Seduto su una panchina del parco chiudo gli occhi per gustarmi
il tiepido calore del sole sulla pelle. È la vigilia di Natale, la giornata è
splendida e l’aria è frizzantina a causa della neve caduta nelle ultime ore.
Non posso fare a meno di riflettere che, nonostante i miei 25
anni suonati, sono qui ad attendere una ragazza proprio come un adolescente alla
sua prima cotta. Si chiama Bella e, oltre al nome, di lei conosco solo la voce e
sono terrorizzato dal fatto che possa scappare con una scusa non appena mi
vedrà.
Scaccio i pensieri negativi e sorrido ripensando a come l’ho
conosciuta: era un pomeriggio di qualche settimana fa, quando ha sbagliato a
comporre un numero di telefono e, invece di un negozio, ha chiamato me. La sua
voce mi ha colpito subito: era così sensuale, allegra e vivace che ho sperato
non riagganciasse subito. Per fortuna le mie preghiere sono state esaudite:
ridendo si è scusata e, dopo avermi chiesto come mi chiamassi, siamo rimasti a
chiacchierare per più di un’ora. Il giorno dopo mi ha inviato un sms e abbiamo
iniziato a sentirci e mandarci messaggi tutti i giorni finché, ieri, mi ha proposto
di incontrarci di persona. Ovviamente le ho risposto di sì, ci stavo pensando
già da un po’, ma avevo troppa paura per fare il primo passo. Ho accettato con
un po’ di timore, ma non avrei potuto fare altrimenti: Bella è riuscita, con
semplicità e naturalezza, a insinuarsi nei miei pensieri e il desiderio di
incontrarla è stato, da subito, davvero fortissimo.
All’improvviso, attraverso le lenti scure degli occhiali da
sole, scorgo una forte luce. Tolgo gli
occhiali e sbatto le palpebre, il
cielo è incredibilmente blu e sgombro di nuvole. Gli occhi mi dolgono a causa
della luce intensa che illumina e fa brillare il manto
candido della neve che ricopre ogni cosa. Mi guardo attorno e rimango
meravigliato da ciò che mi circonda, sono attratto dai mille particolari e
dalle mille sfumature che colorano il parco a quest’ora del tardo pomeriggio,
in cui il sole sta iniziando lentamente a calare dietro gli alti palazzi di
Seattle. Un bambino, con un giubbotto di un abbagliante color arancione, corre
inseguendo il suo cagnolino e riempiendo l’aria con la sua risata. Qualche metro
più avanti, un carrettino di colore azzurro a righe bianche avanza lentamente,
mentre il titolare richiama l’attenzione della gente infreddolita suonando un campanello
in ottone e urlando «Bevande calde!»
Sbatto più volte le palpebre, incredulo, mentre un sorriso si
allarga sul mio viso. Non sto dormendo… non sto sognando. Vorrei iniziare a saltare
e a urlare, ma il buonsenso mi consiglia di non farlo: c’è troppa gente e mi
prenderebbero per pazzo. Come per incanto, all’improvviso, un senso di quiete e
tranquillità mi invade, accompagnato da un profumo di fresia. «Buongiorno. Edward?»
Mi volto verso quella
voce che aspettavo con tanta ansia.
«Sì. Ben arrivata Bella!» rispondo cercando di nascondere
l’agitazione; mi alzo e le porgo la mano, dandole
due baci sulle guance.
«Scusa il ritardo, ho avuto un imprevisto» si giustifica con
un dolce sorriso.
«Nessun problema, sono appena arrivato anch’io.» mento sorridendo
a mia volta, mentre ci sediamo l’uno accanto all’altra sulla panchina.
Bastano pochi minuti per far passare la tensione del nostro
primo incontro e la paura di deludere le sue aspettative. Chiacchieriamo come
due vecchi amici, con complicità e naturalezza, mentre contemplo quel volto che vedo per la prima volta. La sua
bellezza, che prima potevo solo immaginare, mi lascia senza fiato e mi
smarrisco subito in quegli occhi castano-dorati che ricordano le mille
sfumature delle foglie d’autunno. I capelli, di una calda tonalità castana,
sono lisci e lunghi fino alle spalle e mettono in evidenza il collo sottile e
sensuale. Il fisico è aggraziato e minuto mentre il volto, reso pallido dalla
bianca luce dei lampioni, la fa sembrare una bambola di porcellana.
Con lei sono perfettamente a mio agio. Mi piace la sua voce,
il suo modo di parlare, il suo profumo… e con lei accanto il mondo scompare, dimentico
il presente, le persone che ci circondano, i miei problemi… tutto.
Trattengo a stento l’inaspettata emozione di veder realizzato
il desiderio di dare un volto alla persona che, con la sola voce, mi ha fatto
così tanta compagnia in queste ultime settimane.
«Sembri felice.» esclama con un sorriso, guardandomi
intensamente negli occhi come se cercasse di parlarmi con il solo sguardo.
«Sì, oggi è tutto così bello che è impossibile essere tristi!
Guarda,» affermo indicando con il braccio teso tutto ciò che ci circonda, «la bellezza
della neve che ricopre tutto con il suo magico candore! La gioia sul volto dei
bambini che ridono felici! Tutto è così pieno di vita…»
Mi rendo conto che il mio entusiasmo è talmente infantile da
poter sembrare ridicolo, ma Bella mi sorride: sembra capire e
comprendere il mio stato d’animo e la mia gioia, perfino la mia sorpresa.
«Mi stavo chiedendo…» mormora, «È la sera della vigilia, hai degli impegni? Fa molto freddo qui fuori, mi piacerebbe invitarti a casa mia,
offrirti una cioccolata calda e poi, magari, andare a cena.» mi prende una mano
tra le sue e rabbrividisco al contatto: sono gelide e comprendo il suo
desiderio di andare in un posto più caldo. Non ci penso un istante, ed
annuisco.
«Farebbe molto piacere anche a me» rispondo stringendole le
mani nelle mie.
Il suo sorriso si fa talmente luminoso da farle brillare lo sguardo. Come un gentiluomo d’altri tempi
la prendo a braccetto e mi lascio guidare verso casa sua continuando a
chiacchierare del più e del meno. Mentre l’ascolto, alzo gli occhi al cielo e
mi perdo a contemplare i colori sgargianti del tramonto: ormai si è fatto tardi
e l’arancione è così vivido da sembrare fuoco liquido e il rosa, intenso e
brillante, sfuma nel viola e poi nel blu intenso della notte.
È tutto perfetto.
«Siamo arrivati.» esclama Bella facendomi tornare con lo
sguardo verso la strada dove, di fronte a me, vi è un palazzo antico ristrutturato.
Entriamo nell’androne e rimango estasiato dalla sua bellezza ed eleganza. Tutto, pavimento e rivestimento delle pareti, è di
marmo chiaro e lucido. Su due consolle in legno scuro finemente lavorate con
motivi dorati, una a destra e una a sinistra dell’entrata, ci sono dei vasi con
dei fiori freschi, anch’essi di colore chiaro. Un grande arco dà accesso a una larga scala in
marmo con una splendida ringhiera decorata in ferro battuto, in netto contrasto
con tutto il marmo chiaro che lo circonda.
Bella sorride dolcemente, indicandomi con il capo l’ascensore
che si è fermato al piano con un ding.
Appena le porte si aprono, rimango senza fiato nel vedere
riflessa la mia immagine vicino a quella di Bella. Mi avvicino lentamente al mio
riflesso e sorrido come a un amico che non vedo da tempo. I miei capelli sono
talmente ribelli che sembra che qualcuno vi abbia passato le mani decine di
volte. Cerco di pettinarmi, ma mi perdo nell’osservare le mie mani che
presentano delle piccole escoriazioni, indizio di chi sono veramente. D’istinto
le nascondo e sposto lo sguardo verso il mio viso. Nell’azzurro dei miei occhi
si possono vedere riflesse le luci dell’ascensore, il naso è arrossato a causa
del freddo e la mia pelle è pallida quanto quella di Bella. Sposto lo sguardo e
la vedo sorridermi. Sono molto più alto di lei e, anche se da anni non pratico più
sport, il mio corpo non ha risentito della mancanza di esercizio. Guardo me e
Bella, e sorrido pensando che potremmo essere una bellissima coppia, così
simili e così diversi.
Quando entriamo nell’appartamento di Bella faccio alcuni
passi osservando ogni singolo dettaglio. Lo stile romantico è completato da
alcuni oggetti antichi e particolari che lo rendono accogliente e caldo, e rispecchia
esattamente l’idea che mi ero fatto di lei.
Le pareti sono di un delicato rosa antico che fa da perfetto sfondo
ad un enorme albero di Natale che svetta in un angolo della stanza. È
completamente bianco e decorato con tantissime piccole luci variopinte che lo
illuminano ad intermittenza. Gli addobbi, di tante forme color argento, riflettono
le luci creando dei giochi sfavillanti sulle pareti.
L’intero salone è decorato per il Natale: sottili ghirlande
di finto pino sono appoggiate su ogni scaffale dell’immensa libreria e due enormi
calze natalizie rosse, con ricami argentati, sono appese sulla mensola del
camino; sul tavolino del salotto vi è una
composizione di candele e aghifoglio che richiama le decorazioni dell’albero; sul
divano una buffa coperta rossa, con ricamate delle renne e dei fiocchi di neve,
ricopre in parte la seduta e si intona ai cuscini, anch’essi natalizi.
«Oh!» mormora Bella, guardandosi attorno come se vedesse la
stanza per la prima volta, «Alice deve aver pensato che avessi bisogno di un
po’ di spirito natalizio.»
«Alice?» chiedo avvicinandomi alla
coperta per toccarne la morbidezza.
Bella sorride con affetto, «Mia sorella. Devo averle accidentalmente detto che ti avrei
invitato a casa e ha sicuramente pensato che avrei fatto bella figura con qualche
decorazione. Evidentemente, era certa che avresti accettato… ha un certo
intuito per queste cose.»
«Non sei un tipo
natalizio?» chiedo indicando l’albero e tutto il resto.
«Non proprio. No,» scuote la testa, «sono anni che non
festeggio. Lei, invece, adora queste cose e sicuramente ha approfittato del
nostro appuntamento per farmi questa…» allarga le braccia indicando l’intero
salone «…sorpresa natalizia!» si stringe nelle spalle scoppiando a ridere. «Ma mi
piace.» riprende, guardando con ammirazione il lavoro della sorella, «Sicuramente
si sarà divertita un sacco a fare tutto questo… quindi per quest’anno il mio
regalo gliel’ho fatto!» e scoppia a ridere nuovamente, scuotendo il capo.
La sua risata è contagiosa e non riesco a trattenermi dal
ridere con lei.
«Adora fare shopping e ama tutto quello che è fashion e
trendy.». Continua facendo una smorfia buffa.
«È lei che ha arredato il tuo appartamento?» chiedo toccando
gli aghi di pino che decorano il camino.
«No!» scoppia a ridere «Altrimenti sarei invasa da oggetti di
design. Ho scelto quasi tutto io, a parte qualche regalo che mi ha fatto nel
tempo…» indica uno strano oggetto, che non riesco ad identificare, appoggiato
al ripiano della libreria «…ogni oggetto e mobile di questo appartamento è un
pezzo della mia vita.»
Mi guardo attorno, cercando di immaginare la storia di Bella
dagli oggetti che sono in casa sua.
«Ma non siamo qui per parlare di quel folletto malefico. Ti
ho promesso una cioccolata calda… seguimi!» e, prendendomi per mano, mi
accompagna attraverso il salone.
Superata una libreria
che funge da divisorio, un immenso quadro mi fa rimanere senza fiato. È un
tripudio di colori ed emana voglia di vivere, gioia, felicità… Raffigura un
giardino in primavera ed una bambina che corre tra i fiori, con le braccia e il
volto rivolti verso il cielo. Mi avvicino e con la punta delle dita sfioro la
tela, è grezza e mi solletica i polpastrelli trasmettendomi la sensazione
dell’erba sotto le dita, allora chiudo gli occhi per assaporarne la magia.
«È un ricordo di mia madre.» Spiega affiancandomi, «È tra i
miei preferiti. L’ha dipinto quando ero piccola e raffigura un giardino dove mi
portava sempre a giocare.» Passo dall’ammirare il bellissimo quadro a
contemplare il volto malinconico di Bella,
che lo osserva con un velo di tristezza. Mi avvicino per consolarla e lei
sorride proprio come la bambina del quadro.
«Tua madre aveva talento…» affermo mentre la mia attenzione
viene attirata da un vaso colorato in maniera particolare e dalla forma
alquanto bizzarra, appoggiato sull’isola della cucina. Mi avvicino per
guardarlo meglio e mi trattengo dal prenderlo.
«È uno dei regali di Alice,» risponde volgendo gli occhi al
cielo, «non ricordo l’autore, credo qualcosa tipo… Woodman.» Lo afferra come
fosse un giocattolo e me lo porge invitandomi con lo sguardo a prenderlo.
«Ma è di stoffa!» esclamo stupito mentre chiudo gli occhi per
saggiarne meglio la strana consistenza.
Bella annuisce, «Terracotta ricoperta da stoffa.» specifica, sorridendo
e drizzando le spalle con fare da saputella, facendomi ridere.
«Hai una casa bellissima, complimenti.» mormoro restituendole
il vaso e osservando la cucina illuminata dalle luci di Natale che la addobbano.
È in legno bianco e sembra nuova da quanto è perfetta.
«Grazie. Ma non hai ancora visto la parte migliore...»
Facendo l’occhiolino mi prende nuovamente per mano e, guidandomi sulle scale
che portano al soppalco, spegne la luce lasciando l’appartamento in penombra.
Arrivati sul ballatoio rimango ammaliato dal panorama di
Seattle che si staglia oltre la finestra. Mi avvicino al vetro per ammirare al
meglio la città imbiancata, con le luci natalizie che riverberano sulla coltre di
neve rendendo il tutto magico.
«È bellissimo.» sussurro perdendomi ad osservare ogni singola
finestra illuminata, ogni albero di natale, ogni macchina che transita con
difficoltà sulle strade innevate.
«Tutto il mondo lo è… per chi ha la fortuna di poterlo
contemplare…» mormora malinconica, con le braccia conserte, mentre si avvicina guardando
oltre la finestra.
La sua frase mi lascia perplesso, mentre uno strano brivido
mi attraversa il corpo. Osservo il suo riflesso cercando sul suo viso una
risposta al dubbio che mi sta assalendo.
«Il mondo è un luogo fantastico. Pieno di luoghi
meravigliosi, paesaggi, colori e sfumature… Dovresti vedere l’aurora boreale,
ha qualcosa di magico.» continua, senza distogliere lo sguardo dal panorama.
Rimango ad osservarla attraverso il suo riflesso e, quando sorride,
come risvegliato da un incantesimo, mi volto verso di lei, «Davvero hai visto l’aurora
boreale?» Voglio sentirla parlare, ho bisogno
di sentirla parlare per scacciare quello strano presentimento che si sta facendo
strada dentro di me.
Bella annuisce, «E tu, l’hai mai vista?»
«No».
«Nemmeno in fotografia?»
Se solo sapesse… Mi sento in imbarazzo per quanto poco io
abbia visto del mondo.
«C’è qualche problema, Edward? Ho detto qualcosa che…» mi
chiede voltandosi verso di me e guardandomi come se…
«Nulla…» rispondo velocemente e negando con il capo sia per
enfatizzare la risposta che per allontanare la strana sensazione. «Ma tu sei
così colta, hai fatto molte esperienze, conosci l’arte e io… praticamente… sono
anni che non vedo… visito nulla.» tentenno.
Il sorriso dolce di Bella mi scalda il cuore, provocando un
brivido che mi saetta lungo la schiena e si ferma nello stomaco.
«Non vedo come questo possa essere un problema. Potremmo
visitare il mondo insieme… o se non vuoi viaggiare… io potrei essere i tuoi
occhi…» propone con dolcezza facendosi più vicino. «Devi solo volerlo…»
La sua mano scivola lungo la mia guancia e sulla nuca.
Rimaniamo a guardarci per lunghi, interminabili momenti in cui, nel silenzio, sento
solo i nostri respiri. Le luci provenienti dalla città rendono il momento
estremamente magico e mi fanno desiderare solo di annullare la distanza che ci
separa. Sono settimane che sogno quelle labbra, che le immagino sulle mie, che
le desidero più di ogni altra cosa e ora, che Bella è qui davanti a me, che la
posso toccare e vedere, il desiderio è ancora più pressante. Se penso a com’ero
teso e nervoso all’idea del nostro incontro, dal fatto che potesse rimanere
delusa e non mi accettasse per quello che sono… che ero. E poi…
Bella mi prende il viso
tra le mani. Il suo respiro mi solletica il volto mentre mi perdo in quegli
occhi che mi stanno scavando nell’anima.
«Anche se, a volte,
non è con gli occhi che si provano le emozioni più belle.» sussurra,
avvicinandosi con una lentezza che mi fa attanagliare lo stomaco, ma che
ringrazio perché mi permette di gustare ogni singolo momento, fino a quando le
nostre labbra si uniscono. Dapprima è un bacio dolce e lento: ci assaggiamo,
timorosi di superare un confine pericoloso, ma man mano ci facciamo più
passionali. Faccio un passo avanti, premendomi contro di lei ed allacciandole
le braccia intorno alla vita. Schiude le labbra in un muto invito e la mia
lingua si intrufola a cercare la sua. Geme nella mia bocca in balìa delle stesse
emozioni, folli e bramose, che travolgono me. Mi spingo maggiormente contro di lei,
facendola indietreggiare fino al muro alle sue spalle. La desidero come non ho
mai desiderato nessun’altra donna, e sono attratto da lei in maniera irresistibile.
Le nostre mani vagano senza sosta sul corpo dell’altro, mentre ci baciamo con
una passione incontenibile.
Come un tempo, ogni inibizione e paura svaniscono e, preso dalla frenesia, le alzo la maglia con la voglia
irrefrenabile di sentirla, di toccarla ma, appena sfioro la sua pelle delicata
e fredda, il buonsenso si rimpadronisce di me e, anche se riluttante, mi
allontano leggermente, risistemandole la maglia.
«Perché?» chiede con lo sguardo pieno di passione e lussuria.
Appoggia le mani sulle mie spalle e mi tiene fermo con una forza che mi renderebbe
impossibile allontanarmi, se mai volessi farlo. Scuoto il capo per mantenere la
lucidità e ricordarmi che non sono il tipo d’uomo che si approfitta di una
donna che l’invita a bere una cioccolata calda.
«Non ti piace?» mi stuzzica, avvicinando nuovamente il suo
corpo al mio.
«Mi piace… eccome…» rispondo con la salivazione azzerata e
deglutendo a vuoto, mentre si stringe a me premendo sulla mia eccitazione.
«Sento che ti piace.» mormora maliziosa, «Non pensare… segui
l’istinto… amami…»
Senza lasciarle aggiungere altro, unisco nuovamente le nostre
labbra e spingo un ginocchio tra le sue gambe, inchiodandola col bacino alla
parete. Le sue mani scendono sui miei fianchi, infilandosi sotto la camicia e scivolando sul mio corpo. Il
contatto tra il freddo della sua pelle e la mia, bollente, mi fa rabbrividire e
perdere il lume della ragione. Afferro i lembi della sua maglia e gliela sfilo lasciandola
con un semplice reggiseno di pizzo rosso, in netto contrasto con la pelle
diafana.
Continuo a baciarla con sempre più foga, sfiorandole ogni
centimetro di pelle con le mani e con labbra. Bella prova a slacciarmi i bottoni
della camicia ma, dopo il primo, la strappa lasciandomi a torso nudo, poi mi
attira nuovamente a sé, come se potesse prendere ossigeno solo dalle mie labbra.
Le mie mani vagano ad accarezzare il suo corpo che pare di marmo tanto è freddo
e granitico, in folle contrasto con il mio.
Le bacio il collo scendendo senza urgenza verso i seni,
mentre le slaccio il gancetto sulla schiena. Con una mano posata sulla mia nuca
mi incita a proseguire il percorso, ma mi piace tenerla sulle spine, vedere e
sentire la voglia che ha di me e, sorridendo, faccio scivolare lentamente il suo
reggiseno a terra.
Dalla gola le sale un suono gutturale, un mugolio estremamente
sexy ed eccitante.
«Mi vuoi, Bella?» chiedo, giocando con le labbra a pochi
centimetri dal suo capezzolo.
«Oddio, sì Edward!» ringhia ed io stringo tra le labbra un
capezzolo assaporando i suoi gemiti.
Le sbottono i jeans con mani frementi, abbassandomi sulle
ginocchia per sfilarli insieme agli stivali. Le abbasso il perizoma in pizzo e appoggio
il viso sulla sua pancia, baciando e leccando l’ombelico. Passa le sue piccole mani
tra i miei capelli, afferrandone le ciocche tra le dita e mugolando al piacere
dei miei baci. Mi alzo in piedi e, continuando a baciare ogni singola parte del
suo collo, mi sfilo i jeans e premo il mio corpo nudo contro il suo, calda lava
contro freddo marmo. Le sollevo una gamba portandomela sopra al fianco mentre seguo
con lo sguardo la mia mano che accarezza la sua pelle perfetta. Mi appoggio
appena alla sua apertura, gemendo nel vedere i suoi umori che inumidiscono la
punta del mio sesso.
«Guardami, Edward.» ordina con voce sensuale prendendomi il
viso tra le mani. Obbedisco, perdendomi nuovamente in quegli splendidi occhi
così intensi e vivi da incendiarmi. La voglia di sentirla intorno a me mi fa
entrare in lei con una sola spinta che le strappa un gemito. La prendo per i
fianchi, bloccandola tra me e la parete, mentre spingo in lei con una frenesia
che non avevo mai provato. Gemendo, si aggrappa
a me stringendo le gambe attorno alla mia vita permettendomi di affondare
maggiormente in lei. Sento il piacere crescere ad ogni affondo e, mentre tutto il
suo corpo si tende per l’orgasmo, i muscoli del suo sesso stringono il mio
donandomi sensazioni indescrivibili. Allaccia lo sguardo al mio e mi osserva facendomi
andare a fuoco. Si prende il labbro inferiore tra i denti e gemo alla vista di
quel gesto sensuale. Aumento la velocità delle spinte mentre lei continua a trasmettermi
tutto ciò che prova attraverso lo sguardo. Alcune ciocche di capelli le
ricadono sul viso e le sposto perché voglio continuare a contemplare il suo
volto illuminato dal piacere che le sto donando. Stringe le mani sulle mie
spalle, e allarga la bocca gridando il mio nome mentre l’orgasmo la raggiunge.
Si accascia contro di me, il viso sulla mia spalla, le gambe
ancora a stringermi i fianchi e, mentre l’abbraccio stretta, cammino verso il
letto che sta alle mie spalle.
Sollevo le coperte e l’adagio
sulle lenzuola per poterla ammirare in tutta la sua bellezza. «Sei splendida.»
mormoro accarezzandole con l’indice il fianco e seguendo con lo sguardo la mia
mano. Arrivo al suo centro e lei muove il bacino invitandomi a proseguire. Le
sorrido ed entro in lei con il dito, ammirandolo mentre scompare nelle sue
pieghe. Mi sposto senza smettere il movimento e, con lentezza, le prendo le
caviglie e le appoggio alle mie spalle per poter contemplare il suo centro
lucido di piacere.
I suoi seni che si
alzano ed abbassano attirano il mio sguardo e mi danno il ritmo, mentre osservo
ogni singola parte del suo bellissimo corpo. Non ha nei, imperfezioni o cicatrici…
sembra irreale da quanto è perfetta.
«Ti prego… vieni per
me...» mormora con voce roca e spostandosi
per far uscire il mio dito da lei. Con un movimento veloce, quasi irreale, si
siede su di me e mi fa scivolare dentro di lei, poi si muove lentamente torturandomi
ed aumentando il mio desiderio di venire.
«Non ho i…»
«Non preoccuparti.» risponde
velocizzando il movimento e rendendomi impossibile resistere ulteriormente. Mi lascio andare al piacere e, sussurrando il suo
nome come una litania, riverso in lei il mio orgasmo. La stringo forte e chiudo
gli occhi, aggrappandomi a lei per la paura che scompaia, che questa splendida
giornata si riveli solo un bellissimo sogno. Sento il mio nome urlato dalle sue
labbra mentre il piacere la invade. Apro gli occhi per guardarla, ma vedo solo
il buio. Turbato, la stringo ancora più forte, come stringo gli occhi per paura
di ciò che potrei vedere, o non vedere, se li aprissi ancora. Ci accasciamo sul
letto, con il respiro mozzato, ancora tremanti per il piacere, anche se il mio
tremolio è amplificato dalla paura di aprire gli occhi.
La mano gelida e
delicata di Bella mi accarezza la guancia e risale fino alle palpebre, seguita
da un bacio.
«Apri gli occhi, Edward.»
sussurra continuando ad accarezzarmi il viso.
Con timore, li apro
lentamente e sorrido nel poter sprofondare ancora nei suoi occhi. Faccio appena
in tempo a rendermi conto che, ora, sono neri come due pozze di onice fuso, che
lei abbassa la testa, sussurrando «Mi dispiace.».
La guardo sgomento: si
è forse pentita per ciò che c’è stato tra di noi? Non posso essere stato
l’unico a provare emozioni così intense!
«Non sono pentita per il
sesso stratosferico.» sorride, ma è un sorriso amaro, triste. Mi accarezza i
capelli, gli occhi nei miei, per farmi capire che non sta mentendo. «Mi
dispiace aver perso il contatto… facendoti tornare nel buio, anche se per
poco.»
A quelle parole mi
irrigidisco e deglutisco cercando di mettere a fuoco il loro significato. Mi siedo
sul letto, seguito subito da lei, e mi stropiccio il volto cercando di
convincermi che non ha detto ciò ho sentito.
«Conosco il tuo
segreto.» mormora così piano che per un momento credo di essermelo immaginato.
«So della malattia che ti ha colpito e delle sue tremende conseguenze.» parla
dolcemente, mettendosi di fronte per guardarmi negli occhi. Mi prende una mano
tra le sue, ma io la ritraggo sconvolto, con mille pensieri e mille domande che
mi vorticano nella testa.
«Sono mesi che ti
osservo al parco e ho visto il modo in cui tieni lontane le persone. Mi faceva
così rabbia vederti sempre solo, chiuso nel tuo mondo buio, in cui non
permettevi a nessuno di entrare per paura che lo facesse solo per pietà nei
tuoi confronti.»
«Perché…» sussurro confuso
e con gli occhi che pizzicano.
«Non sapevo come fare.
La voglia di avvicinarti e conoscerti era tantissima, ma il tuo essere così
schivo con le persone e…» sospira come per prendere coraggio «…e quello che
sono, mi hanno spinta ad avvicinarmi a te con quella telefonata.»
«Cosa significa
“quello che sono”?»
Lo sguardo di Bella si
fa triste e una strana inquietudine mi fa rabbrividire.
«Quindi non hai
sbagliato numero.» mormoro nell’esatto momento in cui Bella apre la bocca per
rispondere alla mia domanda. Non sono sicuro di essere pronto per sentire la
sua risposta, non ora.
Nega con il capo e
sorride, mentre mi accarezza dolcemente. «Era l’unico modo per non farmi
allontanare da te ancor prima di conoscerti.»
Un brivido di inquietudine
mi attraversa nuovamente il corpo: Bella sa.
Bella sapeva tutto ancor prima che ci conoscessimo, mi ha osservato di nascosto
e per tutto questo tempo ha saputo che…
«Ma se tu… se tu sai
che io…» provo a formulare la frase ma non ci riesco, è ancora difficile per
me, anche dopo tutti questi anni, dire quella parola.
Lei annuisce e mi
sorride accarezzandomi con il pollice la guancia.
«Volevo regalarti un po’
di magia del Natale.» mormora.
«Quindi sei stata tu a
permettermi di vedere ancora?» chiedo.
«Sì.» sussurra. Si fa più vicina e mi abbraccia appoggiando
il viso sulla mia spalla «La mia vita senza di te è stata come un infinito
buio, e conoscerti è stato l’equivalente di vedere di nuovo. Anche se nel mio
caso si tratta solo di una metafora, volevo farti dono della luce e regalarti
qualche ora in cui tu potessi assaporare nuovamente i colori e tutto quello che
non hai potuto vedere per così lungo tempo.»
«Ma com’è possibile?»
chiedo sconvolto e incredulo.
«Non sei l’unico ad
avere dei segreti…» mi bacia sulla fronte, «…e il
tuo non è nemmeno paragonabile al mio. Ma non devi aver paura di me, non ti
farei mai del male.»
Mi ritrovo a sorridere
pensando che è impossibile aver paura di Bella, una creatura così dolce,
aggraziata e minuta, «Mi hai ridato la vista, non puoi essere un essere malvagio.
Come potrei avere paura di te?»
«Non sono ciò che
sembro, Edward. Non sono quello che credi.» appoggia il palmo aperto sulla mia
guancia facendomi rabbrividire.
«Angelo? Vuoi dire che
non sei un angelo?»
Bella scuote la testa
guardandomi con l’espressione triste e un sorriso amaro ad incresparle le
labbra. «No.»
«Allora cosa sei?»
Di nuovo un senso di
tranquillità e pace, come al parco, mi invade scacciando con prepotenza
un’altra sensazione che mi stava nascendo nel petto.
«Sono un vampiro.»
«Vampiro? Ma i
vampiri…» incapace di andare avanti interrompo la frase, cercando sul suo volto
un segno che dimostri la sua menzogna, mentre la sensazione di pace viene
sopraffatta dall’incredulità.
«Non esistono? È
questo che stavi per dire?»
Annuisco, guardandola
sconvolto.
«Perché è possibile
recuperare la vista da un momento all’altro, quando tutti i medici da cui sei
stato ti hanno detto che non sarebbe mai successo?»
Faccio segno di no con
la testa. «Come hai fatto a guarirmi?»
«Non ti ho guarito,
non sono in grado di far sparire malattie così gravi e i danni che hanno
provocato. Il tuo recupero è solo momentaneo. Mi richiede un dispendio di
energie enorme, devo essere concentrata e devo esserti vicino per riuscirci. Ecco
perché prima, per un momento, sei tornato cieco: perché mi sono lasciata
distrarre da quello che stavamo facendo e non sono riuscita a mantenere un
contatto mentale. L’effetto sta finendo lo stesso, perché avrei bisogno di
nutrirmi per mantenerlo ancora.»
«Nutrirti? È per
questo che mi hai portato qui? Per… nutrirti di me?»
«No!» Mi guarda
intensamente negli occhi, offesa dalla mia affermazione.
Continuando a
osservarmi si tira un po’ indietro, il suo sguardo si addolcisce, «La porta è aperta,
puoi andartene quando vuoi. Se non vorrai più vedermi, lo capirò.»
Non voglio andarmene.
Non ci penso proprio. Le credo e, non so come, so che non mi farà del male. Le
accarezzo il viso, «I tuoi occhi ora sono neri.»
«Lo so, è perché sto consumando le mie energie.» per permetterti di vedere.
Non lo dice
chiaramente, ma è sottinteso. Non so cosa significhi per lei fare questo, ma dall’espressione
sul suo volto sembra che stia provando dolore.
«Bella, smetti di
farlo!»
«Fare cosa?»
«Qualsiasi cosa tu
stia facendo per permettermi di vedere. Tanto è questione di poco, e non voglio
che ti affatichi.»
Mi guarda
attentamente, come se si stesse chiedendo se davvero le abbia chiesto di tornare
nel buio per non stancarla.
«Prima al parco ho…» scuote
il capo e fa un sospiro «… non ti ho ridato solo la vista, ma ho anche bloccato
le tue emozioni… posso solo immaginare quanto fosse eccitante poter rivedere
dopo tanti anni di buio… e sono stata egoista…» fa per allontanarsi, ma la
trattengo per un braccio chiedendole di spiegarsi meglio.
«Ho sopito le tue
emozioni per poter vivere con te questo giorno speciale senza essere messa in
secondo piano. Volevo che la felicità di vedere di nuovo non oscurasse il
nostro primo incontro. Scusami!» esclama coprendosi il volto.
Riflettendo sulle
emozioni che ho provato in questa strana giornata mi rendo conto che, quelle
per aver ritrovato la vista, sembrano effettivamente offuscate.
«Hai manipolato tutte
le mie emozioni?»
Bella scuote il capo. «Mi
sono concentrata solo su alcune… volevo che vivessi un giorno speciale, ma non
ho manipolato le emozioni che hai provato per me… con me…»
«Ti prego… smettila…
io… io voglio...» all’improvviso ogni emozione ritorna prepotentemente viva
dentro di me e la voglia di saltare di gioia e urlare al mondo che ci vedo, si
libera con violenza.
«Lasciati andare.» sussurra.
Come ubbidendo a un
ordine, inizio a saltellare e urlare al mondo la mia felicità e a piangere
guardando ogni singolo pulviscolo che mi si para davanti finché, esausto, mi lascio
cadere a terra mormorando come una litania «Ci vedo.».
«Scusami, sono stata un
mostro.» sussurra Bella sedendosi accanto a me.
«No!» esclamo mettendomi
in ginocchio davanti a lei. «Tu sei un angelo!» Le prendo il viso tra le mani,
riempiendolo di baci.
«Ho preferito la mia
felicità alla tua.» mormora allontanando le mie mani.
«Le emozioni che hai
sopito non erano solo quelle verso la vista ritrovata, ma anche verso di te…
adesso…» ci penso cercando ogni minima sfaccettatura di tutte le emozioni che
provo, «…ho paura di te.»
Bella fa per allontanarsi
ma, sorridendo, la trattengo, «Sei un vampiro… un essere della notte, ed io un
semplice umano… sarebbe da sciocchi non provare timore, ma sono anche…» ci
penso e, sicuro, continuo «curioso di conoscerti meglio, di sapere tutto di te
e dirti tutto di me… adesso tra noi non ci sono più segreti.» Le sorrido felice
e continuo, «E poi...»
Appoggio le mani sul
suo viso, così freddo e bellissimo e, continuando a smarrirmi in quel mare d’ossidiana,
accarezzo le sue labbra con le mie, «Ti amo, Bella. Non so come sia possibile
che mi sia innamorato di te attraverso delle semplici telefonate e per aver
passato insieme solo queste poche ore, ma sono sicuro di quello che provo. Ti
chiedo solo di non usare più i tuoi poteri con me… voglio provare appieno tutte
le emozioni, sia positive che negative, e non mi importa di ritornare nel buio
se so che mi starai accanto. Grazie di questo meraviglioso regalo che mi hai
fatto. Non mi dimenticherò mai del tuo viso e di questo Natale.» Riprendo a
baciarla, dapprima con dolcezza, ma lasciandomi subito travolgere dalla
passione e dal desiderio. Bella risponde al bacio, sdraiandosi sulla schiena e
tirandomi giù con lei.
Affondo le mani nei
suoi capelli, morbida seta, e appoggio la fronte alla sua, «Sei l’unica persona
con cui sono riuscito ad aprirmi dopo la malattia, l’unica con cui mi sono
sentito davvero me stesso. Hai voluto conoscermi anche se sapevi che non ero…
completo.»
Lei scuote la testa, «Tu
me lo hai permesso e poi… sei diverso da chiunque altro io abbia conosciuto…
hai molto da donare, anche se ti sei rinchiuso dietro alle tue paure. Sei un uomo
bellissimo, il tuo sorriso illumina le giornate più buie,» mi accarezza le labbra,
«hai un cuore grande,» scivola con le mani sul mio petto fermandosi sul cuore «e
una mente brillante» sussurra baciandomi la tempia. «Mi sono innamorata di te
dal primo momento che ti ho visto…» appoggia la testa nell’incavo del mio collo
e mi stringe a sé.
Rimaniamo in silenzio
per minuti o forse ore. Ripenso a questa magica giornata, gustandomi le carezze
di Bella mentre il buio torna lentamente intorno a me.
«Ti amo, Bella.»
«Ti amo anch’io, Edward.»
«Dici davvero?» mi
sembra impossibile che una creatura come lei possa essere davvero innamorata di
me.
«Sì. Dopo anni di
solitudine in cui sopravvivevo nell’attesa di non so bene cosa… ho ritrovato la
voglia di vivere dal momento in cui ti ho incontrato al parco mesi fa…» Affonda
il viso sulla mia spalla come se fosse imbarazzata, ed io sorrido.
«Perché mi hai detto
cosa sei?» spezzo il silenzio inspirando il suo profumo e stringendola a me.
«Perché è giusto che
tu sappia.»
«Potrei dirlo a
qualcuno.» la provoco, ma lei mi risponde soffiandomi sul collo una risata
trattenuta.
«A chi stai pensando di
dirlo?» chiede, lasciando una scia di baci sul mio volto.
«A nessuno.» mi
affretto a rispondere «Non mi interessa quello che sei e vorrei che tu
rimanessi sempre con me.»
La sento allontanarsi,
la cerco nel buio voltandomi verso di lei e allungando le braccia.
«Edward, c’è una cosa
che non ti ho detto.»
«Cosa?» le chiedo
mettendomi seduto.
«Ci sarebbe un modo
per tornare a vedere… Per sempre.»
Il mio cuore salta un
battito, non so se quello che mi sta per dire mi piacerà. «E qual è?»
«Il prezzo per
ritornare a vedere è altissimo: non potresti più godere del calore del sole o
dell'affetto dei tuoi cari.»
«Io sono solo, Bella.
E non mi interessa il sole… se ho te accanto.»
Fa un profondo
respiro. Si avvicina e mi accarezza il viso. Metto la mano sopra la sua, e la
stringo. Non voglio che si allontani di nuovo, voglio mantenere il contatto. «Edward,
l’unico modo che conosco per donarti la vista in modo permanente… è farti
diventare come me.»
Tutto ciò che sto
vivendo sembra un sogno… o un incubo, non so decidere. Dopo anni di tenebre e
di solitudine, ho di fronte a me l’unica donna che sia mai riuscita a
sciogliere il ghiaccio che avevo creato intorno al mio cuore con l’illusione di
non soffrire. Ma è un vampiro, un mostro… o almeno così dice di essere…
«Un immortale… come
te?»
Bella annuisce, «Se
vorrai, io ti starò accanto. Ma non decidere di farlo solo per paura dell’oscurità,
perché è più buia una vita di pentimenti che una vita senza colori.»
«Il motivo per cui
accetto è di poter stare con te e averti sempre accanto.»
«Ti amo.» mormora con
la voce spezzata, abbracciandomi.
«Anch’io. Ti prego
Bella, rimani con me. Non andartene.» la stringo forte, anche se sono
consapevole che la mia forza è misera in confronto alla sua.
«Non vado da nessuna
parte… e se vorrai rimarrò per sempre.» sussurra salendo a cavalcioni su di me e
facendomi sdraiare. «Sei sicuro di voler diventare un mostro?»
Ritorno a vedere la
luce e i colori e, come per incanto, il viso dolce e delicato di Bella sorride,
mentre mi guarda con tristezza. Le
prendo il viso tra le mani, «Dio, come sei bella.» sussurro.
«Ti ho chiesto se sei
sicuro di voler diventare un mostro.» ripete seria, trafiggendomi con lo
sguardo.
Annuisco, «Sono sicuro
di voler stare con te per sempre.» rispondo cercando di trasmetterle tutta la
mia sicurezza attraverso lo sguardo.
Bella mi sorride e si
avvicina lentamente, in modo sensuale, riaccendendo in me la passione.
«È una scelta
irreversibile…» mormora sulle mie labbra bloccandomi tra lei e il letto.
«Come ciò che provo
per te…» le poso una mano sulla nuca per diminuire la distanza tra noi. Ci
baciamo con sempre più passione mentre il buio mi avvolge nuovamente.
Le sensazioni sono
amplificate e devo concentrarmi al massimo per non esplodere come un ragazzino
alla prima esperienza.
Con un colpo di reni
ribalto le posizioni e le sorrido mentre con il corpo la sovrasto
completamente.
Le accarezzo i capelli
e faccio scivolare le dita per tutta la lunghezza di una ciocca setosa, portandomela
al viso per inspirare il suo profumo di fresia.
Sposto la mano sul suo
viso levigato e, con la punta delle dita, lo accarezzo lentamente, per imprimermelo
nella memoria. Risalgo le guance fino alla fronte e ridiscendo sfiorandole il
profilo del naso, dritto e piccolo, continuando fino alle labbra, carnose e
morbide. Con il pollice seguo il contorno della sua bocca e rabbrividisco
quando lo prende in bocca succhiandolo e giocandoci con la lingua. Continuo il
percorso con le labbra: le bacio il collo e, quando lei mi morde il dito, glielo
mordo piano. La sento muoversi sotto di me, impaziente, ma io continuo la mia
esplorazione nell’unico modo di “vedere” che ho usato per anni.
Le bacio la spalla e
mi inebrio del suo profumo delicato mentre ridiscendo per tutta la lunghezza
del braccio. Poggio le labbra su ogni dito affusolato, giocando con i denti con
l’anello che porta al pollice.
Apre le labbra e mi
lascia sfilare il dito, così scendo anche con l’altra mano, passando per il
centro del petto ed avvicinandomi con il viso al suo seno. I capezzoli sono
turgidi e mi perdo a leccarli e succhiarli, mentre ascolto estasiato i suoi
gemiti soffocati. Con le mani mi graffia la schiena mentre muove il bacino in
un esplicito invito a continuare la discesa, allora le infilo la lingua nell’ombelico
piccolo e perfetto, mentre con le dita cerco il suo centro bagnato.
Infilo un dito dentro
di lei e fremo nel sentirla pronta per me. Con la lingua assaporo la pelle fino
al suo centro pulsante e, leccandola, entro in lei assaporando il suo nettare
dolce e delizioso.
Bella ripete il mio
nome come una litania mentre infila le mani
tra i miei capelli. I suoi muscoli si contraggono ed io decido di farla attendere
ancora un po’, ricominciando la discesa e baciandole l’interno coscia fino alle
caviglie, mentre con il pollice continuo a stuzzicarle il clitoride.
«Ti prego, Edward…»
ringhia con un tono gutturale mentre, con una mano, afferra la mia eccitazione
e la massaggia con maestria. Resto immobile ad assaporare le sensazioni che mi
invadono mentre mi fa assaporare il Paradiso.
Quando sento che sto
per venire sposto la sua mano e mi corico su di lei, annusando il suo profumo.
«Mi vuoi con te per
sempre?» chiedo, accarezzando il suo ingresso con la punta del mio membro.
La sento mugolare e
sorrido.
«Devi usare la voce.»
la stuzzico.
«Sì, Edward.» risponde
muovendosi sotto di me «Ti voglio… adesso… e per sempre.»
E con un solo affondo
entro in lei gustando il gemito di piacere che le esce dalle labbra insieme al
mio nome.
Ci amiamo donandoci
completamente e utilizzo tutti i sensi per sopperire alla mancanza della vista
e poter assaporare al meglio ogni momento. Ci rigiriamo nel letto giocando l’uno
con l’altro e godendo come mai avevo fatto prima.
Quando è sopra di me sussurra,
leccandomi l’orecchio: «Sei pronto per diventare un immortale?»
Annuisco in preda al
piacere e, subito dopo, sento un dolore lancinante che, partendo dal collo, si propaga
in tutto il corpo come fuoco liquido.
«Non lasciarmi…»
riesco a dire tra i denti stretti.
«Sono qui…» sento la
sua voce lontana, mentre il buio più intenso mi avvolge insieme alle fiamme che
invadono ogni singolo centimetro del corpo.
***
«È qui che tutto è
iniziato.» esclama Bella guardando la panchina del parco che per anni mi ha
visto solo e triste.
«E tu dov’eri?» chiedo,
posandole un braccio sulla spalla e baciandole la tempia.
«Lì… a pochi centimetri
da te.» risponde indicando la panchina di fronte alla mia.
La guardo stupito e
lei sorride.
«Volevo venire a
parlarti, ma dopo aver visto quanto eri scorbutico con chi ti rivolgeva la
parola,» scuote il capo scoppiando a ridere, «ho preferito usare il telefono.»
«E chi ti ha detto che
al telefono sarei stato più gentile?» chiedo stringendola a me e iniziando a
farle il solletico.
«Alice!» risponde allegra,
dandomi una spinta per allontanarmi e correre verso la panchina.
«Grazie, Bella.»
esclamo dopo averla raggiunta.
«Per cosa?»
«Per essere entrata
nella mia vita… è stato il regalo di Natale più bello che potessi mai
ricevere.» la prendo tra le braccia perdendomi nei suoi occhi dorati e pieni d’amore.
«Il mio regalo per
quel Natale era donarti la vista!» risponde mettendo il broncio.
«Cosa me ne farei
della vista se non ti avessi al mio fianco?»
«Sei il solito
adulatore.» scherza, abbassando il viso imbarazzata e dandomi un buffetto sulla
spalla.
«Davvero, Bella,» appoggio
l’indice sotto il suo mento, alzandole il viso per poterla guardare negli
occhi, «quel giorno avrei accettato di diventare come te anche se non avessi
più avuto la vista… non ho scelto tra il buio e i colori, ma ho scelto tra una vita
con o senza te…»
«E hai fatto la scelta
giusta!» risponde tirandomi a sé e baciandomi con passione, incurante delle
persone che abbiamo attorno.
Non so se ringraziare
Babbo Natale, Gesù bambino o chi per esso… ma ogni giorno ringrazio chiunque si
occupi dei miracoli di Natale per avermi regalato Bella!
FINE

Storia molto bella, romanticissima. Una volta tanto è Bella la vampira salvifica! Sei stata molto brava a disseminare di indizi il proseguire della storia, lasciando capire qua e là che qualcosa non quadrava ma lasciando la suspense. Grazie!
RispondiEliminaPur mantenendo il tema originario dei vampiri, hai creato storia insolita e romantica.Brava. Paola Pellegrini.
RispondiEliminaMi sono innamorata di questa shot, per ora non riesco a leggere altro...Complimenti
RispondiEliminaWow!! Scritta molto bene, a parte qualche ripetizione, e piena di sentimento. Mi è venuto subito in mente che Edward fosse un non vedente per la cura che hai messo nel descrivere ciò che lo circondava, sopratutto la luce e i colori... e il fatto che allungasse le mani per rendersi conto di che materiale fosse un oggetto. Loro vedono attraverso il tatto e lui lo fa con delicatezza nonostante ora sia in grado di vedere.
RispondiEliminaBrava. Mi è piaciuta moltissimo... anche l'originalità che vede Bella come la vampira che salverà Edward dal dolore dell'anima oltre che a quello fisico.
Grazie per questa storia...
Mi piace questa storia! Natalizia, con indizi seminati un pò ovunque e sorpresa finale! Brava!
RispondiEliminaciaoo
RispondiEliminaBellissima storia diversa e molto sorprendete poiché non avevo minimamente capito che Edward era ceco.
Mi è piaciuto il fatto che fosse Bella la vampira e che storia sia stata incentrata tra loro due senza family.
E superfigo il potere di Bella e il suo altruismo.
bravissima :)
Si comincia benissimo! All'inizio ero un po' persa, avevo immaginato ci fosse qualcosa da scoprire, ma è pur vero che mi aspettavo una storia anche nonsense, il che ci sta essendo una one-shot; tutte le descrizioni nella prima metà della storia mi sembravano troppe, come se davvero Edward fosse stato più interessato a quel che vedeva intorno a se più che alla ragazza che tanto aveva desiderato di incontrare. Persino Bella mi sembrava troppo avanti nel comportamento e nie modi con lui. Invece... è giusto così! Sei stata brava poi a ricondurre il tutto nella spiegazione che poi avverrà. :)
RispondiEliminaStoria molto romantica, dolce e ben articolata. Bell'idea, mi è piaciuta!
Oh! Per un attimo avevo pensato al tumore mortale e te volevo ammazzà! hahahaahahahahahah! E invece tutto è spiegabile e non troppo drammatico e di questo ti ringrazio profusamente!
Grazie di aver partecipato e aspettato per la pubblicazione <3
-Sparv-
Bellissima storia, mi piace che bella salvi eddy, dalla sua malattia, lei è l'unica che può farlo adesso anche lui potrà vedere. Un bacione alla scrittrice Giovanna Sieni
RispondiEliminaMi è piaciuta tantissimo e concordo pienamente con quanto scritto dalla Laura / Sparvy
RispondiEliminaChe bella storia romantica!!! è scritta in modo molto delicato e coinvolgente e mi è piaciuta l'idea di Bella vampiro che salva Edward!!! Bravissima.
RispondiEliminaAleuname.
1 punto.
EliminaAleuname.
Storia molto dolce e originale a suo modo. Mi ha molto colpito la sensibilità dei due protagonisti che si sono donati a vicenda una nuovo modo di vedere e vivere la vita. Complimenti, brava all'autrice.
RispondiElimina3 punti
RispondiEliminaTe lo do io il cuore grande! Qui mi sa tanto che Edward aveva altro di molto grande! Comunque, reprimendo la libido, passiamo alle considerazioni di carattere più serio.
RispondiEliminaInteressante il tema della disabilità visiva e della tentazione che induce, in chi ne è vittima, ad isolarsi per molte ragioni. Un mondo che non vedi è un mondo che fa paura perchè nasconde ostacoli infiniti e imprevedibili. La riduzione di autonomia può minare l’autostima ed Edward in effetti si percepisce come non “completo” e quindi come non meritevole di interesse ed attenzione. Anche se non sappiamo che cosa faccia per vivere e che cosa gli abbia procurato la cecità, intuiamo che la sua reazione alla disabilità è stata il rifiuto di quanti lo circondavano per la paura di suscitare in loro solo pietà. Bella dimostra sensibilità e inventiva nel scegliere di comunicare via telefono. Dovendo rapportarsi ad una voce incorporea, Edward si sente libero di esprimere emozioni e sentimenti, non si sente giudicato e può permettersi di sognare come farebbe chiunque altro.
Questa storia, a mio avviso, sarebbe stata perfetta anche se Bella non fosse stata un vampiro con poteri taumaturgici perchè si può vedere con il cuore, con la testa, con l’immaginazione e perfino con la volontà. Bella restituisce ad Edward la voglia di scoprire il mondo che lo circonda, la voglia di vivere, di sentire palpitare il proprio cuore. Per amare una persona non hai bisogno di vederla, ti basta conoscerla.
Complimentissimi, una storia veramente bella e romanticissima il che con me ci prendi in pieno.
RispondiEliminaMi piace come hai disseminato gli indizi della cecità di Edward e dell'essere vampiro di Bella, veramente brava e di nuovo i miei complimenti.
Grazie.
IB
Una bella storia tenera e romantica. Mi è piaciuta tanto. Anche quando all'inizio sei stata vaga e un po' dispersiva perchè poi tutto ha avuto il suo giusto senso.
RispondiEliminaBella. Grazie
Voto 1
RispondiElimina2 punti. Grazie!
RispondiEliminaQuesto commento è stato eliminato dall'autore.
RispondiElimina3 punti
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