ai fianchi. Entrambi indossavano solo la biancheria intima. I capelli di Edward erano pazzescamente sconvolti, che puntavano in mille direzioni diverse e il colore, quello strano castano-rossiccio, era reso più chiaro e dorato dai raggi del sole che entravano dalla finestra. Mi sentivo di troppo in quella splendida armonia ma non riuscivo a staccare gli occhi da lui, dal suo corpo splendidamente tornito, gli occhi verdi e da quel sorriso sghembo e bellissimo. Ad un certo punto, Edward si è alzato in piedi trattenendo la ragazza che rideva e scalciava cercando di liberarsi e, quando sono riuscita a riconoscerla, mi è mancato il respiro: quella ragazza ero io!
Lo so che appena ho visto me stessa dovevo capire che si trattava di un sogno ma, caro Diario, sono trent’anni che faccio sogni, e nessuno di questi è mai stato così… così… reale! E ti posso assicurare che fa veramente uno strano effetto vedere sé stesse! Soprattutto se quell’altra te ha esattamente quello che vorresti.
Vuoi sapere come continua il sogno? Ok, tanto raccontarlo non può far male quanto ha fatto vederlo…
Bella si è voltata e, cercando di resistere al solletico e senza divincolarsi troppo, ha baciato Edward. Lui ha smesso di ridere e si è lasciato prendere dalla passione, allora Bella gli ha avvolto le braccia attorno al collo e lui l’ha adagiata sul letto, sdraiandosi sopra di lei. Tra un bacio e l’altro, però, cercava di convincerla che erano in ritardo, ma lei continuava a stuzzicarlo fino a quando lui si è arreso.
Vederlo baciare un’altra è stato doloroso, ma non riuscivo a staccare gli occhi perché, in qualche modo, stava baciando me. Lentamente sono ritornata in salotto, cercando di non ascoltare i loro… i nostri?  gemiti.
Mi sono seduta nuovamente sul divano prendendomi la testa tra le mani, sperando che quello strano sogno finisse. Tutto ad un tratto i gemiti sono svaniti e ho sollevato la testa, sicura di ritrovarmi nel negozio di Esme.
E invece no. Qualcosa era cambiato, ma non come speravo.
Edward era seduto in un angolo dell’open-space adibito a studio, aveva un’espressione seria e concentrata mentre batteva nervosamente sui tasti di un pc portatile. Sulla lunga scrivania di fronte a sé aveva vari schermi e computer accesi e stava imprecando perché, evidentemente, qualcosa non funzionava come lui avrebbe voluto.
Un tintinnio alle mie spalle mi ha fatto voltare e ho visto Bella che si avvicinava, portandogli una tazza fumante. Anche Edward si è voltato e, non appena l’ha vista, il suo sguardo si è rasserenato. Era fin troppo chiaro quello che provavano l’uno per l’altra.
Scuotendo la testa, ho chiuso gli occhi chiedendomi se fossi finita in un universo parallelo.
«Davvero non lo capisci?» La voce di Edward mi ha fatto sobbalzare e, alzando lo sguardo, mi sono ritrovata a fissarlo dritto negli occhi. Non solo Bella era svanita, ma Edward mi vedeva e parlava con me! Era così vicino da tendermi una mano, che ho afferrato e, nell’istante in cui le nostre dita si sono toccate, sono diventata reale e corporea, i miei piedi hanno toccato terra con un piccolo tonfo.
«Edward? Ma cosa…?»
Il suo sorriso era adorabile e una piccola fossetta gli era apparsa su una guancia. Anche ora che scrivo, le sue parole sono ancora impresse nella mia memoria: «Questa sarebbe la nostra vita, Bella. Se tu avessi scelto me, e non Jacob, ora saremmo felici. Questa sarebbe casa nostra.» ha mormorato facendo un ampio gesto con le braccia per indicare tutto quello che lo circondava. «Ero innamorato di te, ma tu non hai voluto crederci.» Poi mi ha preso il viso tra le mani e, dopo avermi guardato intensamente, ha appoggiato le labbra sulle mie. Abbracciandolo, ho risposto al bacio con una passione che credevo non mi appartenesse più. I nostri respiri si fondevano l’uno nell’altro e le nostre lingue si accarezzavano mentre ci spogliavamo in fretta, impazienti. Edward mi ha sollevata e io gli ho avvolto le gambe nude attorno ai fianchi, quindi mi ha portata su per le scale, dove mi ha stesa sul letto.
Abbiamo fatto l’amore e quello che ho provato è stato talmente impetuoso da far fatica a trattenere le lacrime. È stato fantastico riconoscere il suo modo di toccarmi e di baciarmi, e straordinario come mi sia sentita perfettamente a mio agio con lui, finalmente completa.
Purtroppo tutto è svanito all’improvviso e, quando ho aperto gli occhi, mi sono ritrovata nello strano negozio di Esme. Lei era seduta lì accanto, mi ha chiesto se stavo meglio e, dopo avermi dato il tempo di riprendermi dallo strano quanto emozionante sogno, mi ha accompagnata alla porta invitandomi a tornare quando volevo. Mi ha abbracciata con calore, chiedendomi se avessi capito cosa stavo cercando.
«Forse sì.» ho risposto, perché da quel sogno una cosa sicuramente l’avevo capita.
Ho camminato a lungo con la testa tra le nuvole, ripensando a quello strano sogno e rivivendo ogni emozione provata tra le braccia di Edward. Con le idee finalmente ben chiare sono rientrata a casa e, vista l’indifferenza di Jacob, mi sono messa tra lui e la sua adorata tv. Appena ha aperto bocca per lamentarsi l’ho guardato dritto negli occhi, «Jake, dobbiamo parlare.»

***
Lunedì 19 dicembre  -  Caro Diario,
Vuoi sapere come sto oggi? Non lo so.
Meglio: ho lasciato Jake, che ha appena finito di portare via le sue cose.
Peggio: ho lasciato Jake. E ora sono confusa. È vero che non siamo fatti per stare insieme, vogliamo cose diverse, abbiamo un modo completamente diverso di affrontare la vita e non mi manca neanche un po’. Mi manca avere un compagno, ma questa è un’altra cosa.
A Edward ci penso spesso. Come ripenso a quello strano sogno che ho fatto al Cose Preziose, così realistico e così vivido, e alle emozioni incredibili che ho provato baciandolo e facendo l’amore con lui. Era un sogno, lo so, non serve che tu me lo ripeta, Diario, ma te lo giuro: sembrava proprio vero! Per giorni ho sentito la sensazione delle sue dita sulla pelle, il suo sapore sulle labbra.
Non è tornato al ristorante, quindi non l’ho più rivisto. Probabilmente gli avrò fatto pena: cosa può volere da una povera ragazza senza futuro e senza aspettative, che sta con una persona solo per abitudine e paura?

***
21 dicembre.
È tornato! È tornato! Ommioddio Diario! Tu non puoi capire quanto fosse bello! Indossava una camicia bianca con la cravatta nera, in tinta con i pantaloni e un cappotto color cammello che gli arrivava a metà coscia.
Peccato che fosse con una donna, e che lei se lo mangiasse letteralmente con gli occhi. Da quello che ho capito, però, era solo una cliente.
Quando ha richiesto il conto, gli ho portato una cartellina di pelle con la ricevuta. Dopo alcuni minuti sono tornata a riprenderla e, una volta alla cassa, l’ho aperta: insieme alla carta di credito ho trovato un suo bigliettino da visita, sul retro un messaggio scritto a mano:

Caffetteria dell’altra volta, tra un’ora. Vieni?

Come potevo dirgli di no? Sono ritornata al suo tavolo con un sorriso ebete stampato in faccia e, dopo avergli allungato la cartellina, l’ho salutato con un «A presto!»
Lui ha sorriso e, facendomi l’occhiolino, ha ricambiato il saluto.
Diario, sedere di fronte a lui col ricordo così vivido di quello strano sogno era davvero difficile. Mi sembrava che avessimo davvero fatto l’amore, che mi avesse davvero detto quelle parole. Ricordavo la dolcezza delle sue carezze, l’intimità dei suoi baci, il calore della sua pelle. Mentre parlavamo, mi è capitato di avvampare all’improvviso, per un ricordo più vivido degli altri, allora ho abbassato lo sguardo e, quando lo guardavo di nuovo, anche il suo viso era arrossato, come se avesse visto i miei pensieri.
Ho approfittato di un momento di silenzio tra noi in cui, sovrappensiero, giocava con le lunghe dita con una bustina di zucchero, «Io e Jacob ci siamo lasciati.»
Ha alzato velocemente il viso su di me, estremamente attento, mi ha chiesto se ci stavo male ed io ho scosso la testa sorridendo, spiegandogli che ero stata io a lasciarlo.
Edward allora ha sorriso, un sorriso aperto e sincero.
Siamo rimasti a chiacchierare fino a sera, poi ci siamo dovuti separare perché aveva un appuntamento di lavoro per cena ma, visto che si era fatto buio, ha insistito per accompagnarmi a casa. È sempre stato un perfetto gentiluomo. Sulla soglia di casa sembrava incerto, mi fissava come se volesse dire qualcosa, mi guardava le labbra e incrociava il mio sguardo. Inutile dire che ho desiderato con tutto il cuore che mi baciasse, ma mi abbracciato, appoggiandomi un bacio leggero sulla guancia, quindi se n’è andato.

***

Venerdì 23 dicembre
«Siamo arrivati.» la voce del tassista mi fa alzare gli occhi dal mio fidato Diario, a cui ho sempre confidato tutti i miei dubbi, le mie paure e i miei successi.
Ho deciso di tornare al Cose Preziose. Non so perché ci sto andando, ma so di aver bisogno di farlo.
Forse è solo l’atmosfera natalizia a farmi sentire così, come se potessi esprimere un desiderio e fossi sicura che si realizzerà.
Appena metto piede nel negozio, un delizioso aroma di cannella e vaniglia mi riporta con la memoria a un giorno di tanti anni fa, in cui io e Edward abbiamo preparato dei biscotti. Non ricordo l’occasione, forse una vendita di beneficienza, non lo so. Abbiamo giocato come due bambini lanciandoci la farina, mangiando l’impasto crudo e sporcandoci il viso con le mani infarinate. Abbiamo finito per fare l’amore sul tavolo della cucina, in mezzo agli ingredienti e ai biscotti sfornati, lasciando carbonizzare quelli in forno. Edward era così: sapeva rendere tutto divertente ed eccitante allo stesso tempo.
«Bella! Che piacere!» Esme viene verso di me sorridendo con dolcezza, avvolgendomi in un caldo abbraccio, «Bentornata!»
«Grazie.» le sorrido ricambiando l’abbraccio: è come se fossi venuta a trovare una carissima amica che non vedevo da molto tempo.
«Vieni, ho appena fatto una tisana e sfornato dei biscotti, sei arrivata proprio al momento giusto.» Esme mi prende per mano guidandomi verso il separé dell’altra volta. Sul tavolino ha già preparato un servizio da tè e un piatto di biscotti, come se mi stesse aspettando. Ci accomodiamo, poi riempie entrambe le tazze, invitandomi a prendere un dolcetto.
«Allora, cos’hai chiesto a Babbo Natale?» Chiede sorseggiando la tisana.
«Sono un po’ grande per credere a Babbo Natale, non pensi?» sorrido afferrando un biscotto.
Esme mi guarda da sopra la sua tazza, attraverso il vapore. L’altra volta non mi ero accorta di quanto i suoi occhi fossero verdi e il suo sguardo intenso, «Non si è mai troppo grandi per esprimere un desiderio a Natale.».
Mentre rifletto sulle sue parole assaggio il biscotto: perché non mi stupisce che il gusto sia identico a quelli che avevamo fatto io e Edward? Lo ricordo perché avevamo finito per mangiarli noi, dato che l’imprevisto sul tavolo della cucina ci aveva portati sotto la doccia e poi in camera da letto. Quando avevamo guardato l’ora era troppo tardi per uscire ed eravamo rimasti al calduccio sotto le coperte a gustarci i biscotti e una tazza di latte.
«Allora? Questo desiderio?»
Sbatto le palpebre per scacciare il sorriso di Edward dalla mente, «Sì, l’ho espresso. Ma resterà uno dei tanti che non si realizzeranno, temo.»
«Devi essere più positiva Bella! Il Natale realizza i desideri, ma bisogna crederci.»
Esme mi fissa con l’espressione seria e un sorriso enigmatico sulle labbra.
«Ho paura di crederci, Esme. Ho paura di illudermi e poi di soffrire.» mormoro portandomi un altro biscotto alle labbra.
«Bella, non tutti i sogni sono illusioni.»
Chiudo gli occhi, sospirando e tornando per un istante col pensiero a Edward: chissà se desiderarlo è un sogno o un’illusione?
Un colpo di tosse mi fa aprire gli occhi.
Davanti a me c’è Edward.
Sbatto gli occhi più volte ma lui è sempre lì. Sento una brezza fredda accarezzarmi il viso e mi accorgo che siamo in mezzo alla gente. Mi guardo attorno, talmente meravigliata da non riuscire a dire una sola parola.
«Bella, che cosa c’è?» Edward mi guarda, l’espressione a metà tra il curioso e il preoccupato, mi prende le mani tra le sue e viene più vicino. «Bella? Tesoro, cosa c’è?»
Guardo le nostre mani: portiamo dei guanti di pelle. Volgo lo sguardo nuovamente su di lui che indossa un giubbotto pesante blu scuro, un cappello di lana e una sciarpa, entrambi di colore blu, ha le guance arrossate e il suo respiro si condensa in una nuvoletta di vapore.
«Edward?»
«Bella! Amore, parla, dì qualcosa! Sembri sconvolta!»
Tremando, frastornata, riesco a guardarmi attorno: siamo sulla pista di pattinaggio del Rockefeller Center, a New York. Fa freddissimo, abbiamo i pattini ai piedi e siamo circondati da gente che pattina: bambini che ridono, coppie che si tengono per mano, ragazzi che si rincorrono. È quasi buio, tutto è ricoperto da una candida coltre di neve e il grande albero brilla di migliaia di luci colorate a poche decine di metri da noi.
È impossibile. Devo essere impazzita.
Le mani di Edward mi si posano sulle guance e mi costringono a voltare il viso verso di lui, «Bella, parlami.»
Cerco di organizzare le parole per non sembrare completamente impazzita, «Cosa ci facciamo qui?»
Mi guarda sorpreso, la bocca leggermente aperta, «L’idea di tornare a New York per il nostro anniversario è stata tua, non lo ricordi?»
Anniversario?
«Sembra che tu stia per svenire. Seguimi, andiamo a sederci.» Mi passa un braccio attorno alla vita e pattiniamo lentamente fino a uscire dalla pista, poi andiamo a sederci su una panca.
«Vuoi bere qualcosa di caldo?»
Scuoto la testa. «Va già meglio, grazie. Forse è solo la stanchezza.» L’ultima cosa che ricordo è il negozio di Esme. Ricordo il sogno dell’altra volta e mi convinco che questo sia esattamente la stessa cosa: un sogno. Un meraviglioso sogno in cui io e Edward stiamo insieme. Lo guardo, sorprendendolo a fissarmi turbato. «Non ti preoccupare, per stare meglio ho bisogno solo di una cosa.» Mi sporgo verso di lui, avvicinando le labbra alle sue e guardandolo negli occhi. Capisce all’istante e azzera la distanza tra noi, baciandomi con dolcezza. Ben presto non mi è sufficiente, voglio di più, allora gli appoggio una mano sulla guancia baciandolo con più intensità. Qualcuno tossisce troppo vicino a noi e, quando ci allontaniamo, una signora anziana ci lancia uno guardo di rimprovero. Accidenti a lei!
Ridacchiamo scusandoci poi andiamo a recuperare le scarpe e riportiamo i pattini al noleggio. Usciti dalla grande piazza, troviamo un angolino tranquillo e Edward mi bacia ancora. Mi schiaccia contro la parete alle mie spalle facendomi desiderare di essere da tutt’altra parte, su un bel letto, magari.
«È un sogno essere qui con te.» sussurro, prendendogli dolcemente il labbro inferiore tra i denti.
«Allora rendilo realtà Bella. Non aspetto altro.»
Non capisco le sue parole e lo guardo negli occhi.
«Lasciati andare e fai chiarezza dentro di te, e questo sarà il nostro futuro. Ti amo, Bella.»
Mi sveglio di soprassalto, boccheggiando come un pesce strappato dall’acqua.
Sono sdraiata sulla poltrona reclinabile, ma non ho la più pallida idea di come ci sia finita. Questo sogno, come il precedente, è stato incredibilmente vivido e reale. Ricordo il tessuto dei guanti sulla pelle, il calore del bacio di Edward, il suo profumo, i colori così vividi di tutto quello che ci circondava. Perfino il rumore delle lame dei pattini o l’odore delle patatine fritte e dello zucchero filato dei carretti lì vicino era incredibilmente reale.
Rimango alcuni minuti a farmi mille domande ma non trovo neppure una risposta sensata. Forse Esme, al contrario delle apparenze, è in realtà una truffatrice che mi sta drogando per carpire informazioni come il mio pin o la password della posta elettronica.
Sento crescere il panico. Rimango in ascolto ma attorno a me sento solo assoluto silenzio, quindi mi alzo lentamente e, senza fare rumore, esco dal separé e mi dirigo all’uscita. Quando sono a meno di tre metri dalla porta d’ingresso, inspiegabilmente, mi volto verso destra. Sconvolta e incredula, il piede sospeso a mezz’aria in un passo interrotto, resto immobile a fissare ciò che è appeso alla parete. Sento che il cuore mi sta per uscito dal petto dalla forza con cui batte.
È talmente grande l’emozione che provo per quello che sto guardando che, unita al turbamento per sogno appena fatto, non riesco a trattenere le lacrime.
L’avrei riconosciuta tra mille.
Mi avvicino lentamente alla parete. Dentro me, l’inspiegabile certezza che, non appena le arriverò di fronte, la fotografia sarebbe scomparsa.
Si tratta di un ingrandimento su tela. L’ingrandimento in bianco e nero di un particolare di una foto che aveva scattato Edward nel periodo in cui uscivamo insieme.
Rivedo quel momento come se fosse successo ieri. Era primavera e approfittammo di alcuni giorni di vacanza per andare a New York da soli per una breve fuga romantica. Trascorremmo quella giornata a Central Park e, per pranzo, facemmo un pic-nic sull’erba. Una volta finito di mangiare iniziammo a scherzare e a prenderci in giro e lui si vendicò di alcune mie battutacce facendomi il solletico. Ridevo fino alle lacrime ma riuscii ad approfittare di una sua distrazione per correre via. Ovviamente m’inseguì e, per ridere, gli saltai a “cavalluccio” sulla schiena, stringendogli le gambe attorno ai fianchi e le braccia attorno al collo, tentando di strozzarlo. Edward si abbassò a raccogliere la macchina fotografica e ci scattò alcuni selfie alla cieca. Ricordo benissimo quella serie di fotografie: gli tenevo le mani sul viso, coprendogli naso e occhi, lasciando libero solo il suo bellissimo sorriso e i capelli ribelli. Quando mi accorsi che stava scattando mi abbassai, nascondendo la parte inferiore del viso dietro la sua testa, ma continuando a guardare l’obiettivo. Sullo sfondo delle foto si vedeva il Gapstow Bridge con il suo famosissimo ponte. L’ingrandimento che stavo fissando era un particolare della foto e raffigurava il suo sorriso, le mie mani e i miei occhi che fissavano intensamente l’obiettivo. Era impossibile riconoscerci… beh, per la verità il suo sorriso era riconoscibilissimo e indimenticabile.
Mi avvicinai ancora al quadro, Edward l’aveva fatto stampare su tela e me lo aveva regalato come ricordo del viaggio. Non mi ero mai accorta che fosse sparito, neanche ricordavo dove l’avevo messo quando Jacob era venuto a vivere a casa mia. Ed ora era lì, davanti a me. Mi alzai sulle punte e lo staccai dalla parete. Non poteva essere lo stesso, sicuramente Edward ne aveva fatta un’altra copia, forse l’aveva venduta…
Era strano ai limiti dell’impossibile ma, tutto sommato, possibile.
Con mani tremanti, lo voltai e il mio cuore perse un battito. Sul retro c’era quella strana scritta che non ero mai riuscita a decifrare, sembrava un alfabeto sconosciuto. Avevo provato più volte a chiedergliene il significato, perfino a corromperlo, ma non me l’aveva mai voluto dire.
Rigiro la foto perdendomi in quel sorriso, ed è allora che lo vedo, solo per un istante. Muovo la foto cercando di farla colpire dalla luce nello stesso modo di prima e, come un trucco di magia, appare 

Ti amo. E.

Oh. Mio. Dio.
L’aveva scritto al contrario, da destra verso sinistra, sul retro della tela e ora ne stavo guardando il “calco” sul davanti. L’unico modo per leggerlo sarebbe stato mettere il quadro davanti allo specchio.
Sono letteralmente senza fiato. Me l’aveva detto, a modo suo mi aveva detto che mi amava e io non me n’ero mai accorta.
Che stupida!
«Allora, hai finalmente trovato quello che cercavi?»
La voce di Esme arriva da molto lontano, ma riesco ugualmente ad annuire.
«È una bellissima foto, non trovi?»
Annuisco ancora, incantata da quella foto, da quel sorriso, da quella coincidenza.
«La prendo. Quanto costa?»
«Non è in vendita, Bella.»
«Cosa?» Mi volto di scatto, smarrita, «Ma io devo averla! Ti prego! Dimmi una cifra, qualsiasi cifra!» mi rendo conto di essere sul punto di scoppiare nuovamente a piangere ma non riesco a trattenermi.
«Bella, se la vuoi è tua. Te la regalo.» Il sorriso di Esme riappare affettuoso e rassicurante.
«Davvero?» chiedo tra i singhiozzi.
Esme annuisce. «Vieni, te lo imballo.» si dirige verso l’interno del negozio, entrando in una stanza. «È un regalo?»
Per un momento penso di regalarlo a Edward, ma non ne sono sicura, quindi faccio segno di no, «È per me.» posso sempre fare un pacco regalo in un altro momento.
Esme lo avvolge nella carta da pacchi con delicatezza, «Dev’essere un bellissimo ragazzo, vero? Guarda che sorriso.»
Annuisco ancora, «Sì, davvero bellissimo.» Ma non è vero. “Bellissimo” non rende minimamente l’idea di quanto sia splendido Edward. Di quando sia dolce, simpatico, eccitante e meraviglioso.
«Ecco qua. Buon Natale, Bella.»  Prima di porgermelo, mi stringe in un abbraccio che ricambio con affetto.
«Sicura che non ti devo nulla?» mi sembra impossibile che me lo regali veramente.
«Certo!»
«Beh… allora grazie. Di cuore. E buon Natale anche a te.»
Esco dal negozio di corsa con un enorme sorriso stampato in faccia e il pacco stretto al petto.
Appena fuori, però, sbatto contro una persona e dal contraccolpo sto per cadere col sedere a terra. Per fortuna, due mani forti mi afferrano per i fianchi, tenendomi in piedi.
«Bella?!»
Questa voce… alzo lo sguardo perdendomi in due meravigliosi occhi dall’incredibile tonalità che non è né verde né azzurro. Uno sguardo curioso, limpido e bellissimo.
«Edward?! Cosa fai qui?»
 «Avevo un appuntamento di lavoro un paio di isolati più su. E tu?»
«Sono uscita da quel negozio, è molto carino.» mormoro, additando le vetrine alle mie spalle.
Edward segue la mia indicazione con lo sguardo, sul viso un’espressione confusa, allora si guarda attorno, come se cercasse qualcosa. «Negozio? Quale negozio?»
«Quello, Edward.» mi volto per indicarglielo. E rimango, per l’ennesima volta in quella giornata, sconvolta. Dove doveva esserci il “Cose Preziose” ci sono solo delle saracinesche abbassate e delle vecchie vetrine vuote e sporche. Mi guardo attorno, forse ho fatto più strada di quello che mi sembrava, ma tutta la via è deserta, completamente priva di esercizi commerciali aperti.
Esme è sparita nel nulla. Il Cose Preziose è sparito nel nulla. E anche tutto il suo contenuto. E io sono scioccata. Sconvolta. Mi stringo al petto il quadro, l’unica cosa che mi conferma che non sono pazza.
«Bella, tutto bene? Sei molto pallida.» Edward è preoccupato per me e, per un momento, ho un deja-vu del sogno. «Vieni, cerchiamo un bar così ti siedi e bevi qualcosa di caldo, ok?»
Mi lascio guidare e, mentre gli cammino accanto, mi pare di sentire la voce di Esme: “Allora Bella, hai trovato quello che cercavi?”
«Sì.» sussurro.
«Come?» Edward si volta a guardarmi e mi fermo per guardarlo negli occhi. «Ho detto “Sì, ho trovato quello che cercavo.”»
«E cosa cercavi?»
Gli sorrido e la risposta, ovvia, mi esce un attimo prima di posare le labbra sulle sue: «Te.»
Edward rimane immobile per un istante, poi ricambia il bacio prendendomi il viso tra le mani e io gli getto le braccia al collo, appoggiandogli il pacco sulla schiena. Anche se ho fatto due sogni vivissimi in cui l’avevo fatto, baciarlo è la cosa più bella al mondo: il mio cuore batte impazzito e tutto è magico e perfetto. Ci baciamo a lungo, alternando baci dolci ad altri più intensi, finché ci stacchiamo, entrambi col respiro affannato.
«Oh, beh… wow!» sussurra Edward con la fronte appoggiata alla mia.
«Già. Wow!» ridacchio.
«Adoro l’effetto che ti fanno i negozi inesistenti.»
«Edward, quel negozio esisteva davvero. E questa ne è la prova.» faccio un passo indietro mettendogli tra le mani il pacchetto.
«Mi hai fatto un regalo?»
«Non proprio. È stata un’altra persona a farlo a me.» lo guardo arrossendo imbarazzata, e sottovoce aggiungo, «A noi.»
Edward strappa la carta e lancia un fischio, sorpreso. «Ma è… l’hai presa lì dentro?»
Annuisco.
«Aveva detto di averla buttata.»
«Cosa? Chi?»
«Jake. Quando l’ho rivisto la prima volta dopo che vi siete messi insieme, mi ha detto di averla buttata. Ovviamente sapeva che era una nostra foto e, testuale, “Ora che Bella è mia, non ti voglio più tra le palle”» dice, imitando la voce profonda di Jacob.
«Brutto stronzo! Non me l’ha mai detto.»
Edward sorride, voltando la tela e guardando il retro. «Beh, ora non ha più importanza, ti pare?» passa due dita sulla scritta e, per un momento, sembra che si sia estraniato. «Mi hai chiesto decine di volte cosa significasse questa scritta.»
«Già.» Vorrei dirgli che ora so cosa c’è scritto, ma non voglio metterlo in imbarazzo: sono passati tanti anni, probabilmente non prova più quei sentimenti per me ma spero di riuscire a riconquistarlo, col tempo.
«Che vacanza favolosa è stata, questa a New York. Ti ricordi?»
«Come potrei dimenticarla?» in quei giorni avevamo fatto l’amore così tante volte che, al nostro rientro, eravamo in piena “pace dei sensi”.
Appoggio una mano sulla sua, lui l’accarezza e incrocia le dita con le mie, «Bella, andrai da Charlie per Natale?»
Scuoto la testa, «No, lui e Sue hanno deciso di trascorrere le feste al caldo della Florida.»
«Allora ti andrebbe di venire a cena da me, la sera della Vigilia? Sono un ottimo cuoco, uno dei lati positivi del vivere da solo.»  
Lo guardo incredula per l’inaspettata proposta, ma lui scambia il mio silenzio per indecisione, «Lo so che sei appena uscita dalla storia con Jake, non intendevo…»
«Edward, non ti preoccupare, non è per quello. Mi sembra così bello che tu me l’abbia chiesto, che cercavo di capire se me lo fossi immaginato. Vengo con piacere.»
«Davvero?»
«Certo.»
«Ottimo! E il giorno di Natale vieni a pranzo a casa dei miei genitori.»
«Cosa? No! Non voglio disturbare, il Natale va passato in famiglia e io-»
«Bella,» Edward fa un piccolo sospiro, arrossendo lievemente, «quando uscivamo insieme, ho parlato così tanto di te a mia madre che non vedeva l’ora di conoscerti.»
Mi sento avvampare, «Davvero?»
Annuisce, «Non vi ho mai fatte conoscere perché avevo capito che non eri sicura di noi. Sapevo che si sarebbe affezionata a te e non volevo presentarti come una semplice amica.»
Non so cosa dire, «Edward, io…»
Edward fa un passo avanti e prende il mio viso tra le mani, « Bella, lo so che sei appena uscita dalla storia con Jake e che ora non avrai di certo voglia di iniziarne una nuova, ma…» fa un lieve sospiro, poi riprende, «io ti amo. Ti ho sempre amata e non ho mai smesso di pensare a te. Ti aspetterò tutto il tempo necessario, con la speranza che tu un giorno possa innamorarti di me. Ma non voglio che tu stia da sola il giorno di Natale, quindi ti prego, vieni a pranzo dalla mia famiglia.»
Non c’è nulla da rispondere a una dichiarazione come questa, l’unica cosa che posso fare è baciarlo e sussurrare: «Ma io ti amo già. E ti amavo anche allora, ma pensavo che fossi tu a non volere una storia seria.»
Edward appoggia la fronte alla mia, «Quanto tempo abbiamo perso… Ma ora non voglio sprecare più neppure un minuto.»
Mi abbraccia forte e per un momento mi sembra di vedere Esme, dall’altra parte della strada, che sorride, felice che un’altra sua cliente abbia trovato la sua cosa preziosa!
The End








21 commenti:

  1. Un pochino complicata da seguire, con tutti i passaggi fra sogno e realtà, ma simpatica e curiosa.Paola Pellegrini

    RispondiElimina
  2. Storia molto carina e fuori dagli schemi, però alla fine bella ha finalmente torvato quello che realmente stava cercando. UN bacione Giovanna Sieni

    RispondiElimina
  3. Storia carina, fresca e sognante, con un bel lieto fine. Anche se mi fa arrabbiare moltissimo, hai ben descritto le motivazioni di Bella che sceglie il fidanzato noioso ma tranquillo perché influenzata da un vissuto familiare che l'ha resa un po' ottusa e provinciale, per poi finalmente accorgersi che "non ci sta più". Fortunatamente interviene un po' di magia a mettere a posto le cose: spesso, nella vita, scelte così conservative si pagano care!

    RispondiElimina
  4. Originale, ben scritta, delicata... mi è piaciuta tantissimo.
    Quella che comunemente viene definita "la magia del Natale" tu l'hai resa reale, con questo negozio dei desideri che ha la capacità di portarti dove il tuo cuore vuole stare. Perché spesso si ha paura di porre un cambiamento alla propria vita... mentre basterebbe fermarsi un attimo, soppesarla tra le dita e decidere cosa è il meglio per noi. I cambiamenti sono duri, ma ti permettono di risorgere a una vita più completa.
    Brava... molto brava!

    RispondiElimina
  5. Brava! Originale e magica! L'idea di lei che scrive il diario, Esme che riesce a cogliere ciò che le persone cercano veramente e la riconciliazione con il passato! Mi piace! Brava!!!

    RispondiElimina
  6. Bella storia, mi è piaciuta l'idea di far confidare a Bella i suoi pensieri ad un diario. Detto ciò, anch'io avrei avuto i rimorsi a vita se avessi lasciato Edward per Jacob!!! Comunque è stata veramente originale anche la parte "fantastica" in cui Bella entra al Cose preziose... Insomma ci sono tantissime cose che mi hanno colpito in questa ff!!!
    Bravissima,
    Aleuname.

    RispondiElimina
  7. Ma mi è piaciuta tantissimoooo!!! Cioè... famo a capisse (che in romano significa cerchiamo di spiegarci): lei stava con Edward, ci ha scopato pure! e poi sceglie Jacob??? E' pazza! ahahahahahhahaha!!! Oddio, un po' lo è dato lo svolgimento della storia, ma... è così carina e natalizia! La magia è perfetta! Bravissima!
    -Sparv-

    RispondiElimina
  8. Bella storia. Espressione di un amore sincero.

    RispondiElimina
  9. Questa storia si può dividere in due parti distinte.
    La prima parte ci illustra la triste e monotona esistenza della povera Bella fidanzata con un pallosissimo Jacob. Scusate, ma questa prima parte suscita in me dei sentimenti molto, ma molto riprovevoli. Avessi avuto un canale magico di comunicazione con Bella le avrei suggerito, in sequenza, di: a) riempire di peperoncino rosso macinato le mutande di Jacob; b) sabotare l’antenna TV e il modem e versare qualche goccia di guttalax nella sua birra; c) fare un abbonamento a un sito di accompagnatori pagando con la carta di credito di Jacob; d) cospargere le lenzuola di polverina urticante; e) iscriversi a un corso di lap dance.
    La seconda parte è delicata e sognante. Il negozio di cose preziose di Esme mi ricorda la stanza delle necessità di Hogwarts, oppure la luna di Ariosto, dove Astolfo ritrova tutto ciò che è stato perso sulla terra, compreso il senno di Orlando. Bella riscopre i propri sentimenti più veri, riconosce i rimpianti e gli errori e trova anche la forza per ammetterli. Donna fortunata. Non sempre si ha la possibilità di riavvolgere il nastro del tempo; di solito ci si trova a fare i conti con le conseguenze di scelte irreversibili. Per fortuna c’è il Natale con la sua magia.

    RispondiElimina
  10. Wow... complimenti hai centrato in pieno il mio lato romantico e favolesco...
    Mi è piaciuta tantissimo questa storia, questa favola e leggerei di loro due all'infinito...
    Grazie e complimenti..

    JB

    RispondiElimina
  11. Veramente carina e magica 😍..... io adoro la magia 😍😍😍😍😍

    RispondiElimina
  12. Ma che bella questa storia!!!!!!
    Mi è piaciuto tantissimo leggere di questo due e di tutto il contorno!! Bravissima!

    RispondiElimina
  13. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

    RispondiElimina
  14. Mi piacciono tantissimo le storie con componenti magici.
    Avrei volentieri dato fuoco a Jacob, l'ho detestato in questa os, e la pedata al c**o se l'è guadagnata con molto impegno.
    Ritrovare Edward, riavvicinarsi a lui, vivere attraverso la magia ciò che sarebbe stato se non avesse deciso diversamente... insomma mi è piaciuto tutto... quasi tutto.
    Il racconto attraverso le pagine del diario, per quanto originale, mi è sembrato esageratamente puerile. Lo so, lo so sono una stronza senza cuore, disincantata e glaciale, me lo dico da sola, ma proprio...
    Grazie per aver condiviso la tua storia.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Mi correggo: non è stato il raccontare attraverso il diario a non piacermi, ma il modo in cui è scritto il diario.
      Penso che se la scrittura fosse stata più "matura" avrei apprezzato la tua storia ancora di più. Dopo tutto parliamo di trentenni.

      Elimina