Cose Preziose
Sabato 19 novembre - Oh,
Diario!
Che
noia!
La
mia vita con Jake trascorre così tranquilla. Troppo tranquilla, addirittura
monotona. Troppo monotona. Insomma... che palle!
Stiamo
insieme da 5 anni, conviviamo da 4, ma è come se fossimo due pensionati 80enni.
Se penso che ho scelto lui perché mi piacevano la sua vita organizzata e la sua
stabilità … chissà dove cavolo avevo sbattuto la testa!
Lo
so che il lavoro di Jake è davvero pesante, dopotutto è titolare di un’impresa
edile in città: ha problemi, responsabilità e scadenze che io, col mio umile
lavoro di cameriera in un piccolo ristorante di provincia, non posso capire. Ma
cavolo! È sempre stanco!
E
io sono stanca di litigare, stanca di soffrire, stanca di essere insoddisfatta
della mia vita. Voglio dare una scossa alla nostra vita di coppia, ma non so
proprio come fare.
Se
penso che l’ho addirittura preferito a…
No,
hai ragione Diario: non posso pensarci, non in questo momento in cui mi sento
così triste e sola.
***
Domenica 27 novembre
- Caro Diario,
Sono
ancora qui a sfogarmi con te.
Ti
ricordi che mi sono ripromessa di fare di tutto per stimolare Jacob e rendere
più movimentata la nostra vita di coppia? Indovina com’è andato il mio primo
tentativo? Esatto: uno schifo.
Ieri
sera, visto che era sabato, ho deciso di puntare sul lato sessuale. Come “Perché?”? Diario! Te l’ho detto: pure lì
siamo di un piattume e di una monotonia pazzesca: quando ha voglia (sempre il
sabato sera, sempre verso le 10) si mette a guardarmi. Anzi, “fissarmi” sarebbe
più esatto. Lui sta lì e mi fissa e io devo prendere l’iniziativa e avvicinarmi
a lui, baciarlo e toccarlo, altrimenti mette il muso come un bambino. Ovviamente,
nel caso te lo stessi chiedendo, facciamo sesso sempre nella stessa posizione
(odio la missionaria! La odio!).
Comunque,
tornando a ieri sera: lui mi fissa e io, cercando di non sbuffare, mi avvicino
iniziando a baciarlo, allora lui si struscia contro di me palpandomi le tette
come se stesse impastando la pizza. Contrariamente al solito, ho cercato di
stimolarlo a osare un pochino, a cambiare, a lasciarsi andare: ho provato a
levargli di dosso la maglia del pigiama (ebbene sì: l’unico uomo al mondo a
indossare un pigiama, per giunta di pile, è Jacob). Indovina? Mi ha risposto
che aveva freddo. Allora mi sono sfilata la camicia da notte, perché nessun
uomo resta indifferente davanti alla sua donna nuda. Nessuno tranne il mio,
evidentemente. Io volevo essere guardata, ammirata, desiderata… ma lui
praticamente neanche se n’è accorto. Ho tentato l’ultima carta: gli ho proposto
di prendermi da dietro. Lo sai qual è stata la sua reazione? Mi ha guardata
come se fossi una depravata! Ti rendi conto?! Quella è stata la goccia che ha
fatto traboccare il vaso. Ci ho rinunciato e ho lasciato che Jake seguisse la
sua routine: si è abbassato i pantaloni e i boxer il minimo indispensabile, si
è sdraiato sopra di me, due minuti dopo ha concluso e si è girato all’altra
parte augurandomi la buona notte.
Romantico, eh?
Che
palle, Diario! Non ne posso più!
***
Lunedì 5 dicembre - Caro
Diario,
Frugando
nell’armadio alla ricerca delle decorazioni natalizie per fare l’albero, ho fatto
cadere una scatola. Non ricordavo cosa ci fosse dentro e, raccogliendola, si è
tolto il coperchio sparpagliando tutto il contenuto sul pavimento.
Dentro
c’erano delle fotografie.
Decine
di fotografie della mia vita prima di mettermi insieme a Jacob.
Decine
di fotografie di Edward: autoscatti di noi due, foto che ci avevano fatto gli
amici, foto di lui che mi fissava sorridente attraverso l’obiettivo. Ora sono
qui seduta a terra a guardarle una per una, rapita dai ricordi, a fissare il suo
volto bellissimo e a ripensare a quei momenti, quei mesi, quegli anni.
Oh,
Diario. Sono passati anni, ma il mio cuore non ha mai dimenticato Edward. E
neanche il mio corpo, visto che ancora mi vengono i brividi e il respiro
accelera al ricordo delle sue mani che mi sfioravano e delle sue labbra che mi
baciavano.
So
che dovrei rimettere le foto nella scatola e richiudere il mio passato
nell’armadio, ma non ci riesco: è da così tanto tempo che non penso a lui, che
ora tutti i ricordi fanno a gara per vedere quale mi fa battere il cuore più forte.
Diario,
come ho potuto essere così stupida? Ricordo perfettamente quando frequentavo
entrambi: Edward mi faceva battere il cuore in maniera folle e mi faceva
provare emozioni sconosciute, intense e bellissime. Era bello, intelligente,
intrigante e sexy, ma… Finita l’Università cercava un lavoro dinamico, che lo
lasciasse libero e aveva addirittura rifiutato lo stage offerto da un collega
di suo padre perché non voleva passare la vita chiuso in un ufficio. Per me,
ragazza cresciuta con il solo stipendio di un padre e una pazza madre hippie, significava
che non voleva impegnarsi, che non era un ragazzo serio con cui costruire un
futuro solido perché voleva solo divertirsi, con me e nella vita.
Invece
Jacob era un lavoratore serio e instancabile, sapeva già di voler prendere in
mano l’impresa edile di suo padre e mi sembrava un ragazzo con la testa sulle
spalle. Anche se non mi toccava. Prima di metterci insieme non mi aveva mai
neppure baciata perché, diceva, aveva troppo rispetto di me per “sporcarmi”
prima di essere fidanzati. Mi dicevo che avrei imparato ad amarlo, che quello
che provavo con Edward era solo dovuto all’attrazione fisica… Invece ho fatto
una fatica pazzesca ad abituarmi ad avere accanto Jacob, a non pensare a
Edward, a non chiedermi continuamente che cosa stesse facendo, se mi stesse
pensando.
Poi,
semplicemente, un giorno Edward è sparito, non si è più visto. Secondo alcuni
aveva trovato lavoro dall’altra parte dell’oceano, secondo altri semplicemente
in un altro Stato.
Ripensando
a quel periodo, ricordo che all’inizio mi sembrava di impazzire perché non lo
vedevo più ma, dopo alcune settimane, mi ero resa conto che non averlo intorno
mi stava aiutando a dimenticarlo.
***
Sabato 10 dicembre - Caro
Diario,
Questa
mattina gli ho proposto di andare da qualche parte, di uscire, di vedere
qualche coppia di nostri amici, ma mi ha risposto che era stanco e voleva
riposare perché ha avuto una settimana davvero pesante al cantiere.
Eccheccavolo!
Abbiamo trent’anni, conosco pensionati in casa di riposo più attivi di noi!!!
***
Domenica 11 dicembre - Caro
Diario,
Ho
proposto a Jake di fare un bambino.
Era
seduto sul divano a guardare una partita di basket con una ciotola di pop-corn
sulle ginocchia. Prima mi ha guardata con gli occhi spalancati, come se mi
fosse spuntata una seconda testa. Poi ha distolto lo sguardo e, col suo
vocione, mi ha detto «No, Bella, siamo così giovani! Prima di avere un figlio
voglio che ci divertiamo, che giriamo il mondo!»
Gli
sono scoppiata a ridere in faccia: girare il mondo stando seduti sul divano non
è proprio l’idea che ho di fare un viaggio!
Ovviamente,
la mia non era una vera proposta ma una provocazione: volevo scuoterlo, farlo
ragionare seriamente sul nostro rapporto, cercare di farlo riflettere se è questa
la vita che vuole davvero. Negli ultimi giorni, infatti, più cerco di trovare
un modo per stimolarci come coppia, più mi rendo conto che, forse, dovrei
lasciar perdere. Forse, semplicemente, non siamo fatti per stare insieme.
Oh,
Diario! Riuscirò mai a prendere una decisione e prendere in mano la mia vita, per
ricominciare tutto da capo?
***
Lunedì 12 dicembre - Diariooooo!!!
OMG!
L’ho visto! L’ho visto, capisci? Come “chi?”? Edward! Edward Cullen!
Lo
sapevo che non dovevo pensarlo, che non dovevo guardare le nostre foto! Il
destino è così traditore, così infimo e bastardo che coglie qualsiasi tua
debolezza per prenderti in giro e divertirsi alle tue spalle…
Edward
è venuto a mangiare al ristorante, e quando me lo sono trovato davanti sono
rimasta imbambolata, il mio cuore ha saltato un battito, avevo praticamente perso
l’uso della parola. Era in compagnia di una donna, ma l’ho a malapena notata. È
stato carinissimo: si è alzato in piedi e mi ha abbracciata e baciata sulle
guance. Sono passate ore da quel momento, ma sento ancora il suo tocco sulla
pelle, il suo profumo delicato, la sua voce dal tono così sorpreso e vedo
ancora quegli splendidi occhi verdi che brillavano.
Era
da così tanto tempo che non pensavo a lui: credevo di aver superato quello che
provavo, credevo di averlo dimenticato... Invece, aver rivisto le sue foto,
l’altro giorno, mi ha fatto rivivere quello scombussolamento che solo lui sa
creare e vederlo dal vivo è stato anche più disarmante. La cosa che più mi ha
sconvolta, è che ho capito di essere sempre stata innamorata di lui e che Jake
è stato solo un palliativo.
Che
stupida sono stata!
***
Mercoledì14 dicembre - Caro
Diario,
Oggi
Edward è tornato a mangiare al ristorante. Questa volta era da solo ed è
arrivato sul tardi. Quando ha finito di pranzare mi ha chiesto se gli facevo
compagnia per un caffè, che aveva voglia di parlare un po’ con me, di sapere
come stavo. Ho tentennato, ma alla fine gli ho detto di sì, così mi ha
aspettato fino alla fine del turno e siamo andati in una caffetteria lì vicino.
Il tempo in sua compagnia è letteralmente volato, abbiamo parlato di moltissime
cose ed è rimasto sorpreso di sapere che sto ancora con Jake. Lui invece è
single e non ha mai avuto storie importanti: da detto di essere stato
innamorato solo una volta, ma lei gli ha spezzato il cuore. Mentre lo diceva,
mi fissava con un’intensità che mi faceva mancare il respiro, che mi faceva
battere il cuore come fosse impazzito.
Per
fortuna ha cambiato subito argomento, e mi ha raccontato che fa il lavoro dei
suoi sogni: sviluppa software che poi vende alle aziende, così il suo orario di
lavoro è flessibile e può gestirlo a suo piacimento. A giudicare dalla serenità
che trasmette e dal suo sorriso, deve essere veramente soddisfatto.
Quando
ci siamo lasciati mi ha abbracciata così stretta che sembrava avesse capito
come sto davvero e volesse rimettere insieme i pezzi del mio cuore.
***
Sabato 17 dicembre - Caro
Diario,
Come
spiegarti quello che è successo oggi? Non l’ho capito neanche io!
Questa
mattina ho chiesto nuovamente a Jake di fare qualcosa, di andare da qualche
parte. Gli ho detto che mi andava bene tutto, mi bastava uscire di casa. Mi ha
risposto come al solito, cioè che è stanco e non ha voglia di uscire. Questa
volta non ce l’ho più fatta a trattenermi e abbiamo litigato, gli ho urlato contro
tutta la mia stanchezza e la mia frustrazione e lui ha risposto che nell’ultimo
periodo sono insopportabile, che non mi accontento più, che sono troppo
esigente. Allora l’ho mandato al diavolo e me ne sono andata sbattendo la
porta.
Ho
camminato tutta la mattina vagando senza una meta, finché mi sono trovata in
una zona della città che non conoscevo. Mi sono guardata attorno e ho visto che
ero davanti a un negozio particolare, sull’insegna c’era scritto “Cose Preziose”.
So che è incredibile, perfino stupido, ma era come se all’interno ci fosse
qualcosa che mi attirava, così mi sono lasciata guidare dall’istinto e sono
entrata. Una volta dentro, però, non riuscivo a capire di che tipo di negozio si
trattasse: c’erano mobili e scaffali di vario genere, sui ripiani facevano
bella mostra bambole antiche e recenti, libri, soprammobili, strumenti musicali
e vestiti; alcuni oggetti erano chiaramente usati, consumati perfino, mentre
altri erano nuovi di zecca. Il primo pensiero è stato che si trattasse di un
negozio che vendeva articoli d’antiquariato o vintage. Se fosse stato così,
però, a cosa servivano quei separé che dividevano lo spazio in piccole zone
relax, con tanto di divanetti e poltrone?
Mi
sono addentrata all’interno per osservare meglio. Ovunque c’erano decorazioni
di Natale di ogni tipo: neve finta sulle vetrine, piccoli ed eleganti presepi
sparpagliati su ogni tipo di superficie, palline per l’albero di qualsiasi tipo
e dimensione che pendevano dal soffitto attaccate a fili invisibili o
appoggiate su tavolini e scaffali. E ancora pupazzi di neve, Babbi Natale e
ghirlande: sembrava di trovarsi in un cartone animato. O in un mondo fatato.
Mentre vagavo all’interno del negozio guardandomi attorno,
un’elegante signora di mezz’età dall’espressione gentile si è presentata con il
nome di Esme e mi ha chiesto se potesse aiutarmi. Un po’ scoraggiata per non
averlo capito da sola, le ho chiesto che tipo di negozio fosse e lei, con un
sorriso, mi ha risposto “Realizziamo desideri.”.
Certa di non aver capito bene, l’ho guardata confusa ed
Esme mi ha spiegato che, a volte, le persone sono alla ricerca di qualcosa. Non
sempre sanno di cosa si tratta, ma sanno che è qualcosa di importante e che,
finché non l’avranno trovato, proveranno un senso di vuoto nel petto. Passando
davanti al suo negozio sentono il desiderio di entrare e, anche se non sempre alla
prima visita, lì dentro trovano quello di cui hanno bisogno per stare bene.
Quando mi ha chiesto cosa stessi cercando, la verità mi ha
colpita con violenza.
Vuoi
sapere, Diario, di cosa si tratta? Vorrei una seconda possibilità. Vorrei poter
tornare indietro per prendere una decisione diversa.
Vorrei
Edward!
Forse
tu lo avevi già capito, e ora mi stai prendendo per pazza perché, ovviamente,
non posso comprare Edward in un negozio. Ma Esme ha detto che, a volte, abbiamo
semplicemente bisogno di fare chiarezza dentro di noi, per capire cosa
desideriamo davvero. E, spesso, per fare chiarezza, serve un piccolo...
miracolo!
E,
in quel negozio, un piccolo miracolo è avvenuto!
Esme
mi ha fatto accomodare su una poltrona comodissima e mi ha offerto una
buonissima tisana e alcuni biscotti.
Mi
sentivo a mio agio con lei, mi sembrava di conoscerla da sempre, di poter
parlare di tutto quanto e così, tra un biscotto e l’altro, le ho raccontato di
Jacob e di come le cose non vadano più tanto bene. Ho tenuto per me tutto
quello che riguarda Edward, come se parlarne potesse renderlo meno mio, meno
speciale.
Sfogarmi
mi ha fatto bene e Esme mi ha detto quello che sapevo già: se voglio stare
bene, devo cambiare qualcosa nella mia vita.
Mentre
parlavamo, all’improvviso ho avuto un capogiro: sentivo le gambe pesanti e la
testa leggera, così Esme mi ha invitata a riposare alcuni minuti sulla poltrona
reclinabile. Ho acconsentito e lei mi ha aiutata a sdraiarmi, era davvero
morbida e rilassante, mi ha accolta come in un caldo abbraccio e, in pochi
secondi, mi sono addormentata.
***
Quando
ho aperto gli occhi mi sono ritrovata in un luogo che non ho mai visto, un
ampio open-space arredato con cura e illuminato dalla luce del giorno che
filtrava da una grande vetrata. Stranamente non ero spaventata, ma solo curiosa
di capire dove mi trovassi. Neanche quando mi sono resa conto di essere incorporea
come un fantasma mi sono spaventata.
No,
non è come pensi tu, mio caro Diario. Esme non mi ha drogata! O almeno non
credo, ma non è questa la cosa importante, ora lasciami continuare.
Mentre
cercavo di capire cosa stesse succedendo, il suono di una risata, che
riconoscerei tra mille, ha attirato la mia attenzione. Mi sono alzata per
cercarne la provenienza e, mentre camminavo, mi sono accorta che i miei piedi
non toccavano terra: stavo fluttuando. Neppure questo mi ha spaventata, mi
sentivo come se fosse tutto assolutamente normale.
Intanto
le voci erano diventano due: una di un uomo e l’altra di una donna. Seguendone
il suono sono arrivata a una scala di legno, moderna, con il corrimano di
cristallo. In cima alla scala, sul soppalco, c’era una camera da letto e, sul
letto, due persone che ridevano, scherzavano e si facevano il solletico. Una di
queste era Edward. Teneva tra le braccia una ragazza dai capelli scuri, che non
vedevo perché di spalle, e le stava facendo il solletico ai fianchi. Entrambi
indossavano solo la biancheria intima. I capelli di Edward erano pazzescamente
sconvolti, che puntavano in mille direzioni diverse e il colore, quello strano
castano-rossiccio, era reso più chiaro e dorato dai raggi del sole che entravano
dalla finestra. Mi sentivo di troppo in quella splendida armonia ma non riuscivo
a staccare gli occhi da lui, dal suo corpo splendidamente tornito, gli occhi
verdi e da quel sorriso sghembo e bellissimo. Ad un certo punto, Edward si è
alzato in piedi trattenendo la ragazza che rideva e scalciava cercando di
liberarsi e, quando sono riuscita a riconoscerla, mi è mancato il respiro: quella
ragazza ero io!
Lo
so che appena ho visto me stessa dovevo capire che si trattava di un sogno ma,
caro Diario, sono trent’anni che faccio sogni, e nessuno di questi è mai stato
così… così… reale! E ti posso
assicurare che fa veramente uno strano effetto vedere sé stesse! Soprattutto se
quell’altra te ha esattamente quello che vorresti.
Vuoi
sapere come continua il sogno? Ok, tanto raccontarlo non può far male quanto ha
fatto vederlo…
Bella si è voltata e, cercando di
resistere al solletico e senza divincolarsi troppo, ha baciato Edward. Lui ha smesso
di ridere e si è lasciato prendere dalla passione, allora Bella gli ha avvolto le braccia attorno al collo e lui l’ha adagiata
sul letto, sdraiandosi sopra di lei. Tra un bacio e l’altro, però, cercava di
convincerla che erano in ritardo, ma lei continuava a stuzzicarlo fino a quando
lui si è arreso.
Vederlo
baciare un’altra è stato doloroso, ma non riuscivo a staccare gli occhi perché,
in qualche modo, stava baciando me. Lentamente
sono ritornata in salotto, cercando di non ascoltare i loro… i nostri? gemiti.
Mi
sono seduta nuovamente sul divano prendendomi la testa tra le mani, sperando
che quello strano sogno finisse. Tutto ad un tratto i gemiti sono svaniti e ho sollevato
la testa, sicura di ritrovarmi nel negozio di Esme.
E
invece no. Qualcosa era cambiato, ma non come speravo.
Edward
era seduto in un angolo dell’open-space adibito a studio, aveva un’espressione
seria e concentrata mentre batteva nervosamente sui tasti di un pc portatile. Sulla
lunga scrivania di fronte a sé aveva vari schermi e computer accesi e stava
imprecando perché, evidentemente, qualcosa non funzionava come lui avrebbe
voluto.
Un
tintinnio alle mie spalle mi ha fatto voltare e ho visto Bella che si avvicinava, portandogli una tazza fumante. Anche Edward
si è voltato e, non appena l’ha vista, il suo sguardo si è rasserenato. Era fin
troppo chiaro quello che provavano l’uno per l’altra.
Scuotendo
la testa, ho chiuso gli occhi chiedendomi se fossi finita in un universo
parallelo.
«Davvero
non lo capisci?» La voce di Edward mi ha fatto sobbalzare e, alzando lo sguardo,
mi sono ritrovata a fissarlo dritto negli occhi. Non solo Bella era svanita, ma Edward mi vedeva e parlava con me! Era così
vicino da tendermi una mano, che ho afferrato e, nell’istante in cui le nostre
dita si sono toccate, sono diventata reale e corporea, i miei piedi hanno toccato
terra con un piccolo tonfo.
«Edward?
Ma cosa…?»
Il
suo sorriso era adorabile e una piccola fossetta gli era apparsa su una
guancia. Anche ora che scrivo, le sue parole sono ancora impresse nella mia
memoria: «Questa sarebbe la nostra vita, Bella. Se tu avessi scelto me, e non
Jacob, ora saremmo felici. Questa sarebbe casa nostra.» ha mormorato facendo un
ampio gesto con le braccia per indicare tutto quello che lo circondava. «Ero
innamorato di te, ma tu non hai voluto crederci.» Poi mi ha preso il viso tra
le mani e, dopo avermi guardato intensamente, ha appoggiato le labbra sulle mie.
Abbracciandolo, ho risposto al bacio con una passione che credevo non mi
appartenesse più. I nostri respiri si fondevano l’uno nell’altro e le nostre
lingue si accarezzavano mentre ci spogliavamo in fretta, impazienti. Edward mi ha
sollevata e io gli ho avvolto le gambe nude attorno ai fianchi, quindi mi ha portata
su per le scale, dove mi ha stesa sul letto.
Abbiamo
fatto l’amore e quello che ho provato è stato talmente impetuoso da far fatica
a trattenere le lacrime. È stato fantastico riconoscere il suo modo di toccarmi
e di baciarmi, e straordinario come mi sia sentita perfettamente a mio agio con
lui, finalmente completa.
Purtroppo
tutto è svanito all’improvviso e, quando ho aperto gli occhi, mi sono ritrovata
nello strano negozio di Esme. Lei era seduta lì accanto, mi ha chiesto se stavo
meglio e, dopo avermi dato il tempo di riprendermi dallo strano quanto
emozionante sogno, mi ha accompagnata alla porta invitandomi a tornare quando
volevo. Mi ha abbracciata con calore, chiedendomi se avessi capito cosa stavo
cercando.
«Forse
sì.» ho risposto, perché da quel sogno una cosa sicuramente l’avevo capita.
Ho
camminato a lungo con la testa tra le nuvole, ripensando a quello strano sogno e
rivivendo ogni emozione provata tra le braccia di Edward. Con le idee finalmente
ben chiare sono rientrata a casa e, vista l’indifferenza di Jacob, mi sono messa
tra lui e la sua adorata tv. Appena ha aperto bocca per lamentarsi l’ho
guardato dritto negli occhi, «Jake, dobbiamo parlare.»
***
Lunedì 19 dicembre - Caro
Diario,
Vuoi
sapere come sto oggi? Non lo so.
Meglio:
ho lasciato Jake, che ha appena finito di portare via le sue cose.
Peggio:
ho lasciato Jake. E ora sono confusa. È vero che non siamo fatti per stare
insieme, vogliamo cose diverse, abbiamo un modo completamente diverso di
affrontare la vita e non mi manca neanche un po’. Mi manca avere un compagno,
ma questa è un’altra cosa.
A
Edward ci penso spesso. Come ripenso a quello strano sogno che ho fatto al Cose
Preziose, così realistico e così vivido, e alle emozioni incredibili che ho
provato baciandolo e facendo l’amore con lui. Era un sogno, lo so, non serve
che tu me lo ripeta, Diario, ma te lo giuro: sembrava proprio vero! Per giorni ho
sentito la sensazione delle sue dita sulla pelle, il suo sapore sulle labbra.
Non
è tornato al ristorante, quindi non l’ho più rivisto. Probabilmente gli avrò
fatto pena: cosa può volere da una povera ragazza senza futuro e senza
aspettative, che sta con una persona solo per abitudine e paura?
***
21 dicembre.
È
tornato! È tornato! Ommioddio Diario! Tu non puoi capire quanto fosse bello!
Indossava una camicia bianca con la cravatta nera, in tinta con i pantaloni e
un cappotto color cammello che gli arrivava a metà coscia.
Peccato
che fosse con una donna, e che lei se lo mangiasse letteralmente con gli occhi.
Da quello che ho capito, però, era solo una cliente.
Quando
ha richiesto il conto, gli ho portato una cartellina di pelle con la ricevuta.
Dopo alcuni minuti sono tornata a riprenderla e, una volta alla cassa, l’ho aperta:
insieme alla carta di credito ho trovato un suo bigliettino da visita, sul retro
un messaggio scritto a mano:
Caffetteria
dell’altra volta, tra un’ora. Vieni?
Come
potevo dirgli di no? Sono ritornata al suo tavolo con un sorriso ebete stampato
in faccia e, dopo avergli allungato la cartellina, l’ho salutato con un «A
presto!»
Lui
ha sorriso e, facendomi l’occhiolino, ha ricambiato il saluto.
Diario,
sedere di fronte a lui col ricordo così vivido di quello strano sogno era
davvero difficile. Mi sembrava che avessimo davvero fatto l’amore, che mi
avesse davvero detto quelle parole. Ricordavo la dolcezza delle sue carezze,
l’intimità dei suoi baci, il calore della sua pelle. Mentre parlavamo, mi è capitato
di avvampare all’improvviso, per un ricordo più vivido degli altri, allora ho abbassato
lo sguardo e, quando lo guardavo di nuovo, anche il suo viso era arrossato,
come se avesse visto i miei pensieri.
Ho
approfittato di un momento di silenzio tra noi in cui, sovrappensiero, giocava con
le lunghe dita con una bustina di zucchero, «Io e Jacob ci siamo lasciati.»
Ha
alzato velocemente il viso su di me, estremamente attento, mi ha chiesto se ci
stavo male ed io ho scosso la testa sorridendo, spiegandogli che ero stata io a
lasciarlo.
Edward
allora ha sorriso, un sorriso aperto e sincero.
Siamo
rimasti a chiacchierare fino a sera, poi ci siamo dovuti separare perché aveva
un appuntamento di lavoro per cena ma, visto che si era fatto buio, ha insistito
per accompagnarmi a casa. È sempre stato un perfetto gentiluomo. Sulla soglia
di casa sembrava incerto, mi fissava come se volesse dire qualcosa, mi guardava
le labbra e incrociava il mio sguardo. Inutile dire che ho desiderato con tutto
il cuore che mi baciasse, ma mi abbracciato, appoggiandomi un bacio leggero
sulla guancia, quindi se n’è andato.
***
Venerdì
23 dicembre
«Siamo
arrivati.» la voce del tassista mi fa alzare gli occhi dal mio fidato Diario, a
cui ho sempre confidato tutti i miei dubbi, le mie paure e i miei successi.
Ho
deciso di tornare al Cose Preziose. Non so perché ci sto andando, ma so di aver
bisogno di farlo.
Forse
è solo l’atmosfera natalizia a farmi sentire così, come se potessi esprimere un
desiderio e fossi sicura che si realizzerà.
Appena
metto piede nel negozio, un delizioso aroma di cannella e vaniglia mi riporta
con la memoria a un giorno di tanti anni fa, in cui io e Edward abbiamo
preparato dei biscotti. Non ricordo l’occasione, forse una vendita di
beneficienza, non lo so. Abbiamo giocato come due bambini lanciandoci la farina,
mangiando l’impasto crudo e sporcandoci il viso con le mani infarinate. Abbiamo
finito per fare l’amore sul tavolo della cucina, in mezzo agli ingredienti e ai
biscotti sfornati, lasciando carbonizzare quelli in forno. Edward era così: sapeva
rendere tutto divertente ed eccitante allo stesso tempo.
«Bella!
Che piacere!» Esme viene verso di me sorridendo con dolcezza, avvolgendomi in
un caldo abbraccio, «Bentornata!»
«Grazie.»
le sorrido ricambiando l’abbraccio: è come se fossi venuta a trovare una
carissima amica che non vedevo da molto tempo.
«Vieni,
ho appena fatto una tisana e sfornato dei biscotti, sei arrivata proprio al
momento giusto.» Esme mi prende per mano guidandomi verso il separé dell’altra
volta. Sul tavolino ha già preparato un servizio da tè e un piatto di biscotti,
come se mi stesse aspettando. Ci accomodiamo, poi riempie entrambe le tazze,
invitandomi a prendere un dolcetto.
«Allora,
cos’hai chiesto a Babbo Natale?» Chiede sorseggiando la tisana.
«Sono
un po’ grande per credere a Babbo Natale, non pensi?» sorrido afferrando un
biscotto.
Esme
mi guarda da sopra la sua tazza, attraverso il vapore. L’altra volta non mi ero
accorta di quanto i suoi occhi fossero verdi e il suo sguardo intenso, «Non si
è mai troppo grandi per esprimere un desiderio a Natale.».
Mentre
rifletto sulle sue parole assaggio il biscotto: perché non mi stupisce che il
gusto sia identico a quelli che avevamo fatto io e Edward? Lo ricordo perché avevamo
finito per mangiarli noi, dato che l’imprevisto sul tavolo della cucina ci
aveva portati sotto la doccia e poi in camera da letto. Quando avevamo guardato
l’ora era troppo tardi per uscire ed eravamo rimasti al calduccio sotto le
coperte a gustarci i biscotti e una tazza di latte.
«Allora?
Questo desiderio?»
Sbatto
le palpebre per scacciare il sorriso di Edward dalla mente, «Sì, l’ho espresso.
Ma resterà uno dei tanti che non si realizzeranno, temo.»
«Devi
essere più positiva Bella! Il Natale realizza i desideri, ma bisogna crederci.»
Esme
mi fissa con l’espressione seria e un sorriso enigmatico sulle labbra.
«Ho
paura di crederci, Esme. Ho paura di illudermi e poi di soffrire.» mormoro
portandomi un altro biscotto alle labbra.
«Bella,
non tutti i sogni sono illusioni.»
Chiudo
gli occhi, sospirando e tornando per un istante col pensiero a Edward: chissà
se desiderarlo è un sogno o un’illusione?
Un
colpo di tosse mi fa aprire gli occhi.
Davanti
a me c’è Edward.
Sbatto
gli occhi più volte ma lui è sempre lì. Sento una brezza fredda accarezzarmi il
viso e mi accorgo che siamo in mezzo alla gente. Mi guardo attorno, talmente
meravigliata da non riuscire a dire una sola parola.
«Bella,
che cosa c’è?» Edward mi guarda, l’espressione a metà tra il curioso e il
preoccupato, mi prende le mani tra le sue e viene più vicino. «Bella? Tesoro,
cosa c’è?»
Guardo
le nostre mani: portiamo dei guanti di pelle. Volgo lo sguardo nuovamente su di
lui che indossa un giubbotto pesante blu scuro, un cappello di lana e una
sciarpa, entrambi di colore blu, ha le guance arrossate e il suo respiro si
condensa in una nuvoletta di vapore.
«Edward?»
«Bella!
Amore, parla, dì qualcosa! Sembri sconvolta!»
Tremando,
frastornata, riesco a guardarmi attorno: siamo sulla pista di pattinaggio del
Rockefeller Center, a New York. Fa freddissimo, abbiamo i pattini ai piedi e siamo
circondati da gente che pattina: bambini che ridono, coppie che si tengono per
mano, ragazzi che si rincorrono. È quasi buio, tutto è ricoperto da una candida
coltre di neve e il grande albero brilla di migliaia di luci colorate a poche
decine di metri da noi.
È impossibile. Devo essere
impazzita.
Le
mani di Edward mi si posano sulle guance e mi costringono a voltare il viso
verso di lui, «Bella, parlami.»
Cerco
di organizzare le parole per non sembrare completamente impazzita, «Cosa ci
facciamo qui?»
Mi
guarda sorpreso, la bocca leggermente aperta, «L’idea di tornare a New York per
il nostro anniversario è stata tua, non lo ricordi?»
Anniversario?
«Sembra
che tu stia per svenire. Seguimi, andiamo a sederci.» Mi passa un braccio
attorno alla vita e pattiniamo lentamente fino a uscire dalla pista, poi andiamo
a sederci su una panca.
«Vuoi
bere qualcosa di caldo?»
Scuoto
la testa. «Va già meglio, grazie. Forse è solo la stanchezza.» L’ultima cosa
che ricordo è il negozio di Esme. Ricordo il sogno dell’altra volta e mi convinco
che questo sia esattamente la stessa cosa: un sogno. Un meraviglioso sogno in
cui io e Edward stiamo insieme. Lo guardo, sorprendendolo a fissarmi turbato.
«Non ti preoccupare, per stare meglio ho bisogno solo di una cosa.» Mi sporgo
verso di lui, avvicinando le labbra alle sue e guardandolo negli occhi. Capisce
all’istante e azzera la distanza tra noi, baciandomi con dolcezza. Ben presto
non mi è sufficiente, voglio di più, allora gli appoggio una mano sulla guancia
baciandolo con più intensità. Qualcuno tossisce troppo vicino a noi e, quando
ci allontaniamo, una signora anziana ci lancia uno guardo di rimprovero.
Accidenti a lei!
Ridacchiamo
scusandoci poi andiamo a recuperare le scarpe e riportiamo i pattini al noleggio.
Usciti dalla grande piazza, troviamo un angolino tranquillo e Edward mi bacia
ancora. Mi schiaccia contro la parete alle mie spalle facendomi desiderare di
essere da tutt’altra parte, su un bel letto, magari.
«È
un sogno essere qui con te.» sussurro, prendendogli dolcemente il labbro
inferiore tra i denti.
«Allora
rendilo realtà Bella. Non aspetto altro.»
Non
capisco le sue parole e lo guardo negli occhi.
«Lasciati
andare e fai chiarezza dentro di te, e questo sarà il nostro futuro. Ti amo,
Bella.»
Mi
sveglio di soprassalto, boccheggiando come un pesce strappato dall’acqua.
Sono
sdraiata sulla poltrona reclinabile, ma non ho la più pallida idea di come ci sia
finita. Questo sogno, come il precedente, è stato incredibilmente vivido e reale.
Ricordo il tessuto dei guanti sulla pelle, il calore del bacio di Edward, il
suo profumo, i colori così vividi di tutto quello che ci circondava. Perfino il
rumore delle lame dei pattini o l’odore delle patatine fritte e dello zucchero
filato dei carretti lì vicino era incredibilmente reale.
Rimango
alcuni minuti a farmi mille domande ma non trovo neppure una risposta sensata.
Forse Esme, al contrario delle apparenze, è in realtà una truffatrice che mi
sta drogando per carpire informazioni come il mio pin o la password della posta
elettronica.
Sento
crescere il panico. Rimango in ascolto ma attorno a me sento solo assoluto
silenzio, quindi mi alzo lentamente e, senza fare rumore, esco dal separé e mi
dirigo all’uscita. Quando sono a meno di tre metri dalla porta d’ingresso, inspiegabilmente,
mi volto verso destra. Sconvolta e incredula, il piede sospeso a mezz’aria in
un passo interrotto, resto immobile a fissare ciò che è appeso alla parete.
Sento che il cuore mi sta per uscito dal petto dalla forza con cui batte.
È
talmente grande l’emozione che provo per quello che sto guardando che, unita al
turbamento per sogno appena fatto, non riesco a trattenere le lacrime.
L’avrei
riconosciuta tra mille.
Mi
avvicino lentamente alla parete. Dentro me, l’inspiegabile certezza che, non
appena le arriverò di fronte, la fotografia sarebbe scomparsa.
Si
tratta di un ingrandimento su tela. L’ingrandimento in bianco e nero di un
particolare di una foto che aveva scattato Edward nel periodo in cui uscivamo
insieme.
Rivedo
quel momento come se fosse successo ieri. Era primavera e approfittammo di
alcuni giorni di vacanza per andare a New York da soli per una breve fuga
romantica. Trascorremmo quella giornata a Central Park e, per pranzo, facemmo
un pic-nic sull’erba. Una volta finito di mangiare iniziammo a scherzare e a
prenderci in giro e lui si vendicò di alcune mie battutacce facendomi il solletico.
Ridevo fino alle lacrime ma riuscii ad approfittare di una sua distrazione per
correre via. Ovviamente m’inseguì e, per ridere, gli saltai a “cavalluccio”
sulla schiena, stringendogli le gambe attorno ai fianchi e le braccia attorno
al collo, tentando di strozzarlo. Edward si abbassò a raccogliere la macchina
fotografica e ci scattò alcuni selfie alla cieca. Ricordo benissimo quella
serie di fotografie: gli tenevo le mani sul viso, coprendogli naso e occhi,
lasciando libero solo il suo bellissimo sorriso e i capelli ribelli. Quando mi
accorsi che stava scattando mi abbassai, nascondendo la parte inferiore del
viso dietro la sua testa, ma continuando a guardare l’obiettivo. Sullo sfondo
delle foto si vedeva il Gapstow Bridge con il suo famosissimo ponte.
L’ingrandimento che stavo fissando era un particolare della foto e raffigurava
il suo sorriso, le mie mani e i miei occhi che fissavano intensamente
l’obiettivo. Era impossibile riconoscerci… beh, per la verità il suo sorriso
era riconoscibilissimo e indimenticabile.
Mi
avvicinai ancora al quadro, Edward l’aveva fatto stampare su tela e me lo aveva
regalato come ricordo del viaggio. Non mi ero mai accorta che fosse sparito,
neanche ricordavo dove l’avevo messo quando Jacob era venuto a vivere a casa
mia. Ed ora era lì, davanti a me. Mi alzai sulle punte e lo staccai dalla
parete. Non poteva essere lo stesso, sicuramente Edward ne aveva fatta un’altra
copia, forse l’aveva venduta…
Era
strano ai limiti dell’impossibile ma, tutto sommato, possibile.
Con
mani tremanti, lo voltai e il mio cuore perse un battito. Sul retro c’era
quella strana scritta che non ero mai riuscita a decifrare, sembrava un
alfabeto sconosciuto. Avevo provato più volte a chiedergliene il significato,
perfino a corromperlo, ma non me l’aveva mai voluto dire.
Rigiro
la foto perdendomi in quel sorriso, ed è allora che lo vedo, solo per un
istante. Muovo la foto cercando di farla colpire dalla luce nello stesso modo
di prima e, come un trucco di magia, appare
Ti
amo. E.
Oh.
Mio. Dio.
L’aveva
scritto al contrario, da destra verso sinistra, sul retro della tela e ora ne
stavo guardando il “calco” sul davanti. L’unico modo per leggerlo sarebbe stato
mettere il quadro davanti allo specchio.
Sono
letteralmente senza fiato. Me l’aveva detto, a modo suo mi aveva detto che mi
amava e io non me n’ero mai accorta.
Che
stupida!
«Allora,
hai finalmente trovato quello che cercavi?»
La
voce di Esme arriva da molto lontano, ma riesco ugualmente ad annuire.
«È
una bellissima foto, non trovi?»
Annuisco
ancora, incantata da quella foto, da quel sorriso, da quella coincidenza.
«La
prendo. Quanto costa?»
«Non
è in vendita, Bella.»
«Cosa?»
Mi volto di scatto, smarrita, «Ma io devo averla! Ti prego! Dimmi una cifra,
qualsiasi cifra!» mi rendo conto di essere sul punto di scoppiare nuovamente a piangere
ma non riesco a trattenermi.
«Bella,
se la vuoi è tua. Te la regalo.» Il sorriso di Esme riappare affettuoso e
rassicurante.
«Davvero?»
chiedo tra i singhiozzi.
Esme
annuisce. «Vieni, te lo imballo.» si dirige verso l’interno del negozio, entrando
in una stanza. «È un regalo?»
Per
un momento penso di regalarlo a Edward, ma non ne sono sicura, quindi faccio
segno di no, «È per me.» posso sempre fare un pacco regalo in un altro momento.
Esme
lo avvolge nella carta da pacchi con delicatezza, «Dev’essere un bellissimo
ragazzo, vero? Guarda che sorriso.»
Annuisco
ancora, «Sì, davvero bellissimo.» Ma non è vero. “Bellissimo” non rende
minimamente l’idea di quanto sia splendido Edward. Di quando sia dolce,
simpatico, eccitante e meraviglioso.
«Ecco
qua. Buon Natale, Bella.» Prima di
porgermelo, mi stringe in un abbraccio che ricambio con affetto.
«Sicura
che non ti devo nulla?» mi sembra impossibile che me lo regali veramente.
«Certo!»
«Beh…
allora grazie. Di cuore. E buon Natale anche a te.»
Esco
dal negozio di corsa con un enorme sorriso stampato in faccia e il pacco stretto
al petto.
Appena
fuori, però, sbatto contro una persona e dal contraccolpo sto per cadere col
sedere a terra. Per fortuna, due mani forti mi afferrano per i fianchi,
tenendomi in piedi.
«Bella?!»
Questa
voce… alzo lo sguardo perdendomi in due meravigliosi occhi dall’incredibile
tonalità che non è né verde né azzurro. Uno sguardo curioso, limpido e
bellissimo.
«Edward?!
Cosa fai qui?»
«Avevo un appuntamento di lavoro un paio di
isolati più su. E tu?»
«Sono
uscita da quel negozio, è molto carino.» mormoro, additando le vetrine alle mie
spalle.
Edward
segue la mia indicazione con lo sguardo, sul viso un’espressione confusa,
allora si guarda attorno, come se cercasse qualcosa. «Negozio? Quale negozio?»
«Quello,
Edward.» mi volto per indicarglielo. E rimango, per l’ennesima volta in quella
giornata, sconvolta. Dove doveva esserci il “Cose Preziose” ci sono solo delle
saracinesche abbassate e delle vecchie vetrine vuote e sporche. Mi guardo
attorno, forse ho fatto più strada di quello che mi sembrava, ma tutta la via è
deserta, completamente priva di esercizi commerciali aperti.
Esme
è sparita nel nulla. Il Cose Preziose è sparito nel nulla. E anche tutto il suo
contenuto. E io sono scioccata. Sconvolta. Mi stringo al petto il quadro,
l’unica cosa che mi conferma che non sono pazza.
«Bella,
tutto bene? Sei molto pallida.» Edward è preoccupato per me e, per un momento, ho
un deja-vu del sogno. «Vieni, cerchiamo un bar così ti siedi e bevi qualcosa di
caldo, ok?»
Mi
lascio guidare e, mentre gli cammino accanto, mi pare di sentire la voce di
Esme: “Allora Bella, hai trovato quello che cercavi?”
«Sì.»
sussurro.
«Come?»
Edward si volta a guardarmi e mi fermo per guardarlo negli occhi. «Ho detto
“Sì, ho trovato quello che cercavo.”»
«E
cosa cercavi?»
Gli
sorrido e la risposta, ovvia, mi esce un attimo prima di posare le labbra sulle
sue: «Te.»
Edward
rimane immobile per un istante, poi ricambia il bacio prendendomi il viso tra
le mani e io gli getto le braccia al collo, appoggiandogli il pacco sulla
schiena. Anche se ho fatto due sogni vivissimi in cui l’avevo fatto, baciarlo è
la cosa più bella al mondo: il mio cuore batte impazzito e tutto è magico e perfetto.
Ci baciamo a lungo, alternando baci dolci ad altri più intensi, finché ci stacchiamo,
entrambi col respiro affannato.
«Oh,
beh… wow!» sussurra Edward con la fronte appoggiata alla mia.
«Già.
Wow!» ridacchio.
«Adoro
l’effetto che ti fanno i negozi inesistenti.»
«Edward,
quel negozio esisteva davvero. E questa ne è la prova.» faccio un passo
indietro mettendogli tra le mani il pacchetto.
«Mi
hai fatto un regalo?»
«Non
proprio. È stata un’altra persona a farlo a me.» lo guardo arrossendo
imbarazzata, e sottovoce aggiungo, «A noi.»
Edward
strappa la carta e lancia un fischio, sorpreso. «Ma è… l’hai presa lì dentro?»
Annuisco.
«Aveva
detto di averla buttata.»
«Cosa?
Chi?»
«Jake.
Quando l’ho rivisto la prima volta dopo che vi siete messi insieme, mi ha detto
di averla buttata. Ovviamente sapeva che era una nostra foto e, testuale, “Ora
che Bella è mia, non ti voglio più tra le palle”» dice, imitando la voce
profonda di Jacob.
«Brutto
stronzo! Non me l’ha mai detto.»
Edward
sorride, voltando la tela e guardando il retro. «Beh, ora non ha più
importanza, ti pare?» passa due dita sulla scritta e, per un momento, sembra
che si sia estraniato. «Mi hai chiesto decine di volte cosa significasse questa
scritta.»
«Già.»
Vorrei dirgli che ora so cosa c’è scritto, ma non voglio metterlo in imbarazzo:
sono passati tanti anni, probabilmente non prova più quei sentimenti per me ma
spero di riuscire a riconquistarlo, col tempo.
«Che
vacanza favolosa è stata, questa a New York. Ti ricordi?»
«Come
potrei dimenticarla?» in quei giorni avevamo fatto l’amore così tante volte
che, al nostro rientro, eravamo in piena “pace dei sensi”.
Appoggio
una mano sulla sua, lui l’accarezza e incrocia le dita con le mie, «Bella,
andrai da Charlie per Natale?»
Scuoto
la testa, «No, lui e Sue hanno deciso di trascorrere le feste al caldo della
Florida.»
«Allora
ti andrebbe di venire a cena da me, la sera della Vigilia? Sono un ottimo
cuoco, uno dei lati positivi del vivere da solo.»
Lo
guardo incredula per l’inaspettata proposta, ma lui scambia il mio silenzio per
indecisione, «Lo so che sei appena uscita dalla storia con Jake, non
intendevo…»
«Edward,
non ti preoccupare, non è per quello. Mi sembra così bello che tu me l’abbia
chiesto, che cercavo di capire se me lo fossi immaginato. Vengo con piacere.»
«Davvero?»
«Certo.»
«Ottimo!
E il giorno di Natale vieni a pranzo a casa dei miei genitori.»
«Cosa?
No! Non voglio disturbare, il Natale va passato in famiglia e io-»
«Bella,»
Edward fa un piccolo sospiro, arrossendo lievemente, «quando uscivamo insieme,
ho parlato così tanto di te a mia madre che non vedeva l’ora di conoscerti.»
Mi
sento avvampare, «Davvero?»
Annuisce,
«Non vi ho mai fatte conoscere perché avevo capito che non eri sicura di noi. Sapevo
che si sarebbe affezionata a te e non volevo presentarti come una semplice
amica.»
Non
so cosa dire, «Edward, io…»
Edward
fa un passo avanti e prende il mio viso tra le mani, « Bella, lo so che sei
appena uscita dalla storia con Jake e che ora non avrai di certo voglia di
iniziarne una nuova, ma…» fa un lieve sospiro, poi riprende, «io ti amo. Ti ho sempre
amata e non ho mai smesso di pensare a te. Ti aspetterò tutto il tempo
necessario, con la speranza che tu un giorno possa innamorarti di me. Ma non
voglio che tu stia da sola il giorno di Natale, quindi ti
prego, vieni a pranzo dalla mia famiglia.»
Non
c’è nulla da rispondere a una dichiarazione come questa, l’unica cosa che posso
fare è baciarlo e sussurrare: «Ma io ti amo già. E ti amavo anche allora, ma
pensavo che fossi tu a non volere una storia seria.»
Edward
appoggia la fronte alla mia, «Quanto tempo abbiamo perso… Ma ora non voglio
sprecare più neppure un minuto.»
Mi
abbraccia forte e per un momento mi sembra di vedere Esme, dall’altra parte
della strada, che sorride, felice che un’altra sua cliente abbia trovato la sua
cosa preziosa!
The
End

Un pochino complicata da seguire, con tutti i passaggi fra sogno e realtà, ma simpatica e curiosa.Paola Pellegrini
RispondiEliminaStoria molto carina e fuori dagli schemi, però alla fine bella ha finalmente torvato quello che realmente stava cercando. UN bacione Giovanna Sieni
RispondiEliminaStoria carina, fresca e sognante, con un bel lieto fine. Anche se mi fa arrabbiare moltissimo, hai ben descritto le motivazioni di Bella che sceglie il fidanzato noioso ma tranquillo perché influenzata da un vissuto familiare che l'ha resa un po' ottusa e provinciale, per poi finalmente accorgersi che "non ci sta più". Fortunatamente interviene un po' di magia a mettere a posto le cose: spesso, nella vita, scelte così conservative si pagano care!
RispondiEliminaOriginale, ben scritta, delicata... mi è piaciuta tantissimo.
RispondiEliminaQuella che comunemente viene definita "la magia del Natale" tu l'hai resa reale, con questo negozio dei desideri che ha la capacità di portarti dove il tuo cuore vuole stare. Perché spesso si ha paura di porre un cambiamento alla propria vita... mentre basterebbe fermarsi un attimo, soppesarla tra le dita e decidere cosa è il meglio per noi. I cambiamenti sono duri, ma ti permettono di risorgere a una vita più completa.
Brava... molto brava!
Brava! Originale e magica! L'idea di lei che scrive il diario, Esme che riesce a cogliere ciò che le persone cercano veramente e la riconciliazione con il passato! Mi piace! Brava!!!
RispondiElimina2 punti
RispondiEliminaBella storia, mi è piaciuta l'idea di far confidare a Bella i suoi pensieri ad un diario. Detto ciò, anch'io avrei avuto i rimorsi a vita se avessi lasciato Edward per Jacob!!! Comunque è stata veramente originale anche la parte "fantastica" in cui Bella entra al Cose preziose... Insomma ci sono tantissime cose che mi hanno colpito in questa ff!!!
RispondiEliminaBravissima,
Aleuname.
Ma mi è piaciuta tantissimoooo!!! Cioè... famo a capisse (che in romano significa cerchiamo di spiegarci): lei stava con Edward, ci ha scopato pure! e poi sceglie Jacob??? E' pazza! ahahahahahhahaha!!! Oddio, un po' lo è dato lo svolgimento della storia, ma... è così carina e natalizia! La magia è perfetta! Bravissima!
RispondiElimina-Sparv-
Oh! e brava per l'uso perfetto della foto!
Elimina2 punti
RispondiEliminaBella storia. Espressione di un amore sincero.
RispondiEliminaQuesta storia si può dividere in due parti distinte.
RispondiEliminaLa prima parte ci illustra la triste e monotona esistenza della povera Bella fidanzata con un pallosissimo Jacob. Scusate, ma questa prima parte suscita in me dei sentimenti molto, ma molto riprovevoli. Avessi avuto un canale magico di comunicazione con Bella le avrei suggerito, in sequenza, di: a) riempire di peperoncino rosso macinato le mutande di Jacob; b) sabotare l’antenna TV e il modem e versare qualche goccia di guttalax nella sua birra; c) fare un abbonamento a un sito di accompagnatori pagando con la carta di credito di Jacob; d) cospargere le lenzuola di polverina urticante; e) iscriversi a un corso di lap dance.
La seconda parte è delicata e sognante. Il negozio di cose preziose di Esme mi ricorda la stanza delle necessità di Hogwarts, oppure la luna di Ariosto, dove Astolfo ritrova tutto ciò che è stato perso sulla terra, compreso il senno di Orlando. Bella riscopre i propri sentimenti più veri, riconosce i rimpianti e gli errori e trova anche la forza per ammetterli. Donna fortunata. Non sempre si ha la possibilità di riavvolgere il nastro del tempo; di solito ci si trova a fare i conti con le conseguenze di scelte irreversibili. Per fortuna c’è il Natale con la sua magia.
Wow... complimenti hai centrato in pieno il mio lato romantico e favolesco...
RispondiEliminaMi è piaciuta tantissimo questa storia, questa favola e leggerei di loro due all'infinito...
Grazie e complimenti..
JB
Veramente carina e magica 😍..... io adoro la magia 😍😍😍😍😍
RispondiEliminaMa che bella questa storia!!!!!!
RispondiEliminaMi è piaciuto tantissimo leggere di questo due e di tutto il contorno!! Bravissima!
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
RispondiEliminaVOTO 2
RispondiEliminaMi piacciono tantissimo le storie con componenti magici.
RispondiEliminaAvrei volentieri dato fuoco a Jacob, l'ho detestato in questa os, e la pedata al c**o se l'è guadagnata con molto impegno.
Ritrovare Edward, riavvicinarsi a lui, vivere attraverso la magia ciò che sarebbe stato se non avesse deciso diversamente... insomma mi è piaciuto tutto... quasi tutto.
Il racconto attraverso le pagine del diario, per quanto originale, mi è sembrato esageratamente puerile. Lo so, lo so sono una stronza senza cuore, disincantata e glaciale, me lo dico da sola, ma proprio...
Grazie per aver condiviso la tua storia.
Mi correggo: non è stato il raccontare attraverso il diario a non piacermi, ma il modo in cui è scritto il diario.
EliminaPenso che se la scrittura fosse stata più "matura" avrei apprezzato la tua storia ancora di più. Dopo tutto parliamo di trentenni.
1 punto
RispondiElimina2 punti
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